«Non penso alla situazione finanziaria degli americani»: a dirlo, nell’ambito degli ultimi colloqui con l’Iran, è Donald Trump.
Nonostante l’inflazione statunitense sia ai massimi storici da anni, il presidente americano non sembra essere minimamente preoccupato dalle difficoltà economiche causate dal conflitto. Al contrario, ha affermato che la crescente pressione finanziaria esercitata sui cittadini dalla guerra non lo starebbe motivando «nemmeno un po’» a raggiungere un accordo di pace con Teheran. «L’unica cosa che conta quando parlo dell’Iran è che non possa avere un’arma nucleare», ha ribadito in conferenza stampa alla Casa Bianca, prima di imbarcarsi su un aereo per laCina. «Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Penso a una sola cosa: non possiamo permettere all’Iran di avere un’arma nucleare. Tutto qui».
Le difficoltà economiche degli Stati Uniti fanno vacillare persino gli uomini del presidente
Le parole di Trump arrivano poche ore dopo la pubblicazione di nuovi dati ufficiali, che evidenziano come i prezzi negli Stati Uniti siano aumentati del 3,8% ad aprile, il ritmo più rapido dal 2023, trainato principalmente dai costi dell’energia, saliti vertiginosamente da quando USA e Israele hanno attaccato l’Iran alla fine di febbraio. Secondo l’AAA, il prezzo medio della benzina ha superato i 4,50 dollari al gallone, il livello più alto degli ultimi quattro anni. Anche i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti del 4%, le bollette di luce e gas sono salite alle stelle e le compagnie aeree hanno alzato le tariffe di oltre il 20%.
I più alti funzionari dell’amministrazione Trump hanno trascorso mesi a cercare di spiegare quando, o se, tali pressioni si attenueranno. A marzo, Chris Wright, il Segretario all’Energia statunitense, sosteneva che il carburante sarebbe potuto tornare ai livelli prebellici entro l’estate, ma domenica ha dichiarato di«non poter fare previsioni». Ad aprile, aveva detto alla CNN che un calo dei prezzi sotto i 3 dollari al gallone «potrebbe non verificarsi prima del prossimo anno». Lo stesso presidente, interpellato di recente, ha ipotizzato che i prezzi potrebbero scendere, «rimanere invariati o forse aumentare leggermente» entro novembre. Kevin Hassett, il principale consigliere economico deltycoon, si è mostrato più ottimista, ribadendo a Fox News che la ripresa arriverà «relativamente in fretta e certamente prima delle elezioni». Ha poi rivelato che lo stesso Trump gli avrebbe personalmente assicurato che «la guerra è vicina alla fine».
Trump minimizza, ma la fiducia dei consumatori è in calo
Le ripercussioni economiche della guerra si sono fatte sentire in tutto il mondo: l’inflazione sta accelerando anche in Australia, Canada e Corea del Sud. Le famiglie britanniche sono state avvertite di una nuova crisi del costo della vita, e i produttori asiatici stanno già trasferendo i costi più elevati lungo la catena di approvvigionamento. Secondo Marco Rubio, però, gli Stati Uniti, in quanto esportatori netti di petrolio, sarebbero «molto fortunati» e «in qualche misura protetti» dagli effetti peggiori. Martedì, il presidente ha fatto lo stesso paragone. Prima della guerra, ha detto, l’inflazione si attestava all’1,7%. Per lui, una soluzione al conflitto avrebbe portato a un «calo massiccio del prezzo del petrolio». Sostiene, inoltre, che le peggiori previsioni -greggio a 300 dollari al barile, crollo del mercato azionario del 25% o più- non si siano verificate. «Molti lo avevano previsto. Beh, non è successo», ha chiosato.
Un sondaggio dell’Università del Michigan, somministrato ad aprile, ha tuttavia evidenziato come la fiducia dei consumatori sia scesa a livelli che non si vedevano dal 2022, quando l’inflazione raggiunse il suo picco massimo da una generazione a causa delle perturbazioni provocate dal Covid-19.Le recenti apparizioni pubbliche di Trump sono state caratterizzate da vanti sul mercato azionario, minimizzazioni dei problemi legati all’inflazione e –almeno in un’occasione– un aggiornamento sull’aumento dei costi di una nuova sala da ballo alla Casa Bianca. Martedì ha insistito sul fatto che le sue politiche economiche starebbero funzionando «incredibilmente» e che, una volta terminato il conflitto in Medio Oriente, gli americani ne comprenderanno i benefici. «Quando questa guerra sarà finita, il petrolio crollerà, il mercato azionario salirà alle stelle e, sinceramente, penso che ci troviamo nell’età dell’oro», ha promesso. «Vedrete un’età dell’oro come non se ne sono mai viste prima».
Federica Checchia





