I prodotti a “chilometro 0” si sa, sono prodotti che fanno bene perché sono reperiti direttamente nella zona di produzione e quindi non c’è nessun passaggio intermedio tra produttore e consumatore ed inoltre riducono l’inquinamento e lo spreco e permettono di assaporare cibi di qualità. Anche a Chernobyl è stata attivata la produzione di bevande a chilometro 0 per la prima volta da quando ci fu il disastro nucleare. Cos’è stato prodotto? Vodka.
Atomik: la spedizione era destinata al Regno Unito
Atomik, è questo il nome della vodka prodotta per la prima volta a Chernobyl nel 2019, nata in realtà come esperimento scientifico, diventata poi, dopo aver fatto tutte le analisi del caso per essere certi che non fosse radioattivo, un prodotto di punta, un piccolo brand locale. E’ prodotta con le mele di Narodichi, un’area fuori dalla zona contaminata, e venduta dalla Chernobyl Spirit Company, un’azienda creata da Jim Smith, uno scienziato incaricato di studiare gli effetti radioattivi nella zona di esclusione, e da alcuni suoi colleghi.
La Chernobyl Spirit Company ha avviato anche l’esportazione del prodotto in paesi esteri ma purtroppo tutta la prima produzione, circa 1500 bottiglie, destinata al Regno Unito, è stata sequestrata dalle autorità ucraine.
Il motivo del sequestro sembra essere l’utilizzo di bolli ucraini contraffatti ma Smith, intervenuto alla BBC, nega che sia così: “Sembra che ci stiano accusando di utilizzare bolli di accisa ucraini falsificati, ma questo non ha senso poiché le bottiglie sono per il mercato del Regno Unito e sono chiaramente etichettate con bolli di accisa validi del Regno Unito“.





