Mala tempora currunt, anche per la cultura. L’annuale rapporto del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) sulla sulla società italiana, ha infatti messo in evidenza le gravi carenze culturali dei cittadini, in caduta libera nel 2024. La tendenza, a dire il vero, era quella già da un po’, ma i dato degli ultimi rilevamenti sono decisamente preoccupanti. Come sintetizza lo studio: «Disinnescato il sortilegio della “fine della storia”, la parola “fine” si rovescia allora nell’altro suo significato: non più traguardo e compimento, bensì declino, tramonto, morte. Suonano le trombe di un’apocalisse culturale.».

Parole eccessive? Non del tutto. Secondo quanto emerso dalle indagini sulla popolazione, molti, moltissimi non sono a conoscenza di eventi storici di grande importanza e non ricordano le gesta di illistri personaggi o, quantomento, non sanno collocarli nel tempo. Nozioni che andrebbero assimilate durante le scuole dell’obbligo appaiono rimosse, o addirittura mai realmente apprese.

Il rapporto del Censis: l’italiano medio è ignorante

Censis
Secondo il rapporto del Censis per il 2024, il 42% degli italiani non sa quando sia avvenuto l’allunaggio

Numeri e percentuali, d’altronde, parlano chiaro. Il 30% delle persone non conosce l’anno dell’Unità d’Italia o dell’entrata in vigore della Costituzione, mentre oltre il 50% non ha idea di quando sia avvenuta la Rivoluzione Francese. Un preoccupante 42% ignora l’anno dello sbarco sulla Luna, il 30% non sa quando il Muro di Berlino sia stato abbattuto e il 13% ha dubbi circa il significato dell’espressione “Guerra Fredda“.

Non c’è pace neanche per le eccellenze della letteratura. Per il 35% degli italiani Eugenio Montale è stato un Presidente del Consiglio negli anni Cinquanta, il 41% accredita la composizione de L’Infinito a Gabriele D’Annunzio, mentre oltre il 18% crede che I Promessi sposi siano opera di Giovanni Pascoli. Chissà come avrebbe reagito il povero Alessandro Manzoni. Un inquietante 6%, infine, non è sicuro che Dante Alighieri sia effettivamente l’autore de La Divina Commedia.

Arte e Musica non se la passano meglio. Il 35% degli intervistati sono certi che l’inno nazionale sia stato composto da Giuseppe Verdi; la Cappella Sistina potrebbe essere un capolavoro nato dal pennello di Giotto o di Leonardo da Vinci.

Il ritorno della subcultura

Il 55,1% dei giovani non ha informazioni su Giuseppe Mazzini (ma, per il 19,3%, egli sarebbe un parlamentare della prima Repubblica). Segno di un Paese che è ufficialmente arretrato ad un livello di “subcultura“, con il 43,5% dei diplomati che fatica a comprendere l’italiano scritto. Per non parlare di quel 12,9% per il quale, in fondo, la matematica sia un’opinione, e che 7 per 8 non faccia necessariamente 56.

«Nel limbo dell’ignoranza», afferma il Censis, «possono attecchire stereotipi e pregiudizi». E così il 15,3% della popolazione ritiene che l’omosessualità sia una malattia, il 13,1% che l’intelligenza delle persone derivi dalla loro etnia, il 9,2% che la propensione a delinquere sia genetica. Una deriva causata da una lunga serie di fattori, da un sistema scolastico inadeguato, che mortifica le materie umanistiche, alla tendenza al neoliberismo, che in più occasioni si è rivelato un boomerang.

Una catena di decisioni politiche e amministrative sbagliate e nocive per gli italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, ma anche di cittadini convinti che il culturista sia una persona di cultura.

Federica Checchia

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