Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è mostrato ottimista, seppur in modo ponderato, a seguito dei colloqui di pace guidati dagli Stati Uniti. Il leader, inoltre, ha descritto l’accordo di pace “abbastanza solido”, con “quasi il 90%” delle sue richieste integrate della bozza di accordo. Ha tenuto, però, a sottolineare che saranno necessari compromessi da ambo le parti, aggiungendo: “Ci sono cose per cui probabilmente non siamo pronti, e sono sicuro che anche i russi non sono pronti”.

Una pace che sembra solida, ma gli scontri continuano

Washington continua a intensificare la propria azione diplomatica per interporsi tra Kiev e Mosca, con l’obiettivo di porre fine a un conflitto che si protrae da quasi quattro anni. Steve Witkoff, l’inviato speciale degli Stati Uniti, ha condotto una serie di colloqui separati tra i rappresentanti ucraini ed europei e i negoziatori russi. In seguito a una precedente revisione di una bozza considerata inappropriata perché troppo favorevole al Cremlino, la trattativa ad oggi si basa su una nuova proposta in 20 punti. Il piano attuale è volto a stabilire garanzie di sicurezza multilaterali tra Ucraina, Europa e Stati Uniti. Nel piano sono anche inclusi accordi bilaterali di protezione tra Washington e Kiev, senza escludere una strategia volta alla ricostruzione futura del Paese.

Nonostante l’ottimismo espresso da Zelensky e Trump in merito all’andamento delle trattative, la situazione resta ancora incerta ed estremamente delicata. Non solo perché il presidente russo Vladimir Putin non ha ancora ufficialmente accettato i termini dell’accordo, ma anche per la realtà del campo di battaglia. Nelle ultime ore, infatti, la Russia ha scagliato missili e droni contro le principali città ucraine. Un attacco diretto alle infrastrutture energetiche che Kiev ha identificato come un’arma contro i civili, privandoli di riscaldamento e acqua durante l’inverno. In contemporanea Mosca ha segnalato diversi droni ucraini nel proprio territorio, individuati in diverse zone considerate sensibili. Tra i luoghi indicati figura l’impianto petrolchimico di Stavrolen a Budyonnovsk. È evidente quanto il raggiungimento di una tregua duratura sia necessaria, ma complessa. Tra le negoziazioni internazionali e la situazione sul campo di battaglia, lo scenario è carico di tensione.

Stefania Cirillo