Un tribunale federale degli Stati Uniti ha dato torto a Donald Trump in merito alla denuncia da lui presentata a luglio del 2025 contro il Wall Street Journal. Al centro del contenzioso, un articolo che mostrava un biglietto di auguri piuttosto volgare che il presidente ha inviato a Jeffrey Epstein nel 2003, in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Al suo interno, è ben visibile uno schizzo fatto a mano che ritrae una donna nuda; la firma dello stesso tycoon compone i suoi peli pubici. Nella dedica, il consulente finanziario viene definito come un amico, e si fa riferimento a un segreto condiviso tra i due.

Il testo del biglietto, scritto a macchina, include una sorta di dialogo in terza persona tra Trump ed Epstein:

“Voce fuori campo: Deve esserci qualcosa di più nella vita che avere tutto.
Donald: Sì, c’è, ma non ti dirò cos’è.
Jeffrey: Neanch’io lo dirò, ma so di cosa si tratta.
Donald: Abbiamo alcune cose in comune, Jeffrey.
Jeffrey: Sì, è vero, ora che ci penso.
Donald: Gli enigmi non invecchiano mai, ci hai fatto caso?
Jeffrey: In effetti, me ne sono accorto l’ultima volta che ci siamo incontrati.
Donald: Un amico è una cosa meravigliosa. Buon compleanno – e che ogni giorno sia un altro meraviglioso segreto.”

Trump farà ricorso contro il Wall Street Journal

Il biglietto d’auguri inviato da Donald Trump a Jeffrey Epstein

Trump ha negato che quel biglietto sia opera sua, e ha denunciato per diffamazione la testata, due suoi giornalisti, le società Dow Jones e News Corp, che lo posseggono, e il loro proprietario, Rupert Murdoch, chiedendo miliardi di dollari di danni. Secondo il tribunale federale della Florida che ha valutato il caso, tuttavia, il presidente non avrebbe sufficienti elementi per stabilire il dolo effettivo dell’articolo. Si tratta del criterio statunitense per valutare la fondatezza di un’accusa di diffamazione, e fa riferimento alla pubblicazione di una notizia falsa, con quella che appare come una «sconsiderata indifferenza» nei confronti della veridicità delle fonti.

Prima dell’uscita dell’articolo, inoltre, i reporter del Wall Street Journal avevano contattato il Dipartimento della Giustizia, l’FBI e lo stesso Trump, per verificare l’informazione. Il presidente ha tempo fino al 27 aprile per fare ricorso contro la sentenza e, come prevedibile, ha già lasciato intendere che non si arrenderà. Per dissociarsi dal biglietto, il tycoon ha dichiarato di non aver «mai fatto un disegno» in vita sua. La stampa statunitense, tuttavia, ha velocemente smentito questa affermazione, ricordando come alcuni suoi disegni, risalenti ai primi anni Duemila, siano anche stati venduti all’asta per migliaia di dollari.

Federica Checchia