Cinema

Stasera in tv: “The Visit” di Night Shyamalan, l’inquietante visita ai nonni

Stasera in tv: The Visit di Night Shyamalan. L’abbandono del padre segna la personalità di due fratelli, adolescenti iperdotati e divertenti; essi sono teneramente votati alla straordinarietà e al perfezionismo, per digerire il “rifiuto” del papà e compiacere la traumatizzata mamma. Fino a che punto proteggerla? Inviati a visitare i nonni che non hanno mai conosciuto e che si rivelano completamente inquietanti, i ragazzi ingoiano, senza avvisare la madre e registrano tutto con la telecamera. Il formato documentario costruisce la tensione in un’escalation dalle riprese a mano di Blair Witch Project alla più inquietante telecamera fissa di Paranormal Activity. Si aggiunge l’originale tocco di Shyamalan, tra strizzate d’occhio agli orrori dell’immaginario fiabesco di Hansel e Gretel e l’umorismo nell’ eccentrica esplorazione del “perturbante”. Si ha inoltre la rappresentazione psicologica nel rapporto degli adolescenti alla telecamera, che tra spirito ludico, idealismo e performance, riflette la loro posizione nel mondo.

La quindicenne Becca (Olivia DeJonge) e il fratello dodicenne Tyler (Ed Oxenbould) di recarsi in visita ai nonni, per permettere alla madre Loretta (Kathryn Hahn), abbandonata dal marito pochi anni prima, di andare in vacanza con il nuovo fidanzato. Loretta ha rotto con i propri genitori il giorno in cui, 15 anni prima, è scappata di casa insieme all’ex-marito e padre di Becca e Tyler. Per questo motivo, i due ragazzi non hanno mai conosciuto i nonni, ma sono determinati a riallacciare i rapporti e riconciliare la famiglia. Essi si recano in visita con una telecamera, poiché Becca, aspirante regista, vuole realizzare un documentario sull’argomento. Tuttavia, le cose non vanno come immaginato; i nonni (Deanna Dunagan, Peter McRobbie) appaiono intensi, depressivi, stralunati e affetti da strane malattie. Questo, Loretta dice ai figli, è l’aspetto amaro della senilità. Tyler ha paura, Becca stringe i denti, e dice che tutto va bene, ma…

Stasera in tv: “The Visit”, visita ai nonni per riconciliare la famiglia

All’inizio di The Visit, Loretta confessa alla telecamera di Becca le ragioni della rottura i propri genitori. Ella è scappata violentemente di casa, per sposare il padre dei ragazzi, il quale tuttavia l’ha recentemente abbandonata per un’altra donna. A differenza della madre, che visibilmente soffre per l’accaduto, Becca e Tyler appaiono allegri. Essi hanno inoltre una personalità estrosa e carismatica. Becca è appassionata e sensibile cineasta, mentre Tyler ama il rap e coniuga le stonature della propria pubertà in un autoironico e scherzoso canto “sessista”, ed “etnicamente confuso”, come lo definisce Becca. Adolescenti iperdotati, i due parlano come adulti ed appaiono, in effetti, più maturi di ogni persona filmata dalla loro telecamera. Con l’eccezione dei nonni, gli uomini che vengono da loro occasionalmente ripresi iniziano a cantare o recitare in maniera ridicola e in contrasto con la serietà dei principi filmici di Becca.

Il rovesciamento generazionale attiva il meccanismo psicologico della trama, ponendo le basi per un comportamento sempre più deteriorato e ridicolo, man mano che si procede verso la senilità degli eccentrici nonni. D’altro lato, esso rivela la triste condizione dei protagonisti, “cresciuti in fretta “ per non dare problemi alla madre. Essi sono dei “pleaser”, carismatici e performativi per compiacere gli adulti, ed in primis i genitori. La performance, che Shyamalan esplorerà anche nei successivi Split e Glass, si rifà all’idea di super potere, il quale, per il regista, deriva dalla ferita e dal trauma. Becca enuncia i principi estetici ed etici del “suo stile” di regista, con un idealismo che è evasione più che mania di grandezza; lei e suo fratello aspirano ad essere migliori, ma, la telecamera svelerà, non sono per niente sicuri di sé.

Stasera in tv: "The visit"- Photo Credits: charliesmumsblog.com
Stasera in tv: “The Visit”- Photo Credits: charliesmumsblog.com

Documentario di famiglia prende una piega imprevista

Il documentario pianificato da Becca è espressione del proprio idealismo, e del suo rigore morale. Questo si esprime nella trasparenza dei procedimenti documentaristici e, soprattutto, nel fine della pellicola: realizzare il film per permettere una comunicazione tra i nonni e la madre. Becca, che odia sé stessa al punto di non guardarsi allo specchio, si riflette tuttavia, con la telecamera. Questa diventa un diario, ed un mezzo di evasione e gioco con il fratello; i due si puntano i riflettori addosso mentre si rincorrono giocando a nascondino… fino a quando un’inquietantissima nonna, assolutamente sopra le righe, si intromette nel gioco, spaventandoli a morte e facendo cadere la telecamera! Il medium diventa il riflesso della perdita di controllo della situazione. Quando la paura cede il passo, si dimenticheranno le remore morali e si filmeranno i nonni di nascosto, per capire cosa non va.

Se la situazione scappa di mano, la telecamera analogamente e significativamente si allontana dalla presa e gestione diretta dei propri operatori, per nascondersi nello spazio comune del salotto e della cucina. Tale degenerazione segnala un’escalation nella tensione. I ragazzi all’inizio vogliono talmente compiacere i familiari da negare i segni evidenti del pericolo. Tuttavia, il procedimento di “spionaggio di sorveglianza” svelerà l’inquietante verità; la quale, paradossalmente, ancora non risulterà loro sufficiente per scappare a gambe levate. Becca vuole l’intervista in cui i nonni assolvono la madre e nemmeno il pericolo più incombente la fermerà. I due fratelli, confrontati al rischio e al puro ribrezzo, stringono i denti e cercano di fingere la normalità per pianificare la fuga; in un certo senso, saranno proprio salvati dalla loro usuale e falsa maschera di felicità e compiacente gentilezza.

Paura e umorismo conciliati dal grottesco

I nonni riveleranno la propria pericolosità in seguito, ma all’inizio hanno solo comportamenti grossolani, la cui insidiosità rimane sottile. E se la nonna gioca a nascondino strisciando per terra con la furia di una pantera, cosa c’è di male? Non si tratta di un crimine! Shyamalan trova una formula di terrore originale e non priva di umorismo, che esplora la dimensione dell’inquietante, nell’accezione di sopra le righe, ridicolo, caricaturale. Una dimensione forse ascrivibile al “perturbante”, una forma di paura o ansia legata a una cosa (persona, situazione, fatto) che viene percepita come familiare ed estranea allo stesso tempo, creando uno stato emotivo di angoscia, confusione e estraneità. Si mantiene l’effetto della paura, ma si gioca anche sull’ambiguità data dalla familiarità che i nonni dovrebbero rappresentare; questa è anche alimentata dalla coincidenza tra gli elementi della casa e i racconti d’infanzia della madre.

L’ambiguità è inoltre catalizzata dall’ignoranza sui disagi senili e dalla voglia dei due ragazzi di farsi accettare a tutti i costi. Nella loro volontà di ricreare una famiglia, essi giustificano tutte le storture del “perturbante”, cercando di razionalizzarlo. La dimensione di estraneità è tuttavia percepita dallo spettatore, attraverso il modo in cui la regia piazza i nonni all’interno dell’inquadratura. Essi appaiono spesso lontanissimi dalla telecamera, quindi vagamente riconoscibili nei tratti;oppure, a causa della loro statura più elevata dei ragazzi, sono tagliati nell’ immagine e risultano in qualche modo “strani”, o meno riconoscibili. In definitiva la regia crea una sorta di “ironia drammatica”, tra la spettatore, che riconosce il pericolo, e i ragazzi, che sono in diniego, rendendo ancora più tenero e toccante il loro idealismo. Stasera in tv: The Visit, su Italia 2, alle 21.15

Sara Livrieri

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