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Suicidio assistito, in Italia arriva la prima autorizzazione

“Adesso mi sento più leggero”, queste sono le parole di Mario, il 43enne tetraplegico dopo la decisione del Comitato etico dell’Azienda sanitaria delle Marche. L’autorizzazione si è ottenuta dopo un lungo iter e non può che essere percepita come una vittoria.

Il primo suicidio assistito

In Italia non è esiste una legge che preveda chi e quando può usufruire di questo diritto. Quello che c’è è una sentenza della Corte Costituzionale del 2019, la sentenza di Marco Cappato processato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito, a seguito della quale sono state definite le condizioni per accedere al farmaco letale.

Le condizioni prevedono:
1) Che la persona sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale;
2) Che la persona sia affetta da una patologia irreversibile;
3) La patologia deve essere fonte di sofferenze intollerabili;
4) Che la persona sia pienamente consapevole di prendere decisioni libere e consapevoli.

Queste condizioni sono state individuate nel caso di Mario un uomo immobilizzato da 10 anni a seguito di un incidente stradale. La lotta del quarantatreenne per ottenere questo diritto è iniziata nell’agosto 2020, quando aveva fatto richiesta alla Asl marchigiana per poter accedere al suicidio assistito.
Inizialmente l’Azienda sanitaria si era rifiutata di verificare l’esistenza delle 4 condizioni necessarie per poter dar il via libera, e da qui è cominciato il suo lungo viaggio.

Prima ha dovuto presentare un’istanza al Tribunale di Ancona che inizialmente, pur riconoscendo nel suo caso la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, dichiarò di non poter obbligare l’azienda e gli operatori sanitari a garantire il diritto al suicidio assistito.
L’uomo aveva presentato un reclamo e al giugno il Tribunale cambia sentenza e ordina alla Asl di verificare le condizioni del paziente.
Oggi il Comitato etico dell’azienda, un organismo indipendente incaricato di garantire la tutela dei diritti, ha riconosciuto che l’uomo rientra nelle condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, ma chiedono informazioni sul tipo di farmaco e sulla somministrazione.

Mario sarebbe potuto andare in Svizzera, dove il suicidio assistito è permesso, ma ha insistito perché ne potesse usufruire in Italia.

E’ anche grazie alla fondazione Luca Coscioni, che ha seguito la vicenda dall’inizio, se a Mario è stato riconosciuto questo diritto e se avrà, quindi, la possibilità di scegliere quando morire.

Differenze con l’eutanasia

Si deve ricordare che il suicidio assistito e l‘eutanasia non corrispondono alla stessa cosa: il suicidio assistito prevede un aiuto medico portato al soggetto che decide di morire senza intervenire sulla somministrazione del farmaco.

Nell’eutanasia il medico ha invece un ruolo centrale, in quanto nell’eutanasia attiva, somministra direttamente il farmaco, nell’eutanasia passiva sospende le cure o spegne i macchinari che tengono in vita il paziente.
Quella passiva è moderata dalla legge sul testamento biologico del 2018, mentre la prima non solo non è regolata da alcuna legge, ma è alla base della proposta di referendum per cui sono state depositate le firme a Ottobre.

Il referendum propone di abrogare una parte dell’Art 579 del Codice Penale in cui viene punita l’assistenza al suicidio.

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