Malik (Reda Kateb) e Bruno (Vincent Cassel) sono amici e collaboratori nell’inferno delle Onlus cittadine. Tra figli di periferie disastrate e un mercato del lavoro al collasso, i due hanno creato dal nulla un’organizzazione che offre sostegno quotidiano ai ragazzi affetti da autismo.
Al contrario dell’atteggiamento istituzionale, che risolve la questione con una sostanziale segregazione in istituto, i nostri provano con successo ad accompagnare i ragazzi incontro a quel mondo che tanto sembrano ripudiare. Ma i soldi non bastano mai, il lavoro è un impegno che assorbe ogni istante della loro giornata e tutto è lasciato alla buona volontà del singolo…
“The Specials – Fuori dal comune”: evoluzione di una ricetta
Sono ormai più di vent’anni che Olivier Nakache e Eric Toledano si sono ritagliati un più che dignitoso e preciso spazio sul mercato cinematografico. Lo hanno fatto seguendo varie coniugazione della stessa tematica di fondo: il buddy movie al sapore di leggera analisi sociale. Pur variando di volta in volta la quantità degli ingredienti, il movente narrativo rimane sostanzialmente lo stesso. A partire dal grandissimo successo di “Quasi amici” del 2011, maggior incasso francese di tutti i tempi, i nostri hanno trovato la definitiva quadratura del cerchio, insistendo poi su diverse declinazione dello stesso con i successivi “Samba” (2014) e “C’est la vie” (2017). Una ricetta solo all’apparenza banale, quella dei nostri. In pochi, quantomeno nel panorama europeo, sono in grado di equilibrare in fase di scrittura quella precisa dicotomia tra dramma e commedia che è senza dubbio uno dei punti di maggior efficacia delle loro produzioni.
In qualche modo “The Specials – Fuori dal comune” rappresenta una piccola ma significativa evoluzione ulteriore della loro narrativa. L’introduzione di una problematica tanto sommersa quanto grave, quella della sostanziale inabilità (o disinteresse) istituzionale a prendersi costruttivamente carico degli ultimi. In questo caso ragazzi affetti da autismo. E’ in questo vuoto istituzionale che Bruno e Malik riversano la loro dedizione totale. Imperfetta e tutt’altro che ortodossa quanto fondamentale e necessaria. Buddy potenziali, certo, ma troppo occupati a svuotare l’oceano con un secchiello per potersi occupare di altro e di loro stessi. Basti pensare ai divertenti episodi di Bruno con le donne che ciclicamente gli amici cercano di presentargli. Due adulti cui si intuisce un passato comune di camaraderie, che il presente e scelte conseguenti hanno trasformato in comune dedizione e collaborazione.
C’è un allarme da suonare
Il burbero, essenzialee musulmano Malik e lo sdrucito, iperattivo ebreo Bruno di un ottimo Vincent Cassel sono i volti in prima fila di un dramma corale più corale di quanto si vorebbe. Fatto di ragazzi di banlieu alla ricerca della propria strada, autistici con l’ossessioni per gli allarmi. Altri costretti in elmetti da boxeur per proteggerli dai propri attacchi di auto-lesionismo. Il merito della coppia è quello di aver trovato le forme giusto per raccontare un bubbone sociale nemmeno troppo scoperto senza cadere in alcuna retorica pietista.
Il prezioso equilibrio che il duo sa creare tra dramma e commedia questa volta è messo al servizio di un allestimento decisamente più realistico della narrazione. Diverso dalla messa in scena spesso dolciastra e melò che sottende le loro opere precedenti. Una ridondanza di buoni sentimenti che non viene del tutto messa da parte, ma subordinata a quella che sembra una nuova, più realistica e pratica urgenza narrativa. E che attraverso essa viene mediata. Il vecchio pretesto narrativo dell’avvicinamento dei presunti opposti è sempre lì. Ma questa volta è messo al servizio di una narrazione più grande di loro che sa funzionare di per sé.
Andrea Avvenengo
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