La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in partenza oggi, è giunta alla sua ottantaduesima edizione. Guidati dalla madrina di quest’anno, l’attrice Emanuela Fanelli, scopriremo opere di ogni genere, entrando in contatto diretto contatto con il cast e chiunque abbia partecipato alla loro realizzazione, sbarcati in Laguna per condividere l’emozione di far conoscere al mondo la propria creatura. È proprio l’emozione il filo conduttore di Mother, film di Teona Strugar Mitevska, presentato a Venezia 82 nella sezione Orizzonti.
Prodotto da Entre Chien et Loup, Sisters and Brother Mitevski, Rainy Days Productions, Frau Film, SCCA/pro.ba, Raging Films, la pellicola si concentra sulla vita di Madre Teresa di Calcutta. La religiosa albanese, naturalizzata indiana di fede cattolica, è stata la fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della carità. Nel 2016, è stata canonizzata da Papa Francesco.
«Mi ci sono voluti esattamente venticinque anni per arrivare dove sono oggi e realizzare Mother. È un film che rappresenta pienamente me e la persona che voglio essere: audace, coraggiosa e libera.», ha dichiarato la regista, «Dato che ho raggiunto la mia libertà, offro anche a lei la sua. Madre Teresa era una madre, sì, ma per milioni di persone».
La conferenza stampa di “Mother” a Venezia 82: la donna dietro la santa e il tema dell’aborto

Presenti alla conferenza stampa gli attori Noomi Rapace, che nel film interpreta Madre Teresa, Sylvia Hoeks e Nikola Ristanovski, insieme a Teona Strugar Mitevska e a sua sorella, la produttrice del lungometraggio Labina Mitevska. Per la regista macedone, che aveva già raccontato la storia della missionaria in un documentario, «è stato bello riscoprire la persona dietro l’icona. La sua vita dimostra come ciascuno di noi abbia il potere di cambiare le cose e di contribuire ad aiutare l’umanità».
Nel film si affrontano diversi temi legati a Madre Teresa e alla società in cui era inserita; tra questi, spicca quello dell’aborto, affrontato in profondità. Alla domanda sul perché abbia deciso di concentrarsi su questo argomento, Mitevska risponde: «Io e voi abbiamo il diritto di decidere del nostro corpo; è un diritto sacro, esattamente come quello di mangiare e di bere. Parlarne nel film mi ha aiutata a capire il punto di vista di Madre Teresa; è stato un modo per aprire una discussione senza pregiudizi, anche se novant’anni dopo i fatti. I tempi sono cambiati, e ora siamo re e regine dei nostri corpi, ma viviamo in un periodo pericoloso. In alcuni Paesi si pensa di tornare indietro, e questo non deve accadere. Si tratta di un diritto che non possiamo perdere».
Il “viaggio” di Noomi Rapace

Per Noomi Rapace, che il mondo ha conosciuto come Lisbeth Salander, l’oscura coprotagonista della saga Millennium, nata dalla penna dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson, calarsi nelle vesti della religiosa è stata una sfida. «Ho studiato la sua storia e sono rimasta sorpresa dall’essere umano che ho scoperto», racconta alla stampa. «Dobbiamo pensare al mondo e alla società nella quale ha vissuto, per contestualizzarla. Per l’epoca è stata una ribelle, che ha lavorato e insistito con tutte le sue forze per creare il proprio istituto e per aiutare il prossimo».
Costruire la propria interpretazione di Madre Teresa e di Sorella Agnieszka è stato, per la protagonista e per la sua comprimaria Sylvia Hoeks, un processo lungo e tortuoso, nel quale la regista ha avuto un ruolo fondamentale. «Teona è venuta da me a Lisbona», rivela Rapace, «All’inizio abbiamo parlato dell’importanza di fare questo film, poi abbiamo approfondito il personaggio. La mia versione è il frutto delle ricerche che ho fatto; ci ho lavorato per un anno e mezzo ma poi, il primo giorno di riprese, mi sono lasciata andare. Ho lasciato che fosse Teresa a guidarmi, e alla fine non sapevo più dove finissi io e dove iniziasse lei».
Il cast parla dell’esperienza sul set di “Mother”
Le fa eco Hoeks: «È stato un viaggio bellissimo. Ero in un momento della mia vita in cui non sapevo bene quale fosse il mio posto nel mondo, e vedere la trasformazione mia e di Noomi è stato incredibile. Ci siamo date forza a vicenda: insieme, i nostri personaggi ne creano uno. Il loro è un rapporto fatto di grandi contrasti e di caos ma, al tempo stesso, tra le due c’è tanta bellezza».
Anche Nikola Ristanovski, che in Mother presta il volto a Padre Friedrich, confessore e confidente di Madre Teresa, ricorda l’esperienza del set: «Per me è stato un onore aver creato un rapporto di fiducia con queste donne meravigliose. Il mio Friedrich era un confidente e, in un certo senso, un analista per Teresa. Attraverso lui conosciamo le emozioni di lei, ed è bellissimo. Se io appartenessi a un ordine ecclesiastico non potrei mai dire di no alle emozioni; sono la base di qualsiasi rapporto umano».
La regista e la produttrice di “Mother” a Venezia 82: «Dobbiamo mantenere vivo il suo ricordo»
Per le sorelle Mitevska, che vengono dalla Macedonia, la figura di Madre Teresa è fondamentale. Spiega Labina, che ha prodotto la pellicola: «Siamo cresciute con le storie su di lei. Quando abbiamo fatto il documentario, anni fa, abbiamo capito che non ci sono più tante persone che l’hanno conosciuta personalmente, quindi era importante mantenere vivo il suo ricordo». Aggiunge Teona: «I suoi tratti caratteriali e le vicende raccontate nel film sono trascrizioni di aneddoti raccontati dalle sue sorelle. Li avevamo registrati per il documentario, e descrivono bene la sua personalità. Ad esempio, la questione del distacco dalle cose materiali: quando entrava in una stanza, spostava sempre gli oggetti, non era legata a nulla di fisico».
Per Noomi Rapace la missionaria era «coraggiosa e forte, avanti anni luce rispetto ai suoi tempi». In merito ai grandi conflitti del presente, in particolare quello nella Striscia di Gaza, la regista non ha alcun dubbio: se fosse ancora in vita, Madre Teresa sarebbe «lì a Gaza, in mezzo agli spari, ad aiutare le persone, a consolare gli ultimi. Viviamo in un mondo violento, in cui siamo prigionieri dell’egoismo e del capitalismo. quello che dobbiamo fare è seguire il suo esempio, e tornare a donare e ad aiutare il prossimo».
Federica Checchia





