Arte e Intrattenimento

27 Gennaio, storia del segno nero e del Giorno della Memoria

Adv

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Tra pochi giorni sarà il 27 gennaio e perciò abbiamo deciso di dedicare la puntata di oggi al Giorno della Memoria. Per farlo ci siamo ispirati ad un grave episodio di antisemitismo avvenuto un anno fa in Piemonte quando sulla casa del figlio di una partigiana apparve una scritta nazista.

27 gennaio, l’inizio

Guardò attonito fuori la porta di casa non riuscendo a comprendere quanto fosse successo. Anzi quella mattina del 27 gennaio a Matteo Contini sembrava difficile che una cosa come questa che riteneva essere sepolta e che mai aveva considerato lo avesse toccato. Eppure quanto successo quella notte era inequivocabile mentre campeggiava sulla porta della sua abitazione la scritta: “Juden Hier”, “qui ebrei”. Terribili parole accompagnate da una stella di Davide. Un’iscrizione non nuova che Matteo capì non essere un invenzione recente ricordandosi di alcune vecchie foto della seconda guerra mondiale che aveva visto a scuola.

Tuttavia il fatto era successo al presente non settant’anni fa e questo aveva profondamente colpito l’animo di Matteo che non si era mai sentito profondamente osservante ne aveva mai partecipato direttamente ai lavori della comunità ebraica. Doveva perciò comprendere se si sentiva sconfortato e arrabbiato per un motivo improvvisamente identitario o per un ricordo personale. Quella porta aveva rappresentato infatti un bellissimo ricordo d’infanzia come l’ingresso in un mondo dorato e di felicità.

Abbiamo dedicato questa puntata al 27 gennaio, il Giorno della Memoria
Matteo tornava da scuola con la madre che l’attendeva sull’uscio, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Dobbiamo essere tutti uomini

Mentre stava per chiamare la polizia decise di riattaccare poi si fermò per un attimo a ricordare quella porta e la rivide semiaperta qualche anno prima. Al di fuori vi usciva un buon odore di stufato di carne mentre Matteo tornava da scuola con la madre che l’attendeva sull’uscio. “Mamma.. mamma dove sei ?”, urlò l’allora piccolo Matteo. “Sempre qui dove mi hai lasciato”, rispose la madre. Matteo l’abbracciò fortemente poi quasi scherzando chiese: “Sarai sempre qui ad aspettarmi anche quando sarò grande?. “Sempre come ha fatto la nonna”, rispose la madre guardandosi il polso dove sopra campeggiava un numero sbiadito.

Matteo si ricordò che la madre non gli parlava mai di quello che per lui da piccolo era uno strano tatuaggio. Nemmeno lo fece quando, ormai grande, Matteo capì la verità. “C’è stato un tempo senza tempo che non ritornerà e non deve ritornare. Per questo bisogna ricordare sempre che dobbiamo essere tutti uomini e mai più animali”, gli disse la madre. Dopo quelle parole Matteo aveva deciso di coprire quell’amara verità con la nebbia oscurantista di chi vede un presente ormai lontano dal suo passato. Per questo non si era mai fatto condizionare da manifestazioni, libri e memoriali mantenendo tutto nell’intimità.

Abbiamo dedicato questa puntata al 27 gennaio, il Giorno della Memoria
Matteo si sedette sugli scalini ai piedi della porta, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Il Giorno della Memoria

Quella assurda iscrizione gli aveva invece ricordato che non si può dimenticare il passato se si vuole vivere bene il presente perchè sono indissolubilmente legati. Matteo sorrise mentre si appresta va riprendere il cellulare per fare la denuncia. Paradossalmente tutto era avvenuto proprio il 27 gennaio il giorno in cui si ricordano tutte le vittime dell’olocausto tra cui 6 milioni di ebrei. Il giorno in cui il mondo conobbe Auschwitz e fin dove poteva spingersi la follia umana. Quella stessa follia che aveva mosso la mano criminale che aveva realizzato quell’insegna.

Matteo parlò con un piantone che disse che di li a poco sarebbe arrivata una pattuglia. Si sedette sulla scalino ai piedi della porta mentre la gente cominciava ad avvicinarsi incuriosita. In quell’istante il vento prese ad accarezzargli la faccia quasi a ricordargli che la madre era in qualche modo lì vicino. La nebbia si era diradata improvvisamente dalla sua mente lasciando il posto al sole rosso vivo di un ricordo che non si sarebbe mai più spento.

Stefano Delle Cave

Adv
Adv

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
Adv
Back to top button