Cultura

Lettera a Babbo Natale

A pochi giorni dal Natale vi vogliamo riproporre alcune lettere un po’ particolari scritte a Babbo Natale negli anni. Alcune sono servite a risolvere problemi sociali, altre hanno fatto tornare bambino qualche adulto alle prese con i primi problemi lavorativi. Altre ancora hanno fatto si che giornalisti plurilaureati, che lavorano per il Sun, abbiano spiegato a una bambina di soli otto anni che Babbo Natale in realtà esiste davvero.

Ryan e il suo sogno nella lettera per Babbo Natale

Lettera a Babbo Natale
Lettera a Babbo natale

Era il Dicembre del 2013 nel North Carolina quando un bambino statunitense di nome Ryan Suffern, di soli otto anni, scrisse la lettera per Babbo Natale. Karen, madre single di due gemelli, lo aveva esortato a scriverla per potergli comprare i doni in tempo. Il bambino però non chiese giocattoli ma la sua lettera sbalordì tutti. Mise da parte i regali e chiese a Babbo Natale un aiuto personale. Ma non per se stesso, per sua sorella Amber.

Caro Babbo Natale, la mia mamma mi ha chiesto di inviarti una lista di doni che vorrei per Natale. All’inizio volevo un telecomando per macchinine e un elicottero, ma ora non li desidero più. I miei compagni di scuola se la prendono con Amber e non è giusto, perché lei non fa loro nulla e questo mi fa impazzire. Ho pregato perché smettessero, ma Dio è occupato e ho bisogno del tuo aiuto. È forse contro le regole consegnarci prima i regali? Potresti chiedere ai Big Time Rush (band americana) di venire alla sua festa di compleanno? La renderebbero molto felice. Se non riesci a farli venire va bene comunque, portale solo quello che chiede. Grazie, Babbo Natale. Con Amore Ryan. Ps: mia mamma organizza le migliori feste di compleanno. Se vuoi puoi venire anche tu.”

Il problema di Amber

La sorellina di Ryan infatti soffre di obesità e iperattività. Pesa all’incirca 63 kg e la piccola viene presa in giro a scuola dai compagni, che arrivano addirittura a dirle che è stata adottata. La lettera di aiuto di Ryan ha preoccupato da subito la madre. Successivamente la donna si è messa in contatto con la scuola e gli insegnanti per porre fine al problema. Amber è indifesa, come il resto dei bambini che soffrono di bullismo. Ryan decide così di chiedere aiuto solo a lui, l’unico e solo che può esaudire i desideri dei bambini.

Anche i manager scrivono la lettera a Babbo Natale

Il 18 Dicembre del 2013 viene pubblicata su internet una lettera a Babbo Natale alquanto insolita, proveniente da un giovane manager anonimo. Il ragazzo lavora per una multinazionale alle prese con i soliti problemi: budget di fine anno, promozioni vere e farlocche, obbiettivi da raggiungere per il prossimo anno. Ma anche gelosie, invidia fra colleghi, poca coesione e nessuna voglia di aiutarsi uno con l’altro. Il capo semi-fannullone o fannullone del tutto. E lui non ci sta. Chiede al signore dei regali, il regalo dei regali. Spirito di gruppo perché la battaglia si può vincere da soli ma la guerra no. Basta pettegolezzi e facce false.

Basta farsi le scarpe uno con l’altro. Insomma ne ha un po’ per tutti. Vuole cambiare la situazione. E se Babbo Natale da bambino ha espresso i suoi desideri, chissà che non lo faccia anche ora. E chi dice che il vecchietto grasso e con la barba non lo ascolti davvero, anche se già un po’ grandicello.

La lettera di un adulto

“Distintissimo Dr. Babbo Natale, chi Le scrive è un manager di un’azienda che opera in Italia. Non importa se Italiana o straniera, multinazionale o padronale e, mi permetta, non importa nemmeno la funzione, diciamo responsabile di risorse. Quelle rimaste intendo, e di un budget da raggiungere entro la fine di quest’anno solare, e di uno già pronto per il prossimo.

Dato che in questo periodo i miei colleghi stanno facendo di tutto per riuscire a centrare gli obiettivi, per ricevere così il panettone e l’applauso dei capi area alla cena di Natale. Se ancora si farà, perché girano voci di una bicchierata in azienda il 23 Dicembre. Le loro risorse, ovvero i collaboratori, dipendenti o riporti diretti, chiamiamoli come vogliamo, stanno facendo i doppi salti mortali, carpiati con avvitamento dalla balaustra. Tentano così di salvare una parte della tredicesima, per qualche regalo, oltre a pagare il mutuo e le bollette. Ebbene io ho deciso di fermarmi un attimo e di scriverti una letterina. Non per chiedere qualcosa in particolare, altrimenti avrei dovuto mandarla in copia al nostro ufficio del personale. Semplicemente per cercare di esprimere i miei desideri ed i miei sogni per l’anno che verrà.

Gentilissimo dr. Babbo Natale, mi piacerebbe molto per l’anno nuovo che le cose in azienda venissero dette in faccia alle persone. Non alla macchinetta del caffè, così come durante i canvas di vendita o i Kick Off meeting, i famosi calci nel sedere motivazionali. Si elencano i nomi di quelli che non hanno raggiunto gli obiettivi. Allora si citassero anche quelli che ce l’hanno fatta, anzi, meglio ancora, non si citassero ne gli uni ne gli altri. Se siamo sotto budget, sarebbe il caso, dall’anno prossimo, di iniziare la caccia all’errore e smetterla una volta per tutte con la caccia al colpevole.

Babbo mi scusi ma la conosco da quando ero bambino

Caro Dr. Babbo Natale, scusi la confidenza, ma la conosco da quando ero bambino e la sento un po’ come di famiglia. Con l’anno nuovo sarebbe bello che arrivasse anche un nuovo tipo di leadership, basata si sui risultati e sul carisma individuale. Ma anche sulle competenze e sulle prestazioni del gruppo di lavoro. In effetti anche Lei, esimio Dr. Babbo Natale, se vuole consegnare i regali per tempo ha bisogno di renne motivate e preparate. Ma soprattutto consapevoli dell’importanza del ruolo che rivestono. 

Sarebbe bello dunque che nel nuovo anno, per iniziare l’anno con forza e determinazione, per affrontare una crisi che non accenna a diminuire, in azienda si cominciasse a parlare di NOI. Ovvero l’azienda e le sue persone. Piuttosto che di Noi e Loro, noi del Back Office, loro delle vendite, noi del Marketing e Loro dell’amministrazione. Perché ce lo insegna la storia, davanti ad un mare di frecce provenienti dall’alto e contemporaneamente, la falange macedone è l’unico modo per avanzare. Piano piano, allineati e coperti, ma avanzare. Chiaramente ciò significa lasciare che il mio vicino metta mano al mio scudo ed io al suo (ovvero FIDUCIA). Ma anche avere un capo che abbia il coraggio di esporsi, ergendosi sugli scudi e di guidare la falange indicando la direzione.

Ridateci la voglia di sognare

Qui il capo rischia molto, direte voi, e certo: è anche pagato per farlo più dei soldati. Per cui se sparisce tra di loro e non si espone, poi non può pretendere di essere credibile quando dovrà dare i suoi comandi ai soldati stessi . Ed infine egregio Babbo Natale, per concludere la mia letterina, chiedo di ridarci ancora quella voglia di sognare, di innovare e di intraprendere.  Che da sempre ci viene negata o repressa. Perché non ci sono i numeri o perché non c’è tempo, perché bisogna produrre a testa bassa. Se non riprenderemo a sognare noi, sicuramente non lo faranno i nostri collaboratori e così le aziende intere che smettono di sognare. Iniziano a perdere la visione del futuro e la creatività dei singoli e della squadra ripiegandosi su se stesse senza reagire. Questo sarebbe davvero un bel problema. Su una parete del campo di concentramento di Auschwitz è stata trovata una frase scritta da un deportato: “Se non impariamo dalla storia saremo costretti a riviverla e questo potrebbe essere ancora peggio”. Grazie per la Sua cortese attenzione e buon Natale a Lei e Famiglia. firmato: un manager in mobilità.”

Virginia, Il Sun e Babbo Natale

Andando indietro nel tempo invece accade un episodio molto curioso nell’anno 1897. Virgina di otto anni chiese al padre Philip O’Hanlon di Manhattan, medico, se Babbo Natale esistesse davvero. Domanda tipica a quell’età. Risposta non semplice. Il padre se la sbrigò dicendole di scrivere al New York Sun che loro sicuramente, essendo un giornale così importante, le avrebbero detto certamente la verità. Virginia così fece. Imbucò una bella letterina sintetica e chiara per la testata giornalistica.

Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale?” Virginia O’Hanlon

Il direttore del Sun Edward P. Mitchell passò la lettera della bambina a Church, uno dei veterani del giornale. La risposta a Virgina fu pronta prima della scadenza. Church le rispose così, in un editoriale non firmato.

“Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

Hai mai visto le fate ballare sul prato

Non credere in Babbo Natale è come non credere alle fate! Puoi anche chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.

Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.” E noi di Metropolitan Magazine speriamo che faccia felici anche tutti  voi. Buon Natale.

Seguici su Google News

Back to top button