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Streghe e femministe: storia di corpi ribelli

Chi sono le strega di cui indossiamo i panni ad Halloween? Il termine “strega” nel tempo ha acquisito un valore negativo, molto più vicino a mostro che a persona. Quando si dà della strega a una persona, in particolare a una donna, le si vuole far pesare sulle spalle un antico peccato: essere eretica, essere ribelle. Spesso nell’immaginario comune la strega non ha un corpo conforme, così come i mostri non hanno un’immagine piacevole, così le streghe non sono avvicinabili all’idea di donna come moglie o madre.

Le streghe irrompono violentemente nell’immaginario della donna e lo fanno dal margine. Il femminismo da sempre si è interrogato sull’origine dell’oppressione delle donne e di questa loro marginalità. Si è interrogato, per esempio, sul momento in cui si è persa la sfida tra i sessi, generando quella gerarchia che ancora oggi pone l’uomo prima della donna. C’è chi lo ha spiegato partendo dal concetto di differenza corporea, tra un soggetto debole e uno più forte; chi ha tentato la via della proprietà privata, una teoria che include la donna nel sistema di produzione capitalista attraverso la riproduzione. Mariarosa Dalla Costa in “Potere femminile e sovversione sociale” (1972) sosteneva per esempio che il lavoro domestico non retribuito aveva un ruolo centrale nell’accumulazione capitalistica. 

L’origine del lavoro domestico ha chiuso le donne in uno schema rigido e binario: da una parte l’angelo del focolare, dall’altra la puttana. Ma chi c’è fuori da questo schema? Fuori ci sono le streghe.

Sabba delle streghe (Goya) - Photo credits: web
Sabba delle streghe (Goya) – Photo credits: web

Chi sono le streghe?

La strega è un’immagine popolare che esiste da sempre, dagli antichi egizi ai greci, dal medioevo a oggi. È un personaggio che ha vissuto molte vite, che è stato rivisitato, usato, mercificato, rielaborato e salvato. Prendiamo l’esempio di strega nel Medioevo, si tratta di una figura di donna che è stata legata al diavolo e al sesso per giustificarne la repressione. La strega è stata raccontata il più delle volte come non libera, schiava del diavolo e delle magie, ma anche schiava della propria solitudine nel bosco. La strega è l’incarnazione dell’ambiguo. 

Proprio il concetto di confine ci fa pensare alla strega, alla donna che non è né di qua né di là, non è buona o cattiva, madre o figlia. Ma “quando il cappio del patriarcato si stringe, si può avere la sensazione che non vi sia scampo. Eppure la nostra via di fuga è sempre stata lì, per tutto questo tempo, nelle nostre storie di mostri” (Il mostruoso femminile – J.E.S Doyle).

La caccia alle streghe come strumento del capitalismo

All’interno delle streghe convivono le eretiche, le mogli, le disobbedienti, le guaritrici, le donne sole, le sacerdotesse e le lesbiche. Non si può comprendere la storia delle donne, cioè l’altra faccia della storia raccontata, senza capire il fenomeno della caccia alle streghe. Guardando bene tra le righe della storia, in particolare dell’ascesa del capitalismo (figlio del patriarcato secondo diverse teorie femministe) si può scovare la criminalizzazione delle pratiche di aborto e contraccettive.

In “Calibano la strega – le donne, il corpo e l’accumulazione originaria” la figura della strega è descritta come incarnazione di un mondo di soggetti femminili che il capitalismo ha dovuto distruggere. “Nella società capitalistica – scrive Silvia Federici – il corpo sia stato per le donne quello che la fabbrica è stata per i lavoratori salariati maschi: il terreno principale del loro sfruttamento e della loro resistenza“. Per questo il controllo della riproduzione, dopo la marcia della peste nera sull’Europa, divenne una minaccia alla stabilità economica. La scomparsa di un terzo della popolazione europea portò alla crisi del lavoro e per le pratiche delle donne e le libertà sessuali iniziò la repressione. La caccia alle streghe è stata un’iniziativa politica, supportata nella teoria dal cristianesimo, contro i corpi ribelli.

Ad Halloween e tutti i giorni, essere una strega vuol dire essere un corpo che si ribella.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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