Nello spazio di LetteralMente Donna raccontiamo la storia di una donna simbolo del teatro moderno. Donna che è stata una diva ed una star ancor prima che le moderne star esistessero, tutto grazie alle sue eccezionali interpretazioni. La donna è Sarah Bernhardt e questa è la sua storia.

Sarah Bernhardt e il duca di Morny

LetteralMente Donna è dedicata a Sarah Bernhardt, fonte smithsonianmag.com
Sarah Bernhardt, fonte smithsonianmag

“Li farò aspettare, mi hanno torturata tutta la vita, adesso li torturo io”

La Bernhardt pronunciò queste parole sul letto di morte, come riportato da Enciclopedia delle donne, dopo aver saputo della folla che aspettava notizie sotto casa sua della sorte di quella che era stata definita “la voce d’oro”,la divina” e “la scandalosa”. Milioni di parigini infatti accompagnarono quella che era considerata una vera e propria star dell’epoca al cimitero di Père Lachaise. Fu questo l’ultimo spettacolo di quella vita raccontata dalla stessa Sarah Bernhardt nel suo libro di memorie intitolato “Ma double vie” e definita da un necrologio inglese come “un turbine di passioni e avventure, alluvioni di lacrime, uragani di rabbia, malattie mortali e una salute e un’energia senza pari”.

Un turbine iniziato con infanzia difficile. La Bernhardt infatti era figlia di un padre ignoto che lei ricorderà come un ufficiale di marina trattenuto in Cina e di una donna olandese che l’affidò ad una balia bretone trascurandola. Successivamente la sorella più grande, per sbarazzarsi di lei, la portò in un pensionato gestito da suore. La Bernhardt si avvicinò all’arte alle cultura solo grazie al duca di Morny, fratellastro di Napoleone III e amante della madre. Le conoscenze e i salotti che frequenterà grazie a lui le saranno utili quando verrà cacciata per ben due volte dalla Comedie Francais per metter su un teatro tutto suo, ancora oggi esistente

la leggenda di una star

Il primo grande successo di Sarah Bernhardt fu l’interpretazione di Zanetto nel dramma “Le passant” di François Coppée. Scrisse di lei all’epoca un critico , come riportato da National Geaographic, che “sentirla declamare versi è come sentire il canto degli usignoli, il sospiro del vento, il mormorio di un ruscello”. Chi guardava la Bernhardt a teatro restava ammaliato non solo dai suoi abiti lussuosi e dai suoi gioielli ma soprattutto dalla sua padronanza della posa e dalla sua espressività. Disse lei un’ammiratore che “la sua dizione è così ritmicamente autentica, così chiara nella pronuncia, che non si perde una sola sillaba, anche se le parole fluttuano dalle sue labbra come una carezza sussurrata”.

La Bernhardt infatti era una vera e propria presenza ipnotica che conquistava il pubblico immedesimandosi totalmente nel suo personaggio. Diceva dell’attore, come riportato da Bazar, che “ lascia in camerino la sua personalità, spoglia l’anima dalle sue sensazioni… non può dividersi tra sé e il proprio ruolo; finché resta in scena perde il suo io”. Per questo era diventata famosa per essere la prima ad aver abolito il ruolo del suggeritore ed aver rovesciato i canoni del teatro. La Bernhardt, infatti, si distinse anche per aver interpretato perfettamente ruoli maschili. A piacerle, come lei stessa affermò, “ non erano tanto ” i ruoli maschili, quanto i cervelli degli uomini […] I ruoli maschili sono generalmente più intellettuali […] offrono un campo più ampio all’indagine delle emozioni e dei dolori umani”. Uno dei suoi più grandi successi l’ottenne quando a cinquantasei anni interpretò il ventunenne figlio di Napoleone III in “L’Aiglon” di Edmond Rostand.

Non solo teatro

Sarah Bernhardt riuscì a diventare nella sua vita anche un simbolo dell‘Art Noveau. Infatti nel Natale 1894, dopo essersi recata alla tipografia Lemercier di Parigi per cercare un disegnatore che realizzasse i manifesti della “Gismonda”, incontrò l’allora giovane e sconosciuto artista ceco Alphonse Mucha. Questi realizzò per lei un manifesto diventato un autentico cult che la gente staccava dai muri. Tra i due in seguitò nacque un rapporto solidissimo e vantaggioso grazie a cui Mucha realizzò i costumi e le pubblicità degli spettacoli della Bernhardt per i sei anni successivi facendo dell‘immagine della famosa attrice uno dei simboli dell’arte dell’epoca.

Stefano Delle Cave

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