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Sea Watch, tiriamo le fila della situazione

Fino a ieri la Seawatch, imbarcazione della ONG tedesca, era ancora attorno a Lampedusa, e il governo continua lo scontro sulla terraferma. Salvini ha dichiarato: “col piffero che entrano” ma alla fine oggi la nave ha fatto scendere i migranti.

Riassumiamo lo scontro della SEA WATCH, che con 47 migranti a bordo ha oltrepassato il limite delle acque territoriali italiane e infranto il divieto del ministro dell’Interno. Il 17 Maggio è stato un giorno importante, dal quale gli avvenimenti hanno iniziato a volgere verso un lieto fine.


Ieri la nave si trovava davanti al porto di Lampedusa, dopo l’autorizzazione arrivata dalla capitaneria di attraccare nella fonda.
Il Viminale tuttavia non si è smosso ribadendo il NO: “Vada in Tunisia“.

Non poche le difficoltà a raggiungere un accordo:

La nave è diffidata ad entrare in acque italiane. La risposta di Di Maio è pronta e (come sempre!) un pizzico provocatoria: “L’Italia non sente la mancanza di uomini soli al comando“.

A bordo della nave ci sono due neonati e cinque bambini piccoli. Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, lancia un appello per l’immediata soluzione del caso. Ma non tutto è semplice come dovrebbe essere.


Finché io sono ministro dell’Interno, quella nave in un porto italiano non entra

Matteo Salvini

Decisamente una dura replica da parte di Matteo Salvini, che come tutti ci aspettavamo ha poi ribadito che la nave non potrebbe sbarcare. La smania di rimanere fedele ad una presunta linea politica non riesce a far indietreggiare il Premier di un solo passo in quella che sta diventando sempre di più una questione umanitaria.
Nel governo infatti infuria la polemica: da un lato il ministro dell’Interno ribadisce la linea dura e attacca il premier Giuseppe Conte, dall’altro il vicepremier Luigi Di Maio repilca, e con lui anche Palazzo Chigi.

Intanto sul tema migranti, interviene anche il Papa:Non dimenticate questo Mediterraneo che si sta convertendo in cimitero“, ha detto Francesco incontrando i rappresentanti della Stampa Estera nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.

La situazione:

Dopo l’approdo di 18 migranti, concesso dall’Italia, la nave Sea Watch 3 ha ancora a bordo 47 persone e sta procedendo verso Lampedusa, fermandosi a poche centinaia di metri dal porto. Il comandante della nave aveva annunciato l’intenzione di entrare nelle acque territoriali italiane “per ragioni umanitarie”.
Intenzione che, purtroppo, sta trovando difficoltà ad essere messa in atto.

fonte: Twitter

L’imbarcazione dell’ONG tedesca era rimasta fino alla tarda mattinata del 18 Maggio a circa quindici di miglia dalle coste dell’isola. La nave ha tenuto per tutta la notte una rotta parallela, senza però mai valicare il limite delle acque territoriali (12 miglia) e senza, come “suggerito” dal Viminale, virare verso la Tunisia. Sul profilo Twitter della Sea Watch le parole sono chiare:

“Italia e UE hanno concesso solo lo sbarco delle famiglie e di una donna ferita. Siamo felici per loro ma a bordo rimangono persone, tra cui una donna incinta e un uomo disabile, i cui diritti sono negati. Diciotto persone sono a terra, 47 restano ancora senza un porto sicuro”.

Dichiarazioni dalla Sea watch su Twitter

Perchè attraccare a Lampedusa:

Secondo la portavoce Giorgia Linardi, la decisione del comandante di Sea Watchdi entrare nelle acque territoriali italiane“, chiedendo la revoca del divieto d’ingresso è stata presa per “ragioni umanitarie”: le condizioni a bordo, stando alle valutazioni di medici ed equipaggio, supererebbero le motivazioni che hanno portato al divieto di attracco. Ma ecco la dichiarazione:

“Il nostro comandante è stato in costante contatto con la guardia costiera e ha annunciato la volontà di entrare in acque territoriali italiani e dirigersi verso il porto di Lampedusa, ha anche chiesto la revoca del diniego di ingresso impostogli ieri mattina e questo per via delle reagione umanitarie a bordo che, stando alle valutazioni, supererebbero le valutazioni addotte nel diniego”.

Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch

Dopo poco è arrivata la risposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini:

“Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch 3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una Ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”.

Matte Salvini
fonte: Twitter

Poi la nave ha oltrepassato il limite delle acque territoriali italiane.

Ecco le parole della portavoce al riguardo:

“Abbiamo deciso di entrare nelle acque territoriali e fatto rotta verso Lampedusa in considerazione dell’aggravamento delle condizioni a bordo, dove alcuni migranti hanno manifestato anche l’intenzione di suicidarsi (…) Prima di procedere siamo stati in contatto con la Guardia costiera informandoli della condizioni umanitaria e delle nostre intenzioni e abbiamo contestualmente inviato una richiesta di revoca del diniego di entrare nelle acque territoriali. Nessuna intenzione di violare le regole che abbiamo rispettato, ma le condizioni sono mutate e la nostra scelta è diventata obbligata: a giudizio anche del comandante la situazione venutasi a creare supera le motivazioni del diniego

Giorgia Linardi

Il “salvataggio” dei diciotto migranti sulla Seawatch:

Sono in tutto 18, i migranti (dei 65 che erano presenti) che sono stati presi a bordo dalla nave umanitaria.

Alcune motovedette della Guardia Costiera e della Finanza portano a Lampedusa i due neonati e i cinque bambini piccoli con i genitori, in tutto sette mamme e tre papà con l’uomo gravemente ferito. Salvatore Vella, procuratore aggiunto di Agrigento, è andato allo sbarco delle famiglie fatte scendere dalla Sea Watch e ha aperto, come prassi, un fascicolo contro ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Tutti gli altri intanto restano però sulla nave il cui destino è ancora attualmente in discussione, mentre sul Mediterraneo si sta alzando un forte vento di scirocco che rende ancora più difficile la navigazione. Si tratta di persone in pericolo, la cui situazione si fa secondo per secondo sempre più difficile.

Rischio “suicidio”?

Intanto a bordo della nave la tensione sale. Alcuni migranti avrebbero minacciato di suicidarsi se non avranno modo di sbarcare in un porto sicuro. Ne parla uno dei membri del team medico a bordo dell’imbarcazione della Ong tedesca, da più di 36 ore bloccata al largo di Lampedusa

“Siamo molto preoccupati perché alcune delle persone a bordo della nave parlano di suicidio”

Dall’account Twitter della Sea Watch

questo scrive la Ong su Twitter postando il video di Carol, uno dei medici sulla nave. Lo sbarco di 18 dei 65 migranti salvati, dice la donna, ha prodotto nei 47 rimasti a bordo “una condizione psicologica negativa”

“(…) si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili. Alcuni di loro dicono di volersi auto-infliggere delle ferite o addirittura suicidarsi pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento“.

Carol, medico a bordo della Sea Watch

Salvini, la linea “col piffero!” continua:

Molto dura la reazione del ministro degli Interni Matteo Salvini, che da Viareggio dichiara: 

“Abbiamo fatto diffide con la Guardia di Finanza, approvato decreti, regolamenti… ma questi se ne fregano, vanno avanti”

Matteo Salvini

Il Premier sembra poco interessato alle (preoccupanti!) richieste d’aiuto da parte dei passeggeri e del personale di bordo, medico e non. Quasi sprezzante continua:

“Io ho detto: costi quello che costi, questo barcone non attracca e questi immigrati non scendono. Vediamo, tira e molla. Adesso questi hanno chiesto alla Capitaneria di porto di prendere gli immigrati a bordo e farli imbarcare noi. Col piffero“.

Matteo Salvini

Seawatch, riassumendo i giorni precenti:

Sono ormai giorni che la tensione aumenta, ma la situazione resta in uno stato di stallo.
L’altro ieri fa la nave – diffidata la mattina da due motovedette della Guardia di finanza a non entrare in acque italiane – non aveva scelta se non pendolare avanti e indietro a una quindicina di miglia da Lampedusa, con a bordo i 65 migranti soccorsi due giorni prima in zona Sar libica.

La nave era stata quindi respinta, e stava “rispettando la diffida della Guardia di finanza e ha ricevuto indicazioni di fare rotta verso la Tunisia” a detta del Viminale secondo cui “la linea dura è confermata”.

La Seawatch non è d’accordo:

Ma la situazione sembra essere un po’ diversa se sentiamo l’altra campana:

“Non abbiamo ricevuto indicazione di alcun porto sicuro in Tunisia. Siamo rimasti un giorno e mezzo senza indicazioni da parte di nessuno, poi abbiamo seguito l’intimazione di una motovedetta libica che si è avvicinata e ha ordinato di fare rotta verso nord. Il comandante ha deciso di seguire la rotta meno vessatoria, verso Lampedusa, che è poi anche quella che offre il porto sicuro più vicino.”

Giorgia Linardi, portavoce Sea Watch

Alle quali la riposta del Premieri Leghista è sempre la stessa (per la quale continua a confondere disabili e uomini bisognosi d’aiuto con pericolosi “scafisti”):

“Erano prima in acque libiche e poi in acque maltesi, ma mettendo a rischio la vita degli immigrati a bordo vogliono a tutti i costi arrivare in Italia. Questi non sono soccorritori ma scafisti e come tali verranno trattati. Per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono e rimangono chiusi”

Matteo Salvini

E rincarando la dose in diretta Facebook continua:

“C’è una nave olandese che vuole arrivare in Italia a ogni costo e io dico: no, assolutamente no. Mi assumo totalmente la responsabilità del blocco dell’immigrazione clandestina insieme al governo. A meno che qualcuno non abbia cambiato idea. All’ingresso della Sea Watch in Italia Matteo Salvini dice “no e no. E non c’è presidente del Consiglio che tenga o ministro dei 5 stelle che entra”

Matteo Salvini

Poi aggiunge, rivolto ai magistrati catanesi magistrati:
 “State usando male i soldi pubblici degli italiani”

Le parole del resto della politica nostrana:

“Non posso commentare la prepotenza e l’arroganza di questo tipo, che ricorda Renzi quando gli chiedevano di far dimettere la Boschi“,

Luigi Di Maio

commenta l’altro vicepresidente del Consiglio, il pentastellato Di Maio:

“Una cosa è certa: questa prepotenza aumenta, soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali di corruzione. Non ci sto a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”.

Luigi Di Maio

La risposta di Di Maio mostra bene la tensione all’interno della maggioranza:

“Dalle continue dichiarazioni che escono è evidente che c’è chi vuole alzare il livello di scontro. Non c’è molto da aggiungere rispetto agli attacchi al presidente del Consiglio, che ha tutto il sostegno mio e del governo. Dico solo che per la legge dei grandi numeri, se tutti pensano una cosa e c’è un singolo contrario, forse ha torto il singolo. Di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e in Italia non ne sentiamo certo la mancanza”

Luigi di Maio

Ma l’eurodeputato David Sassoli – candidato nel Centro – accusa sia Di Maio che Salvini, portando la vicenda sotto un’ottica totalmente nuova:

“Dovrebbero chiedere tutti i giorni la riforma del Trattato di Dublino. Non lo fanno perché sono vigliacchi, la loro è solo propaganda”.

David Sassoli

Gli ufficiali della Marina italiana hanno poi eseguito l’ultima direttiva ad hoc firmata dal ministro Salvini che, giudicando “offensiva e pericolosa per la sicurezza nazionale” la nave umanitaria che trasporta migranti non identificati tra i quali – secondo quanto scritto nella direttiva – potrebbero esserci anche terroristi, inibisce l’accesso nel mare italiano alla Sea Watch.

Il comandante della nave ha poi preso atto della diffida e restando a qualche miglio indietro delle acque italiane in attesa di ordini dal quartiere generale della Ong tedesca.


Questa era la situazione fino a poco fa.

Si profila dunque l’ennesimo braccio di ferro.

La nave è stata quindi allontanata dalla zona libica dalle motovedette di Tripoli e ha deciso dunque di fare rotta verso nord. Nessuno dei Paesi a cui è stato chiesto un porto, Italia, Malta e Olanda (bandiera di cui la nave batte bandiera) si sono dimostrati disponibili. A bordo della nave si trovavano due neonati con meno di sei mesi e cinque bambini piccoli, oltre a 10 minori e 11 donne. C’è anche un disabile. Molti hanno ustioni provocate da acqua e carburante e a bordo della nave umanitaria gli spazi sono ridotti. Solo donne e bambini stanno al coperto, gli altri tutti sul ponte ormai da tre giorni.

Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, lancia un appello per l’immediata soluzione del caso Sea Watch.

“ In Libia c’e La guerra. Queste persone, anche i bambini, hanno subito gia’ troppo per qualsiasi essere umano. Sembra ovvio ma va ribadito  che nessuno deve essere riportato in Libia e che un approdo sicuro deve essere garantito al più presto. Aprite i porti!”

Carlotta Sami

Sea Watch, attualmente non più che uno scontro politico:

La nave della Ong si trovava quindi ieri a poca distanza da Lampedusa, dove ha segnalato uno stato di emergenza a bordo, e attendeva “istruzioni” dal governo italiano. Governo che sembra, invece, paralizzato dall’ennesimo braccio di ferro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, probabilmente sovraccarichi per via dalle elezioni europee così vicine. Dalla Lega si continua con la stessa linea:

“Mi auguro che nessuno mi dica cosa fare visto che ho dimostrato che l’immigrazione può essere gestita positivamente. Se qualcuno mi chiamasse e mi dicesse ‘falli sbarcare’, io dico no“.

Matteo Salvini

“Sono andato a letto seguendo un barcone a Lampedusa, mi sono alzato stamattina ed è ancora lì”, ha aggiunto il leader della Lega, il quale sottolinea che:

“Come ministro dell’Interno ho detto ‘costi quello che costi questo barcone non attracca e questi immigrati non scendono’. Perchè altrimenti non esiste più la legge”.

Matteo Salvini

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni invece ha chiamato in causa la Germania perchè “responsabile” della nave, con dichiarazioni forti:

“A meno che non dice che quella bandiera non la riconosce e allora la Sea Watch è una nave pirata. In quel caso si fa sbarcare l’equipaggio e la nave si affonda”. 

Giorgia Meloni

Ed ora?

La Procura della Repubblica di Agrigento ha deciso di aprire un fascicolo d’inchiesta anche sul caso “Sea Watch“.
Il procuratore aggiunto Salvatore Vella, a Lampedusa per l’interrogatorio dell’armatore della nave “Mare Jonio”. Il fascicolo è stato aperto, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è attualmente a carico di ignoti.
Su Roma, intanto, preme l’Onu. L’Alto commissariato per i diritti umani ha scritto all’Italia, e ne critica le direttive del ministero dell’Interno per vietare l’accesso di navi ONG ai porti italiani. Alla fine della sua lettera chiede di interrompere l’iter del decreto sicurezza bis perché “viola i diritti dei migranti” (COSA PREVEDE IL DECRETO).

Ma la risposta da fonti del Ministero di Salvini non si è fatta attendere:

“È singolare che l’Alto Commissariato per i Diritti Umani non si fosse mai accorto che la multa per chi favorisce l’ingresso non autorizzato di immigrati fosse già presente da tempo nell’ordinamento italiano: il Decreto Sicurezza Bis aggiorna la norma”.

Matteo Salvini

Tra tante fonti di tensione che scuotono il governo, perlomeno su questo solo ed unico punto Salvini e Di Maio si trovano d’accordo: entrambi hanno criticato la lettera Onu.

Una risposta inaspettata da parte della chiesa sul caso Seawatch:

Intanto, nel nostro bel Paese così diviso, le chiese protestanti hanno fatto sapere di essere pronte a ospitare i migranti.

Mettiamo a disposizione le nostre strutture di accoglienza in Italia e le relazioni con le chiese sorelle d’Europa per approntare un piano di ricollocazione in Europa di una quota dei migranti soccorsi dalla Sea Watch“. Si esprime così il pastore Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia:

“Accogliere i migranti in fuga dalle persecuzioni è dovere civile di ogni democrazia; ma per noi evangelici è anche un servizio al prossimo radicato nella tradizione biblica e un imperativo della nostra fede. Tutte le chiese che compongono la Fcei hanno solide relazioni con le loro sorelle in Europa, molte delle quali sono attivamente impegnate in programmi d’accoglienza dei migranti. Siamo convinti che la collaborazione tra governi nazionali, istituzioni europee e società civile sia essenziale per la costruzione di una politica di accoglienza efficace e rispettosa dei diritti umani”.

Luca M. Negro

Stamattina la nave ha attraccato al porto di Lampedusa, in diretta TV. Lo sbarco è stata una vera e propria sconfitta per la Lega Nord. Salvini dichiara:

“Pronto a denunciare anche i magistrati”

Matte Salvini, sullo sbarco della Sea Watch

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.

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