Gli stomaci di tutti coloro che celebrano il Natale stanno tremando, al pensiero di cosa li aspetti da oggi al 7 gennaio. Tra cene, cenoni, pranzi e colazioni di Natale, il percorso fino all’Epifania, che chiuderà le festività, sarà tutto in salita, così come la glicemia. Parliamoci chiaro, però: nulla unisce famiglie, amici e popoli come sedere tutti insieme intorno ad una tavola imbandita.
In questo periodo, in particolare, trovare nel piatto le pietanze tipiche delle feste, è sempre un gradevole tuffo nel passato, che ci riporta all’infanzia e a giorni più spensierati, quando la nostra unica preoccupazione riguardava Babbo Natale e il fatto che avesse ricevuto o meno la nostra letterina. Allo stesso tempo, chi si prende l’impegno di cucinare sa di portare avanti usanze e tradizioni che, altrimenti, rischierebbero l’oblio. Si tratta di un patrimonio gastronomico e culturale che non deve andare perduto e, a contribuire alla sua conservazione, è anche la letteratura. Molto spesso, nei romanzi, si fa infatti cenno a questo o quel piatto, o addirittura a veri e propri menù natalizi.
“Canto di Natale” e il calore di un pasto caldo

Impossibile, in questo caso, non citate il libro di Natale per eccellenza, A Christmas Carol. Il racconto di Charles Dickens racchiude in sé il significato di questo giorno speciale; il protagonista, il burbero Scrooge, ma anche il lettore, vengono guidati dai fantasmi a riscoprire il senso di calore domestico e di amore reciproco che dovrebbe pervaderci in queste settimane.
E cosa c’è di meglio che un bel tavolo addobbato a festa? In casa Cratchit il menù è semplice ed invitante; scorrendo le pagine, sembra quasi di sentirne il profumo:
«La signora Cratchit fece friggere il succo, già preparato in una padellina; Pietro, con vigore incredibile, si diè a schiacciare le patate; la signorina Belinda inzuccherò il contorno di mele; Marta strofinò le scodelle; Bob si fece seder vicino Tiny Tim a un cantuccio della tavola; i due piccoliCratchit disposero le sedie per tutti, non dimenticando sé stessi, e piantatisi di guardia ai posti loro si cacciarono i cucchiai in bocca per non gridar prima del tempo di voler l’oca. Alla fine, messi i piatti, fu detto il benedicite.».
«Disse Bob che, secondo lui, un’oca di quella fatta non era stata cucinata mai. La sua tenerezza, il profumo, la grassezza, il buon mercato furono oggetto dell’ammirazione universale. Col rinforzo del contorno di mele e delle patate, il pranzo era sufficiente».
«In meno di niente, ecco entrare la signora Cratchit, accesa in volto, ma ridente e gloriosa, col bodino in trionfo, simile a una palla di cannone chiazzata, liscia, compatta, ardendo in un quarto di quartuccio d’acquavite in fiamme, e con in cima bene infisso l’agrifoglio di Natale».
“Piccole donne”: fare del bene aiuta anche se stessi
Piccole donne è un romanzo intriso di buoni insegnamenti e di grandi emozioni. Le quattro sorelle March, Meg, Jo, Beth ed Amy non hanno molto, eppure non eaitano a correre in aiuto di chi è ancora più bisognoso, guidate dalle parole gentili della loro madre. Fare del bene e donare del cibo è il miglior regalo di Natale che si possa fare agli altri, e anche a se stessi.
«Buon Natale a voi, figlie mie! Sono contenta che abbiate già iniziato e spero che continuerete. Ma prima di sederci, devo dirvi una cosa. Poco lontano da qui, una donna ha appena avuto un bimbo. Ne ha già altri sei, che stanno rannicchiati in un unico letto per non gelare. Infatti, non hanno né legna per il fuoco, né qualcosa da mangiare… Bambine mie, vorreste donare loro la vostra colazione come regalo di Natale?”Per un momento nessuna parlò: avevano un grande appetito poiché attendevano già da un’ora. L’indecisione durò per poco.– Sono contenta che tu sia arrivata prima che cominciassimo.– Vengo io ad aiutarti? – chiese Beth con premura.– Io porto la crema e le focaccine, – soggiunse Amy.– Sapevo che le mie bambine avrebbero fatto questo piccolo sacrificio – disse sorridendo la signora March.– Verrete tutte con me e quando torneremo faremo colazione con latte, pane, burro».
Pranzi di Natale d’autore, tra casi da risolvere e tradizioni
Nikolaj Gogol ci porta alla scoperta del rito cristiano ortodosso, per il quale le celebrazioni avvengono il 7 gennaio. Proprio in questo periodo è ambientato il racconto La notte prima di Natale, che si svolge in un villaggio ucraino in cui il diavolo in persona arriva a portare scompiglio. In un passaggio, gli abitanti del paese si riuniscono per mangiare la kutya, porridge di grano cotto arricchito con miele, semi di papavero, noci, mandorle, uvetta e mirtilli.
Il pudding è protagonista anche della raccolta Dubliners di James Joyce. Il budino natalizio compare nel racconto I morti; l’autore lo colloca nel menù preparato dalle signorine Morkan in occasione dell’annuale ballo natalizio a cui partecipa anche Gabriel Conroy. Il dolce, in bella mostra sul pianoforte, viene servito ai commensali mentre si discute di opera lirica.
Un pudding che torna protagonista anche ne Il caso del dolce di Natale, opera di Agatha Christie. Il celebre detective Hercule Poirot viene assoldato per ritrovare un rubino scomparso, e si ritrova a trascorrere i giorni di festa in una stramba famiglia, tra omicidi simulati, sparizioni, scambi di persona e, naturalmente, grandi tavole imbandite. Il dessert, all’apparenza innocuo, nasconde grandi segreti. Un Natale all’insegna del brivido, ma pur sempre Natale.
Federica Checchia
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