Era il 19 febbraio del 1996 quando gli Oasis pubblicarono Don’t Look Back in Anger, quella che, anni dopo, Noel Gallagher avrebbe definito la sua Hey Jude. Quinto estratto dal loro secondo album in studio, (What’s the Story) Morning Glory?, fu il primo singolo della band con la voce solista di Noel, autore del pezzo che in precedenza aveva cantato solo nei B-sides, al posto del fratello Liam.

La genesi di “Don’t Look Back in Anger”

Il video di “Don’t Look Back in Anger”

Il titolo è una combinazione della canzone del 1979 di David Bowie Look Back in Anger e del documentario del 1967 di Bob Dylan Don’t Look Back. Il brano è anche un riferimento all’opera teatrale del 1956 di John Osborne Look Back in Anger, che esplora i temi del vuoto e della resa morale.

In un’intervista del 2019 per Esquire, Noel rivelò: «Ricordo che la scrissi a Parigi durante una notte piovosa. Eravamo appena andati in uno strip club. Non eravamo nulla, un’insignificante, piccolo gruppo. Mi ricordo che, mentre tornavo nella mia stanza e la stavo scrivendo, pensai: “Sarà molto bella quando la registreremo.” Se avessi saputo allora che questa canzone ora viene usata ai funerali o ai matrimoni non avrei mai finito la canzone. Troppa pressione».

Chi è Sally?

Protagonista della canzone, in qualche modo, è Sally, citata nel ritornello. Noel, almeno a detta sua, non sembra essersi ispirato a una persona in carne e ossa: «Al momento non conosco nessuna Sally, sai era solo una parola che ci stava bene, avrei potuto metterci il nome di una ragazza qualsiasi». Secondo molti, però, il nome sarebbe un omaggio indiretto al successo dei The Stone Roses Sally Cinnamon, notoriamente amato dal cantautore inglese.

Nell’agosto del 2007, Gallagher raccontò ad Uncut: «Eravamo a Parigi a suonare con i Verve. Avevo gli accordi per questa canzone e ho iniziato a scriverla. Dovevamo suonare due giorni dopo. Il nostro primo grande concerto in un’arena, ora si chiama Sheffield Arena. Al soundcheck, stavo strimpellando la chitarra acustica, e Liam disse: “Cosa stai cantando? Stai cantando ‘So Sally can wait’?”. E io pensai: “È geniale!”. Ricordo di essere tornato in camerino e di averla scritta. Tutto è venuto fuori molto velocemente dopo».

L’omaggio a John Lennon

Nel testo, per sua stessa ammissione, sono presenti chiari riferimenti a John Lennon. Il verso “So I start a revolution from my bed”, probabilmente, rimanda ai leggendari bed-ins pacifisti di John e di Yoko Ono, risalenti al 1969. «Ebbi questa cassetta negli Stati Uniti», ha raccontato anni fa. «Probabilmente era stata rubata dal Dakota Hotel e trovata da qualcuno. Lennon stava cominciando a registrare le sue memorie su cassetta e diceva “Start a revolution from my bed, because they said the brains I had went to my head”. Io pensai: “Grazie! Le userò!”».

La parte di pianoforte nell’intro del pezzo, inoltre, ricorda fortemente Imagine, successo del 1971 dell’ex Beatle. Purtroppo, Lennon non ha mai ascoltato Don’t Look Back in Anger, ma un altro ex membro dei Fab Four sembra apprezzarla molto. Anni fa, parlando della canzone, Paul McCartney disse: «Ci troviamo davanti ad una delle melodie più belle di tutti i tempi».

Il legame tra “Don’t Look Back in Anger” e Manchester

L’esibizione a One Love Manchester

Il brano è diventato rapidamente un inno, rappresentativo di una generazione intera, ed è ancora uno dei più apprezzati dai fan degli Oasis, sia quelli di lunga data che i più recenti. Anni dopo, però, Don’t Look Back in Anger si è trasformata in qualcosa di ancora più significativo.

In seguito all’attentato alla Manchester Arena del 22 maggio 2017, durante un concerto di Ariana Grande, la canzone è stata utilizzata dagli abitanti di Manchester, città natale dei fratelli Gallagher, in ricordo delle ventidue vittime. Nel corso di una commemorazione, una donna ha iniziato a cantarla spontaneamente, seguita a ruota dai presenti. Parlandone con la stampa locale, la cittadina ha dichiarato: «Amo Manchester e gli Oasis fanno parte della mia infanzia. “Don’t Look Back in Anger” parla di questi: non possiamo guardare indietro a ciò che è successo, dobbiamo guardare avanti, al futuro».

Il 4 giugno 2017, Chris Martin e Jonny Buckland, insieme alla stessa Ariana, l’hanno cantata dal vivo al concerto di beneficenza One Love Manchester. Il frontman dei Coldplay ha introdotto il momento con queste parole: «Ariana, hai cantato molto per noi, quindi penso che noi in Gran Bretagna vogliamo cantare per te. Questa si chiama Don’t Look Back in Anger, ed è da noi a te». Parlando del destino di Don’t Look Back in Anger, ormai un vero e proprio atto di sfida alla violenza e al terrorismo, Noel ha dichiarato: «Quella canzone è più importante di quanto io lo sarò mai».

Federica Checchia