«Sebbene Sua Maestà abbia trovato molti modi nel corso degli anni per coinvolgere i sopravvissuti all’Olocausto, so che questa visita ad Auschwitz sarà particolarmente toccante per lui. Non solo per il significato dell’anniversario, ma anche perché è un’opportunità per lui di riflettere sulle tante storie di sofferenza e coraggio che ha sentito da coloro che ne hanno dato testimonianza, proprio dove hanno avuto luogo». Una fonte vicina a Re Carlo ha così commentato la sua storica visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla sua liberazione.
In un evento tenutosi a Buckingham Palace all’inizio di gennaio , aveva affermato, riguardo alla sua presenza in Polonia: «Sento che devo farlo per l’ottantesimo anniversario. È molto importante». Varcando i cancelli del lager sotto la scritta “Arbeit Macht Frei”, Carlo è diventato il primo monarca britannico a compiere questo viaggio, che lui ha definito come «un pellegrinaggio personale, come re e come uomo».
Re Carlo in visita ad Auschwitz-Birkenau insieme a sovrani e Capi di Stato

Un commosso Carlo, arrivato senza Camilla, ha deposto una corona di fiori e ha visitato la collezione di oggetti personali confiscati alle vittime al loro ingresso ad Auschwitz-Birkenau. Ha poi ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti all’Olocausto, mentre sullo schermo è stata proiettata l’immagine di un vagone ferroviario, simbolo del dolore di tutti i deportati.
Accanto a lui, la regina Mathilde del Belgio e il re Frederik di Danimarca, entrambi visibilmente toccati. Tra gli altri leader mondiali, creano anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Macron e sua moglie Brigitte, e il cancelliere tedesco Scholz. Assente, naturalmente, Vladimir Putin, su cui pende un mandato d’arresto internazionale. Neanche il premier israeliano Benjamin Netanyahu era presente alla cerimonia . Re Carlo ha tenuto in seguito un discorso presso il Jewish Community Centre di Cracovia, dove è stato accolto dal rabbino Ephraim Mirvis. «È un momento in cui ricordiamo l’abisso in cui l’umanità può sprofondare, quando si permette al male di prosperare», ha detto il monarca, rivolgendosi ai presenti, «C’è ancora molto da fare se non vogliamo soltanto ricordare il passato, ma usarlo per costruire un mondo più gentile e compassionevole per le generazioni future. Un mondo di cui possiamo essere davvero orgogliosi».
Federica Checchia
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