Il blocco dello Stretto di Hormuz continua a produrre effetti significativi. Stiamo parlando di una vera e propria minaccia per i alcuni Paesi, nello specifico per l’Iraq. Per questa ragione, cercando di non sopperire alle conseguenze scaturite dalla guerra in Medio Oriente, è costretto a cercare vie alternative per l’esportazione di petrolio.

L’Iraq dipende dalla vendita di petrolio: cercare vie alternative è fondamentale

L’attuale problema concernente l’Iraq riguarda proprio il suo posizionamento come membro fondatore dell’OPEC. Quest’ultima è un’organizzazione intergovernativa che include al suo interno i Paesi produttori di petrolio. L’obiettivo è quello di «coordinare le politiche petrolifere, stabilizzare i prezzi del greggio e garantire un approvvigionamento efficiente al mercato». Pertanto, il blocco dello Stretto di Hormuz rappresenta un problema reale per lo Stato dell’Asia occidentale, il quale basa il 90% delle sue entrate sulla vendita di greggio (non ancora sottoposto a raffinazione).

È obbligato, quindi, ha cercare vie alternative per non interrompere la continuità delle entrate finanziarie. Sahib Bazoon al-Hasnawi, un funzionario o rappresentante iracheno coinvolto nella gestione delle esportazioni di petrolio, si è espresso in merito. «L’Iraq, come altri Paesi della regione, è stato fortemente colpito nella produzione e nella commercializzazione del petrolio. Il governo non ha avuto altra scelta che cercare sbocchi alternativi per il trasporto del petrolio evitando il passaggio dello Stretto di Hormuz».

Le possibili vie alternative per l’Iraq

Al-Hasnawi ha dichiarato che attualmente le autorità irachene stanno prendendo in considerazione diverse opzioni, tra cui gli oleodotti verso la Siria e la Giordania. È stato preso in considerazione anche l’oleodotto che collega l’Iraq al porto turco di Ceyhan e la possibilità di trasportare il petrolio su strada attraverso l’impiego di camion. Già ad oggi è stato confermato un calo significativo di esportazione di petrolio dallo scoppio della guerra. In seguito il deputato Mohammed Qutaiba al-Bayati ha confermato che «l’attuale guerra nel Golfo, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha privato l’Iraq dell’esportazione di oltre il 90 per cento del greggio». Indubbiamente quanto sta accadendo avrà delle ripercussioni non solo sull’economia, ma anche sull’aspetto finanziario del Paese. È fondamentale quindi valutare delle alternative che non vadano a peggiorare l’attuale dinamica.

Stefania Cirillo