Ormai il tempo è finito e le elezioni tanto discusse sono giunte. Quelle tra Viktor Orbán e Péter Magyar, infatti, rappresenta un possibile mutamento non solo per Budapest, ma anche per Bruxelles. Orbán, in questo senso, è riuscito negli ultimi mesi a mostrare concretamente cosa potrebbe accadere nel contesto Unione europea qualora vincesse. Per Magyar, invece, la situazione è differente: più indefinita e incerta. Quindi, ora che il 12 aprile è arrivato, anche l’Ue sta iniziando a valutare l’andamento futuro.
Elezioni in Ungheria con Orbán e Magyar, cosa si aspetta l’Ue?
Le ultime settimane sono state teatro di numerosi eventi e, molti di questi, hanno visto Viktor Orbán come protagonista. L’attuale primo ministro ungherese, infatti, è riuscito a diventare un vero e proprio ostacolo per Bruxelles. Uno dei casi più eclatanti è arrivato proprio agli inizi di marzo, quando Orbán ha posto il veto sul prestito destinato all’Ucraina antecedentemente concordato all’unanimità. Questo, come evidenziato anche dagli altri Stati membri, si è rivelato un precedente estremamente negativo. Anche le “pressioni” esterne non sono state sufficiente a convincere il primo ministro ungherese ad approvare il prestito, spinto da una questione strettamente legata all’oleodotto dell’Amicizia attualmente bloccato.
Accuse su accuse che Orbán sostiene ininterrottamente. Secondo quest’ultimo, infatti, Zelensky continua a bloccare l’oleodotto per ragioni che scindono dai danni tecnici. Tuttavia, il cambio di rotta del primo ministro ungherese non solo ha messo gli Stati membri in una posizione negativa, ma ha anche violato il principio di leale cooperazione (articolo 4, paragrafo 3, del Trattato sull’Unione Europea). Oltre a ciò il vicedirettore dell’Istituto per la Politica Europea, Dániel Hegedűs, afferma: «Dal 2014, il primo ministro Orbán si è radicalizzato dopo ogni singola vittoria elettorale. Anche se dovesse vincere, diventerà ancora più dipendente dai partenariati strategici con la Russia e con l’attuale amministrazione Trump».
In aggiunta, un insider di Fidesz (partito nazional-conservatore guidato da Orbán) ha sottolineato che, in caso di vittoria, l’attuale primo ministro intensificherà gli sforzi per aumentare l’influenza del gruppo conservatore. Un obiettivo così ambizioso da avere anche lo slogan «occuperemo Bruxelles». Anche se fino al giorno prima i sondaggi hanno rivelato una discreta preferenza per Magyar, i membri di Fidesz hanno continuato a sminuire i risultati affermando che sarà necessario vedere la mobilitazione effettiva durante le elezioni. Nel complesso l’Ue si aspetta, qualora vincesse Orbán, veti, radicalizzazione ed espansione della destra.
Un ottimismo moderato in caso di vittoria di Péter Magyar
Anche se Magyar, che ha fondato il partito Tisza due anni fa, si è occupato a ripristinare i legami ormai deteriorati dell’Ungheria con l’Unione europea e la Nato. Un impegno che indubbiamente è stato apprezzato da Bruxelles. Nonostante ciò, una possibile evoluzione con la vittoria di Magyar viene trattata con cautela. L’idea più quotata è che, in questo scenario, il veto posto al prestito verrebbe rimosso, adottando un approccio più costruttivo agli affari dell’Unione europea. Ma, come ribadito, l’ottimismo resta moderato. Magyar, infatti, ha già affermato che si opporrà al patto migratorio dell’Ue e a qualsivoglia accelerazione della richiesta di adesione dell’Ucraina.
Difatti, qualora fosse questo candidato a vincere, la sua priorità sarà quella di sbloccare i fondi Ue congelati per l’Ungheria. Ad oggi, dei 27 miliardi di euro stanziati per l’Ungheria 17 miliardi sono bloccati per problemi legati allo stato di diritto e ai rischi di corruzione. Secondo i diplomatici una parte potrebbe essere sbloccata se Budapest mostrasse la giusta volontà politica. Oltre a ciò, un altro passo potrebbe essere l’adesione dell’Ungheria alla Procura europea (Eppo). Hegedűs ha dichiarato: «L’adesione all’Eppo potrebbe dare al nuovo governo ungherese l’accesso a gran parte dei fondi di coesione sospesi, senza richiedere una grande trasformazione politica, solo in base al merito».
In generale, l’incertezza sui possibili cambiamenti resta. Tra questi, ad esempio, anche le legislazioni che colpiscono la comunità LGBTQ+. Magyar non solo non si è espresso in merito, ma non ha neanche commentato le scelte del governo Orbán contro la comunità. Nel contesto Ue, invece, un diplomatico ha descritto Péter Magyar come «un’opportunità per riavviare le relazioni tra l’Ue e l’Ungheria». Adesso è questione di ore prima di scoprire chi, tra Orbán e Magyar, vincerà ufficialmente le elezioni. Tutto il resto emergerà con il tempo. La mobilitazione dei cittadini, oggi, sarà il vero ago della bilancia.
Stefania Cirillo




