Martedì, il giudice federale Richard Leon ha disposto l’interruzione dei lavori in corso alla Casa Bianca per la costruzione della nuova sala da ricevimento voluta da Donald Trump. A stanziare i quattrocento milioni di dollari necessari per la sua ultimazione era stata una serie di donazioni private, tra le quali alcune da parte di Amazon, Google e dello stesso presidente. Leon, in carica da decenni, e nominato dal Repubblicano George W. Bush, ha accolto il ricorso del National Trust for Historic Preservation, un’associazione per la conservazione del patrimonio storico. Questa si era fermamente opposta al progetto, soprattutto a causa della demolizione, a ottobre, di una delle facciate della storica residenza presidenziale.

Come riferito dal giudice, «nessuna legge si avvicina nemmeno a conferire al presidente l’autorità che il presidente sostiene di avere». I lavori, dunque, potranno ripartire solo dopo l’approvazione del Congresso, nonostante Trump abbia più volte ribadito di non avere intenzione di rispettare l’iter, e di essere autorizzato a procedere in ogni caso. Il tribunale ha sospeso la sua ordinanza per quattordici giorni, riconoscendo che il caso sollevi «questioni nuove e rilevanti». È sicuro, inoltre, che il governo degli Stati Uniti ricorrerà in appello. La decisione, naturalmente, non riguarda la messa in sicurezza del palazzo; qualunque ulteriore modifica, al contrario, potrebbe essere oggetto di demolizione.

La reazione di Trump all’interruzione dei lavori per costruire la nuova sala da ricevimenti della Casa Bianca

Come prevedibile, la risposta di Trump non si è fatta attendere. Il presidente ha aspramente criticato l’associazione in un post sul suo social Truth. “Il National Trust for Historic Preservation mi fa causa per una sala da ballo che è in anticipo sui tempi previsti e con un budget inferiore a quello stimato, costruita senza alcun costo per i contribuenti e che sarà l’edificio più bello del suo genere al mondo. Poi vengo citato in giudizio da loro per la ristrutturazione del fatiscente e strutturalmente instabile ex Kennedy Center, ora Trump Kennedy Center (una dimostrazione di unità bipartisan, con un presidente repubblicano e uno democratico!), dove tutto ciò che faccio è riparare, pulire, gestire e “abbellire” un edificio malconcio da molti anni, ma potenzialmente di grande importanza”.

“Eppure”, prosegue il messaggio, “il National Trust for Historic Preservation, un gruppo di estremisti di sinistra i cui finanziamenti sono stati bloccati dal Congresso nel 2005, non fa causa alla Federal Reserve per un edificio che è stato decimato e distrutto, dentro e fuori, da un presidente della Fed incompetente e forse corrotto. L’edificio, un tempo magnifico, è sforato di MILIARDI di dollari, potrebbe non essere mai completato e potrebbe non essere mai inaugurato. Tutte le splendide mura interne sono state abbattute, per non essere mai più ricostruite, ma il National “Trust” for Historic Preservation non ha mai fatto nulla al riguardo! O forse hanno intentato causa contro la “FERROVIA PER IL NULLA” del governatore Gavin Newsom in California, che è costata MILIARDI in più del previsto e, probabilmente, non verrà mai inaugurata né utilizzata”.

L’invettiva si conclude con queste parole: “Così, la White House Ballroom e il Trump Kennedy Center, che sono al di sotto del budget, in anticipo sui tempi previsti e saranno tra gli edifici più magnifici del loro genere al mondo, vengono citati in giudizio da un gruppo che è stato tagliato fuori dal governo anni fa, mentre tutti i numerosi DISASTRI del nostro Paese vengono lasciati morire. Non ha molto senso, vero? Presidente DONALD J. TRUMP”.

Federica Checchia