Esattamente tre decenni fa usciva “Load” dei Metallica, album divisivo che ha riscritto definitivamente le sonorità della band statunitense. Sesto album in studio, questo lavoro musicale ha fatto da spartiacque tra passato e futuro, riscrivendo definitivamente la storia della loro musica. Con il passaggio da note più thrash metal a blues, country, hard rock e rock alternativo, hanno indubbiamente creato un clima particolare tra il loro pubblico, che inevitabilmente si è diviso.
Se da un lato i fedelissimi hanno comunque apprezzato questo cambio di rotta, dall’altro una fetta considerevole di fan ha ritenuto che, in qualche modo, il cambio musicale sia stato troppo e repentino, non rispecchiando più la loro vera natura. Nonostante ciò, però, l’album ha riscosso un successo planetario con canzoni che hanno fatto la storia come “King Nothing”, “Bleeding Me” e “Poor Twisted Me” e riuscendo a portare a sé nuove persone entusiaste dei loro brani.
“Load”, l’album dei Metallica che ha riscritto la storia della musica
Anticipato dal singolo “Until It Sleep”, pubblicato il 21 maggio 1996, questo disco rappresenta il punto di svolta definitivo della band, che è passata da note più frenetiche, dure e incisive a suoni più lenti e in qualche modo introspettivi. L’album è composto da quattordici tracce che segnano la rinascita definitiva del gruppo, il quale cambia pelle attraverso nuova musica in grado di dar voce alla trasformazione che stanno vivendo.
Non sono, infatti, né il primo nè l’ultimo gruppo che, nella storia della musica, ad un certo punto decide di reinventarsi per sperimentare nuovi contenuti più vicini alla nuova identità che sta assumendo. Si pensi a George Michael, con l’album “Older”, o ancora ai Radiohead, gli Anathema o i Pantera, che durante la loro carriera hanno sperimentato un cambiamento radicale passando da un genere ad un altro con un’estrema facilità e capacità degna dei più grandi artisti.
E, forse, la vera grandezza e talento stanno proprio qui, nel riuscire ad invertire la rotta reinventandosi con generi diversi senza mai, però, perdere davvero la propria essenza. I Metallica, appunto, non sono da meno a nessuno e grazie alla collaborazione con il produttore Bob Rock hanno sfornato un lavoro che ha fatto la storia attraverso testi e musiche di grande impatto.
Anche la loro immagine ha subito una grande trasformazione e i membri della band hanno assunto un look nuovo, in un certo senso più pulito, caratterizzato da un taglio di capelli più corto e curato. Tutto, quindi, è pensato per dare una nuova immagine di sé che sia totalmente diversa da prima, che dia l’impressione netta che tutto ciò che li riguardava fino a quel momento si è definitivamente trasformato, virando verso qualcosa di più all’avanguardia, almeno per loro.
Brani a confronto: “Ain’t My Bitch” e “Bleeding Me”
Dopo la pausa dalla scena musicale, presa subito dopo il successo planetario dell’album “Black Album”, del 1991, i Metallica tornano con “Load”, lavoro che ha fatto molto discutere e che al suo interno contiene diverse tracce che, però, sono una vera perla della musica. Tra canzoni più lente e intime e singoli più spinti e vigorosi, questo lavoro è un viaggio profondo nel nuovo mondo della band americana, che regala indubbiamente una prospettiva sulla loro arte e sul loro talento.
Tra i brani da attenzionare con particolare riguardo vi sono “Ain’t My Bitch” e “Bleeding Me”. Il primo, dalle note hard rock e blues, è decisamente innovativo, quantomeno per la loro musicalità, in quanto Kirk Hammett, il chitarrista, utilizza la tecnica chiamata “lide” per fare l’assolo; inoltre, il testo racconta del disincanto verso una persona definita negativa che crea ostacoli in diverse aree della vita. Lo stesso titolo è provocatorio e ha fatto parecchio discutere il pubblico al punto che James Hetfield ha dovuto rilasciare una dichiarazione in cui afferma che la parola “bitch” non è riferita ad una donna in particolare ma è più una metafora per rendere l’idea di un problema.
“Bleeding Me”, dal canto suo, è una ballad più intima e profonda che racconta le difficoltà della dipendenza e la voglia di redimersi. Anche qui le note spaziano dal blues, al metal e al rock malinconico e profondo, dando un significato ancora più ampio al testo, che già di per sé è particolarmente toccante. Le parole, scritte dallo stesso James Hetfield, sono la rappresentazione perfetta dei problemi che lo stesso artista ha dovuto affrontare per ripulirsi dalle sostanze.
Anche il nome del brano rimanda al salasso, pratica che anticamente veniva utilizzata per purificare il sangue, ed è una metafora per enfatizzare il concetto di purificazione di sé e della propria mente. Infine, dai suoni alle strofe incisive, fino ad arrivare all’assolo di chitarra ogni elemento rende questa canzone una perla che regala emozioni profonde impossibili da non sentire.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





