A circa un mese dall’adozione della legge che conferisce pieni poteri al premier ungherese Viktor Orban per far fronte all’emergenza Coronavirus, Budapest ha respinto la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Il parlamento ungherese ha infatti bocciato la Convenzione in quanto promuoverebbe, secondo l’esecutivo, l’ideologia di genere e della migrazione illegale. 

Si tratta di un documento che obbliga gli stati che decidono di aderirvi, a garantire una risposta giuridica adeguata per individuare e perseguire i reati collegati a questo abuso. Tra vari elementi di novità c’è la definizione di genere, che include aspetti non unicamente basati sulla distinzione biologica dei sessi.

Violenza di genere - immagine web
Violenza di genere – immagine web

Convenzione, le contestazioni dell’Ungheria

Il deputato Lorinc Nacsa del Kdnp ha spiegato la convezione si basa su un approccio ideologico contrario alla legge ungherese e alle convinzioni del governoIl primo punto contestato è quello che riguarda la definizione di violenza di genere che comprende tutte quelle forze di abuso e discriminazione basate sul sesso, includendo anche le persone non binarie o transgender.

Per gli esponenti della maggioranza, l’Ungheria non ha necessità di ratificare il trattato, perché avrebbe già a disposizione leggi che tutelano le donne. Inoltre hanno sottoscritto un vincolo contenuto nel documento che favorirebbe l’immigrazione clandestina, in aperto contrasto con le leggi vigenti nel paese.

Convenzione di Instanbul - immagine web
Convenzione di Instanbul – immagine web

La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica, costituisce il trattato internazionale di più ampia portata per fronteggiare questa violazione dei diritti umani. L’obiettivo perseguito è quello di tolleranza zero verso tale forma di violenza, così da rendere più sicura la vita delle donne sia all’interno che all’esterno dei confini europei.

A schierarsi contro questa decisione, come già accaduto, è Amnesty International: David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, ha dichiarato che:

“si tratta di una decisione estremamente pericolosa, considerato che dall’inizio del contenimento a causa della pandemia da Covid-19 i casi di violenza domestica sono raddoppiati. Non solo ora le ragazze e le donne corrono maggiori pericoli ma i violenti sanno che le loro azioni non saranno perseguite”.

violenza sulle donne - immagine web
violenza sulle donne – immagine web

Gli aguzzini restano a piede libero

Vig ha infine chiesto di rivedere questa decisione e ratificare urgentemente la Convenzione di Istanbul. Il Parlamento e il governo ungheresi figurano tra quelli in cui le donne sono meno rappresentate nell’Ue. Sappiamo che questo grave fenomeno non si è mai fermato, neanche durante il lock-down, e non è possibile lasciare che chiunque essere umano a prescindere da qualsiasi genere o “diversità” subisca violenze sia fisiche che psicologiche.

Siamo tutti uguali e dobbiamo ricevere la medesima tutela. Non dobbiamo lasciare a piede libero i “mostri” che hanno piena libertà poiché non vengono perseguitati legalmente. Chi deve proteggerci allora se non lo Stato? Riflettiamo su questo, da chi dobbiamo ricevere sicurezza?

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