Archiviata la parentesi olimpica di Milano-Cortina, l’Italia può dunque dedicarsi all’evento che, più di qualsiasi incontro di curling, unisce tutti noi, o quasi: il Festival. Dopo le polemiche d’ordinanza, l’autosospensione di Andrea Pucci, le voci (poi smentite) sulla presenza della premier Giorgia Meloni all’Ariston, un Carlo Conti meno frettoloso, rispetto all’anno scorso, ha ufficialmente dato il via alla settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Di conseguenza, noi siamo qui, con le nostre pagelle della prima serata di Sanremo 2026.
Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: Ditonellapiaga rompe il ghiaccio, Michele Bravi scioglie i cuori
Ditonellapiaga-Che fastidio!: Margherita apre le danze con un pezzo veloce, velocissimo, quasi troppo. Il filo conduttore, com’è facilmente intuibile, è l’insofferenza, ed è impossibile non empatizzare con il testo. Al verso “Il sogno americano (che fastidio!)” c’è da alzarsi in piedi a battere le mani, sperando che Trump non faccia della Riviera Ligure la nuova Groenlandia, per ripicca. Nuntereggae più 2.0. Voto 7.
Michele Bravi-Prima o poi: Michele arriva sul palco con una delicatezza tutta sua e, con quel timbro vellutato, riesce sempre a portarci nel suo mondo. La canzone parla del saper accettare il fallimento, la tristezza, e tutte quelle emozioni che, nella società della performance, non sono viste di buon occhio; una rivoluzione gentile, proprio come lui. Bravi(ssimo). Voto 8.
Sayf-Tu mi piaci tanto: la prima sorpresa del Festival. Il ritmo c’è, la cazzimma pure. Nelle poltronissime dell’Ariston qualche testa si muove addirittura a tempo; e dire che, normalmente, la differenza con i palloncini del 2021 è impercettibile. Da tenere d’occhio nel corso della settimana. Tu ci piaci (tanto). Voto 7,5.
Mara Sattei-Le cose che non sai di me: Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia e Mara Sattei, o Sara Mattei, ha una potenza vocale innegabile. Il brano, però, manca un po’ di carattere. E dire che ne avrebbe da vendere. Lei, in ogni caso, è in brodo di giuggiole: è bellissima, bravissima, ha appena pubblicato un album e a breve convolerà a nozze. Ma che je frega di Sanremo. Voto 6,5.
Dargen D’Amico-AI AI: dal buon Dargen ci aspettiamo sempre tanto, in termini di ironia pungente. Questa volta, ci sembra che il pungiglione sia leggermente meno affilato del solito. Lui, però, con il suo atteggiamento scanzonato e le rime mai banali, merita sempre un secondo ascolto. Fottitene e balla. Voto 7.
Arisa e Patty pravo dive assolute, il cambiamento di Elettra Lamborghini
Arisa-Magica favola: Arisa ha un solo problema: non crede in se stessa quanto dovrebbe. Se noi avessimo la sua voce, leggeremmo cantando anche il bugiardino dell’aspirina, i cartelli stradali e le multe; lei, invece, non sembra mai essere realmente consapevole del proprio dono. Il pezzo non ha la portata emotiva di La Notte (il suo mancato trionfo in quel Festival fu un furto più scioccante di quello al Louvre), ma lei è così brava che facciamo volentieri finta di niente. Magica, magica Ari. Voto 7.
Luchè-Labirinto: due anni fa, il quartetto formato da Gigi D’Alessio, Luché, Gué e Geolier aveva sbaragliato la serata delle cover, vincendo a mani basse. Rimasto da solo, il rapper partenopeo non riesce a tenere il palco dell’Ariston e si perde più volte nel corso della performance. C’è molto su cui lavorare, ma siamo ancora alla prima sera, il margine di miglioramento c’è. Labirinto(senza uscita?). Voto 5.
Tommaso Paradiso-I romantici: Tommaso fa Tommaso, giocando in casa con il sound anni Ottanta che caratterizza la sua discografia. Questa volta, però, la componente cantautorale prevale sull’indie pop; sarà che il brano, dedicato a sua figlia, è particolarmente sentito e personale. Bella de papà. Voto 7.
Elettra Lamborghini-Voilà: Elettra, Elettra Lamborghini è sempre un vulcano di energia, ed è impossibile tenere a bada il piedino sul ritornello. Rispetto alla sua precedente esperienza sanremese, il miglioramento dal punto di vista vocale è piuttosto evidente. La sua non sarà la voce più bella dell’edizione ma, dove non arriva il bel canto, arriva la sua travolgente simpatia. Elettra (e il resto scompare). Voto 7.
Patty Pravo-Opera: il fatto che la signora Nicoletta Strambelli non abbia mai vinto un Festival di Sanremo dovrebbe far tremare le fondamenta dell’Ariston, eppure siamo ancora qui. Altamente improbabile che l’agognata vittoria arrivi quest’anno, ma alla Ragazza del Piper basta un movimento accennato con la mano e una nota bassa per riempire la scena. La canzone non è un capolavoro, ma lei rimane inarrivabile. Opera (d’arte). Voto 7.5.
Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: Fulminacci potenziale vincitore, la “nuova” Levante stupisce
Samurai Jay-Ossessione: se il Festival si svolgesse a luglio, questo brano diventerebbe immediatamente una hit estiva, di quelle che si ascoltano negli stabilimenti balneari. Sul palco dell’Ariston, però, almeno al primo ascolto, suona un po’ fuori posto. La strada verso la finale, però, è ancora lunga, e le opinioni possono cambiare. Una cosa, però, va detta: ma quanto ci sarebbe stato bene un duetto con Ana Mena? Occasione mancata. Voto 6.
Raf-Ora: di quegli anni Ottanta, con il famoso senno di poi, è rimasto davvero ben poco e, ora che anche Stranger Things è giunto al termine, gli Eighties sembrano di nuovo lontanissimi. Il ragazzo Raf è cresciuto e, per il suo ritorno a Sanremo, ha scelto di proporre una canzone scritta con suo figlio. Forse saremo troppo sentimentali, o forse la palpebra inizia a calare, rendendoci meno lucidi, ma queste collaborazioni in famiglia ci sciolgono. Tatone. Voto 6,5.
J-Ax-Italia Starter Pack: un po’ Per qualche dollaro in più, un po’ Django, un po’ San Patrizio. J-Ax si allontana dal suo solito sound per strizzare l’occhio all’Irlanda e al vecchio West, con un risultato decisamente sui generis, ma che funziona, grazie anche ai ballerini. Ci aspettavamo una versione 2.0 de L’italiano medio, ma quella vecchia volpe di Alessandro Aleotti sa sempre come sorprenderci. Yee-haw! Voto 7.
Fulminacci-Stupida sfortuna: alzi la mano chi, nei momenti di tristezza, non va a rivedersi l’esibizione di Fulminacci e Valerio Lundini a Sanremo 2021, per risollevarsi un po’. Il cantautore romano torna sul palco più ambito d’Italia un po’ meno naïf e un po’ più consapevole, ma senza spocchia. Il suo pezzo è molto bello e lui è molto bravo, che volete di più? FulminaTI. Voto 8,5.
Levante-Sei tu: è una Levante decisamente più intima e romantica quella in gara a Sanremo 2026. Claudia ha dalla sua un volto estremamente espressivo e, in questo brano, anche la sua voce è davvero potente. Forse non vincerà, ma la cantautrice siculo-torinese ha saputo reinventarsi, e questa veste più classica e raffinata ci piace parecchio. Chapeau. Voto 8.
Tutta l’emozione di Serena Brancale, l’eleganza di Malika Ayane
Fedez & Marco Masini-Male necessario: per il secondo anno di fila, Marco Masini si trova a fare da spalla a Fedez e alle sue vicissitudini amorose. Federico si autocita, parla d’amore, lo maledice e si maledice, rischiando di mettere in ombra il suo compagno d’avventura. La “canna” del cantautore fiorentino, però, non delude e, nel ritornello, la situazione si ribalta. Il feeling sul palco c’è, ma non troppo; vedremo nelle prossime serate. La strana coppia. Voto 6,5.
Ermal Meta-Stella stellina: in un Sanremo dominato dall’Amore, declinato in ogni sfaccettatura, Meta trova il coraggio di accantonare gli occhiali rosa e inforcare quelli del realismo. La sua canzone parla della Palestina e della sua gente, vittima di quel crimine internazionale il cui nome inizia per G e finisce per enocidio, ma che molti sono refrattari a pronunciare. Ghali ha camminato affinché Ermal potesse correre. Voto 7.
Serena Brancale-Qui con me: lo scorso anno Serena aveva spettinato tutti con la danzereccia Anema e core. A Sanremo 2026, invece, la cantautrice barese è arrivata con un chiaro intento: verificare quanto il nostro mascara sia effettivamente waterproof. La canzone, dedicata alla mamma, tocca delle corde molto profonde, e le consente di sfoggiare le mille sfumature della sua estensione vocale. Un pugno nello stomaco, ma di quelli belli. Voto 9.
Nayt-Prima che: Immaginate di salire sul palco dell’Ariston dopo che Serena Brancale ha fatto piangere mezza Liguria e buona parte del pubblico a casa (quello ancora sveglio, quantomeno). La scaletta, come la vita, è una questione di fortuna, e la Dea bendata non sembra aver ben messo a fuoco Nayt. Lui, però, tiene botta, e porta a casa un risultato abbastanza soddisfacente. Time is a b*tch. Voto 6,5.
Malika Ayane-Animali notturni: il titolo del brano rimanda all’omonimo film di Tom Ford, a sua volta ispirato al romanzo di Austin Wright Tony & Susan. La base musicale, però, ricorda molto Figli delle Stelle e Battisti. Malika, come sempre, è pura classe. La canzone potrebbe aspirare a un buon piazzamento: in caso contrario, l’orchestra dell’Ariston ha già pronte decine di risme di spartiti da far volare. Animale da palcoscenico. Voto 8.
Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: problemi tecnici per Tredici Pietro, il trionfo di Sal Da Vinci
Eddie Brock-Avvoltoi: a Eddie dev’essere piaciuta davvero tanto Balorda nostalgia, la canzone vincitrice dello scorso Sanremo, al punto di voler riproporla nella sua versione. Il brano, in sé, è piacevole, e nella versione radiofonica funzionerà sicuramente meglio. Dal vivo, però, c’è più di una sbavatura, sulla quale è tassativo intervenire. Da Genova a Roma è un attimo. Voto 6.
Sal Da Vinci- Per sempre sì: l’applauso del pubblico dell’Ariston al termine della sua esibizione ha fatto registrare un’attività sismica anomala che ha interessato tutta la Liguria e parte della Toscana. Il cantante partenopeo è neomelodico q.b., e per le strade di Napoli e dintorni le note di Per sempre sì hanno già iniziato a risuonare. Che vi piaccia o no. Per onestà intellettuale, comunque, occorre scriverlo: Sal Da Vinci sa cantare, e bene. Medaglia (quasi) sicura. Voto 6.
Enrico Nigiotti-Ogni volta che non so volare: a meno di venti minuti dall’una, l’unico volo che tutti vorremmo fare è sul cuscino del nostro letto, ma vale sempre la pena fermarsi ad ascoltare Nigiotti. Il brano ricorda un po’ Nonno Hollywood e qualcosa nella sua voce, quest’anno, lo avvicina a Francesco Gabbani. Lui, però, rimane sempre una certezza. Il sonno è forte, ma Enrico di più. Voto 7.
Tredici Pietro-Uomo che cade: la leggenda narra che, da qualche parte, Cristiano De André e Bresh stiano ancora tentando di eseguire senza intoppi Creuza de mä. La maledizione, quest’anno, ha colpito il povero Pietro ma, una volta ripartito, il figlio di Gianni nazionale ha dimostrato di avere una padronanza del palco non indifferente. Da tenere d’occhio nelle prossime serate. Buon sangue non mente. Voto 7,5.
Bambole di Pezza-Resta con me: bisogna dirlo, avevamo sperato che, sul palco di Sanremo 2026, le Bambole avrebbero osato qualcosa di più. Il girl group è noto per le sue canzoni che parlano di femminismo, disuguaglianze sociali e violenza di genere. Martina “Cleo” Ungarelli ha una voce strepitosa e la band è indubbiamente valida; peccato non aver avuto quel pizzico di coraggio che avrebbe fatto la differenza. Girl Power, ma non troppo. Voto 7.
Maria Antonietta & Colombre sono adorabili, LDA & AKA 7even chiudono in bellezza
Chiello-Ti penso sempre: dopo le polemiche riguardo alla presenza-assenza di Morgan durante la serate delle cover, Chiello sale sul palco vestito da personaggio X di un anime giapponese e, nonostante tutti i pregiudizi, tira fuori una performance dignitosissima. Il suo pezzo è molto orecchiabile e va riascoltato, magari di mattina, con otto ore di sonno alle spalle. Surprise, surprise! Voto 7.
Maria Antonietta & Colombre-La felicità e basta: se Licia si fosse unita ai Bee Hive, i suoi duetti con Mirko avrebbero avuto esattamente queste vibes. La canzone è molto bella, loro sono giovani, carini, affiatati, innamorati e ci ricordano qualcuno, ma non sappiamo proprio dire chi. Per favore, non annunciate il vostro matrimonio in conferenza stampa, fidatevi. Amatevi (e basta). Voto 8.
Leo Gassmann-Naturale: Leo conosce ormai bene il palco dell’Ariston, ma questa sera, complice probabilmente l’orario d’uscita poco favorevole, appare leggermente più scarico del solito. La canzone è una ballad intima, ma sappiamo che il cantautore romano può essere più incisivo di così. Si può dare di più. Voto 6.
Francesco Renga- Il meglio di me: lo stesso discorso fatto per Leo Gassman vale anche per Francesco Renga, un vero veterano del Festival. In passato ha portato sicuramente brani più potenti, ma la sua canzone può dare qualcosa in più: c’è solo da sperare che la scaletta sia più clemente con lui nelle prossime serate. Incrociamo le dita. Voto 6.
LDA & AKA 7even-Poesie clandestine: nonostante siano i fanalini di coda della serata, i due ex Amici di Maria De Filippi risvegliano la platea, ormai quasi in stato catatonico. L’energia c’è, il sound pure, e il sospetto che, in qualche modo, D’Alessio senior abbia contribuito alla realizzazione del brano è fortissimo. È stata la mano di Gigi? Voto 6,5.
Federica Checchia





