L’arrivo dell’estate è il momento migliore per scoprire e mettere in pratica lo Star Bathing, la nuova frontiera del benessere e del turismo; in Giappone è noto come Hoshi Yoku o “bagno di stelle” ed è un’attività di rigenerazione psicofisica. In una società sempre più bersagliata da LED, schermi accesi e luci artificiali l’esposizione volontaria alla bellezza della volta celeste diventa un momento di distacco dall’inquinamento luminoso e dai dispositivi digitali; un’immersione nella natura dove, nell’oscurità del cielo notturno, la sola fonte luminosa è il fioco baluginare delle stelle.

Star bathing, osservare il cielo come antidoto alla saturazione digitale

Star Bathing
Foto di StockSnap da Pixabay

Più che una moda del turismo del benessere, lo Star Bathing è un modo per riconnettersi ancestralmente alla natura: sdraiarsi al buio, lontano dalla luce artificiale, e lasciare che la volta celeste diventi un ambiente mentale. Un gesto semplice, un quasi antidoto alla saturazione digitale del presente. In un mondo sempre più digitalizzato ritornare alla natura sembra un gesto rivoluzionario e anticonformista, eppure non c’è nulla di davvero ‘nuovo’ in questo sguardo verso l’alto. Le culture antiche hanno sempre rivolto le loro attenzioni all’etere; per i Greci, per esempio, la notte era un palcoscenico narrativo dove le costellazioni erano personaggi e tragedie fissate nella volta celeste. Orione, il cacciatore, continua a inseguire le Pleiadi; Andromeda resta incatenata tra mare e destino; Perseo attraversa il buio con la testa di Medusa come talismano.

Anche in epoca latina il firmamento era uno scrigno simbolico di conoscenza. Nelle Metamorfosi di Ovidio molti esseri umani, eroi e oggetti vengono elevati tra le stelle diventando costellazioni. Il cielo diventa una sorta di memoria del mito; fra passaggi più significativi dell’opera si ricorda la trasformazione di Callisto e di suo figlio Arcas nelle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore o il suggestivo episodio di Arianna: la corona donatale da Bacco viene lanciata nel cielo e trasformata nella costellazione della Corona Boreale. In questo senso, lo Star Bathing contemporaneo non fa che riattivare una percezione antica: il cielo come archivio emotivo del mondo.

Dante e Leopardi: la vertigine del cosmo e l’infinito come esperienza emotiva

Nella letteratura europea, forse nessuno ha trasformato il cielo in esperienza interiore quanto Dante Alighieri. Nella Cantica del Paradiso, per esempio, lo spazio celeste diventa movimento dell’anima: salire verso le stelle significa cambiare stato di coscienza. L’ultima parola della Commedia“stelle” – non è un ornamento poetico ma una direzione: il cielo rappresenta una riconciliazione con l’ordine cosmico. Lo Star Bathing, secondo questa visione squisitamente dantesca, può essere letto come una versione laica di tale movimento: non una ascesa teologica ma una sospensione percettiva in cui l’individuo si riconosce attraverso tale esperienza.

Se Dante guarda il cielo come destino, Giacomo Leopardi lo guarda come interrogazione. Nell’Infinito la siepe che limita la vista non chiude lo spazio ma lo amplifica. L’immaginazione supera il visibile e trasforma il limite in espansione mentale: la letteratura di ogni tempo e gli uomini di ogni epoca, hanno sempre anelato al cielo e questo ritorno alla volta celeste attraverso lo Star Bathing contemporaneo sembra muoversi nella stessa direzione: non si tratta di osservazione astronomica ma della sospensione del pensiero analitico.

Lo Star Bathing ha un fondamento scientifico? Il mito moderno dell’ awe

Lo Star Bathing ha un fondamento scientifico parziale ma non nel senso di una “terapia validata”. Gli studi contemporanei sul cosiddetto awelo stupore di fronte all’immensità – descrivono un effetto psicologico preciso: quando l’essere umano percepisce qualcosa di vasto (una foresta, un oceano, il cielo) il senso del sé si ridimensiona aprendosi a una forma di quiete mentale. Nel momento in cui una persona percepisce qualcosa di vasto e non completamente controllabile si osserva spesso:

  • Riduzione del focus sul sé (“small self effect”);
  • Diminuzione dello stress percepito;
  • Aumento di emozioni positive e calma;
  • Maggiore disponibilità sociale ed empatia.

Oltretutto, la nature exposure è alla base anche di pratiche come il forest bathing (shinrin-yoku) e serve a ridurre il cortisolo. Lo Star Bathing non è ancora una pratica clinicamente studiata, ma si colloca nell’intersezione di tre filoni scientifici consolidati: la Psicologia dell’awe (Keltner & Haidt, 2003), la Teoria del Recupero Attentivo in Natura (Kaplan & Kaplan, 1989) e gli effetti fisiologici dell’esposizione ambientale naturale sullo stress (Bratman et al., 2015). La sua efficacia, plausibilmente, deriva quindi non da una specificità della pratica ma dalla combinazione di riduzione degli stimoli, immersione in ambiente naturale e attivazione dell’emozione di vastità.

Non si tratta, quindi, di una disciplina strutturata né di una tecnica terapeutica codificata ma di un insieme di pratiche accomunate dall’immersione sensoriale nell’ambiente notturno e dalla contemplazione del firmamento. Ciò che rende interessante il fenomeno è il crescente dialogo tra questa esperienza e diversi ambiti della ricerca scientifica, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze.

La teoria della Attention Restoration e il rapporto fra oscurità e ritmi biologici

La teoria della Attention Restoration sviluppata dagli psicologi Rachel e Stephen Kaplan sostiene che alcuni contesti naturali favoriscano il recupero delle risorse attentive affaticate dalle continue richieste cognitive della vita urbana. Sebbene la maggior parte delle ricerche abbia riguardato foreste, parchi e paesaggi terrestri, alcuni studiosi ipotizzano che il cielo notturno possa esercitare effetti analoghi offrendo uno scenario caratterizzato da vastità, assenza di stimoli e possibilità di contemplazione prolungata.

Un ulteriore aspetto riguarda il rapporto tra oscurità e ritmi biologici. L’eccessiva illuminazione artificiale notturna è oggi considerata un fattore di alterazione dei ritmi circadiani; la riduzione dell’esposizione alla luce intensa nelle ore serali favorisce la produzione di melatonina e contribuisce al corretto funzionamento del ciclo sonno-veglia. In questo senso, praticare lo Star Bathing in ambienti poco illuminati può coincidere con una più generale riconnessione ai ritmi naturali dell’alternanza tra giorno e notte.

Osservare le stelle significa accettare per qualche istante la piccolezza dell’essere umano senza viverla come una perdita ma riconoscendosi parte di un universo. Se il XXI secolo sarà ricordato come l’epoca dell’iperconnessione, lo Star Bathing potrebbe rappresentarne il controcanto silenzioso; nessuna prestazione o obiettivo da raggiungere, solo il tempo necessario per osservare un cielo che continua a raccontare la più antica delle storie.