Leggendo la parola “taco”, il pensiero corre subito alle tipiche tortilla, caposaldo della cucina messicana. Eppure, per Donald Trump, ha tutto un altro significato, e non gli piace affatto. Il termine TACO è stato infatti coniato dall’editorialista del Financial Times Robert Armstrong ed è un acronimo che vuol dire, letteralmente «Trump Always Chickens Out», («Trump si tira sempre indietro»).

L’ironica sigla fa riferimento a una ormai celebre e rodata strategia applicata dal presidente degli Stati Uniti. In parole povere, il tycoon annuncia dei dazi spropositati, che mettono in allarme i Paesi colpiti e i loro partner commerciali; attende qualche giorno e, a seguito di un giro di negoziati o pressioni esterne, fa marcia indietro, provocando forti oscillazioni nei mercati internazionali.

TACO trade: la domanda diretta al presidente (e la risposta in puro stile Trump)

Per investitori e trader, si tratta di una dinamica ben studiata; alle minacce fanno seguito smentite e cambi di posizione ad hoc, che influenzano l’andamento dell’economia globale. Uno degli ultimi esempi di questo sistema riguarda i dazi del 50% sui prodotti europei, in teoria previsti a partire dal 1° giugno. Dopo l’annuncio in pompa magna, che ha fatto crollare i listini, Trump ha fatto sapere di aver parlato telefonicamente con Ursula von der Leyen e di aver dunque deciso di posticipare la scadenza al 9 luglio «per consentire ulteriori negoziati».

Un giornalista si è rivolto al diretto interessato, chiedendogli cosa pensasse di questo nomignolo. La reazione, com’era prevedibile, è stata piuttosto stizzita, e il presidente ha risposto: «Mi tiro indietro perché ho ridotto le tariffe della Cina dal 140%, al 100% e poi ad un’altra Cina dicendo che avrebbero dovuto aprire il paese? Mi tiro indietro perché ho imposto tariffe del 50% all’Unione europea e mi hanno chiamato subito per parlare? Con Biden avevamo un paese morto, ora abbiamo investimenti programmati per quattordici trilioni». Ha poi concluso, decisamente alterato: «Non sarebbero nemmeno qui a negoziare se non avessi imposto quella tariffa. Ora che cerco un compromesso più ragionevole, dicono che sono un codardo. È incredibile. È una domanda sgradevole, non la ripeta mai più».

Federica Checchia

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