Cultura

Sergej Esenin, l’avvento dell’uomo nero

Serej Esenin e Isadora Duncan
Isadora Duncan e Sergej Esenin – immagine web

I versi, come la vita del poeta russo Sergej Esenin, riflettono il peggior timore racchiuso nei cuori di tutti noi. La sua vita e la sua poesia parlano di innamoramento verso persone o verso ideologie, e l’inesorabile disinnamoramento da queste. Le sue poesie sono le parole di un teppista che diventa un uomo infermo e debole che aspetta l’arrivo di un uomo nero, sdraiato su un letto d’hotel di Leningrado. Sergej Esenin vive una vita esaltante e piena di eccessi. Nasce a Konstantinovo (odierno Esenino), figlio unico di una famiglia contadina e cresce in campagna, si avvicina alla poesia in tenerissima età: a nove anni comincia a comporre i suoi primi versi.

Personaggio eccentrico, frequentatore di bordelli e bisessuale colleziona molte relazioni, ma l’innamoramento più profondo che lo travolge non è per una donna, ma per l’ideologia marxista.Nel 1917 Esenin appoggia la rivoluzione d’ottobre come il sentimento politico portante del tempo in Russia. Convinto della necessità di riprogrammare la società contemporanea, fa sua questa Rivoluzione. In questi anni, ci si presenta un volto di Esenin molto diverso da quello che assumerà nell’atto finale della sua vita. La sua produzione poetica è ancora selvaggia e piena di esuberanza giovanile, basti pensare a scritti come Confessioni di un teppista o La cagna.

Esenin, la giovinezza di un teppista

Serej Esenin e Isadora Duncan
Immagini rivoluzione d’ottobre– immagine web

Nei primi del Novecento, Sergej Esenin è un personaggio pubblico nella Russia del tempo. Le sue serate sono contornate da eccessi, oscenità e provocazioni. In questo periodo della sua storia è possibile determinare il profilo da ‘teppista’ del giovane poeta. Il celebre aneddoto che lo vede intento a recitare i suoi versi con l’assistenza della moglie ballerina statunitense, Isadora Duncan, che si esibisce nuda in un hotel parigino è solo una delle molte storie di vita di Esenin.

Esenin quindi vede nel governo bolscevico la speranza di un nuovo mondo e di un nuovo tessuto sociale. La sua poetica fino a questo momento era caratterizzata da una forte enfasi sulla natura e sulla madrepatria. Questo innamoramento per la politica e per la patria si interrompe come tutti i grandi amori, nella delusione e nello sconforto. Tracce dell’abbandono dell’ideologia marxista si possono riscontrare nella poesia L’ottobre severo mi ha ingannato.

Un uomo nero incombe

Serej Esenin e Isadora Duncan

S.Esenin e sua madre -immagine web

L’uomo nero Scorre il dito su un libro schifoso
E, con canto nasale sopra di me,
Come un monaco su un morto,
Mi legge la vita
Di un certo mascalzone e furfante,
Cacciando nell’anima angoscia e paura.
L’uomo nero
Nero, nero…

Il ragazzo di campagna e le sue poesie non ci sono più. Il disincanto dall’ideologia marxista, i disturbi mentali che si affacciavano sempre più minacciosi alla porta della psiche di Esenin, l’alcolismo e il peso di una vita giovane, ma intensamente vissuta, cambiano i versi del poeta. Ora, che la puerile infatuazione della vita (interpretata come campagna o madrepatria) sta inesorabilmente evaporando, la poesia di Esenin raggiunge il suo climax.

Tutta l’enfasi che precedentemente era stata accostata a campi di grano e gesta eroiche si sposta su uno degli espedienti poetici cardinali di Esenin: l’uomo nero. Da questo momento in poi l’uomo nero, il disincanto dell’esistenza e la rassegnazione diventano i temi centrali del maledetto poeta russo.

L’uomo nero è seduto sul letto di Serej Esenin

 Serej Esenin
Rivoluzione d’ottobre -immagine web

Nasce come giovane poeta ‘forte di spalle’, audace e innamorato di un’ideale e muore come un disilluso alcolista, traboccante di infelicità e insoddisfazione. Le sue composizioni poetiche risentono anch’esse del suo cambiamento esistenziale e, oltre ai temi che affrontano, il cambiamento prende forma nella metrica e ritmica della sua poesia. Il giovane poeta che si destreggiava con il verbo era scomparso per lasciare spazio ad un assai più incisivo e diretto oratore. In questi anni scrive versi come Luce di una luna desolata e pallida e L’Uomo Nero.

Esenin, qualche tempo prima ricoverato per un esaurimento nervoso, viene rilasciato dall’ospedale per il giorno di natale. Il 27 Dicembre 1925 si fa un taglio sul polso e scrive la sua ultima poesia con il sangue prima di impiccarsi. Nei pochi versi confusi che ci lascia poco prima della sua dipartita, troviamo un tema in comune con la poesia L’Uomo Nero: la difficoltà del vivere. Come dice più e più volte, in questo periodo stare al mondo per il poeta è un peso straziante.

Esenin e l’uomo nero che uccise il teppista campagnolo

 Serej Esenin
Immagine dal web- rivoluzione d’ottobre

L’uomo nero seduto sul letto di Esenin ha fatto il suo lavoro. Poeti come Vladimir Majakovskije e Lev Trotsky dedicano poesie di commiato al collega defunto. Presto l’amico Majakovskij lo seguirà sparandosi un colpo di pistola in bocca nel 1930. In Morte di Esenin è l’ultimo saluto che il collega poeta dedica all’amico, dove esterna il suo dolore per la sua scomparsa.

Il percorso poetico di Esenin, come la sua giovane ma intensa vita, esibiscono uno dei motivi di terrore massimi per un individuo di questo secolo: la disillusione. Il cuore, la vitalità e la speranza del poeta sono abbrutiti dalla consapevolezza del fallimento personale e l’immutabilità della propria vita. Un uomo nero, nero, nero…

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a cura di Giordano Boetti Raganelli

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