Musica

Astor Piazzolla, il padre del Tango Nuevo

Sono passati 30 anni da quando il celebre compositore Astor Pantaleon Piazzolla ci ha lasciato. Nato in Argentina da una famiglia di origine italiana, si trasferisce a New York, dove vive fino a 16 anni. Nel 1957 la svolta definitiva: mette insieme il leggendario Octeto e inizia un cammino che negli anni lo porterà a staccarsi dalla tradizione.

Astor Piazzolla, l’assassino del tango

Astor Piazzolla, il padre del Tango Nuevo
Copyright BBC Radio 3

In Argentina il tango non è solo un ballo folkloristico per turisti. In Argentina il tango è una filosofia, un modo di vivere. In Argentina il tango è qualcosa di intoccabile. Nato nel 1880 nella regione del Río de la Plata, tra l’Uruguay e l’Argentina, è un’espressione popolare e artistica di questi due paesi. Rifiutato dalle classi alte, il tango, si diffonde nei quartieri periferici.

Ed è in questo contesto che Astor Piazzolla ha avuto la forza ed il coraggio di rigenerare il tango tradizionale per farne, mescolando sapientemente musica classica, jazz e strumenti elettronici, un genere universale. Una rivoluzione della musica argentina che gli provocò non pochi nemici nel Paese. Infatti, con la sua produzione, Piazzolla ha pagato a caro prezzo il desiderio di cambiare la tradizione fino a essere definito “l’assassino del tango” da tutti coloro che non riuscivano a capire, accettare e staccarsi da Carlos Gardel.

Sì, sono un nemico del tango; ma del tango come lo intendono loro. Se tutto è cambiato, deve cambiare anche la musica di Buenos Aires. Chi mi attacca non lo capisce né lo capirà mai. Io vado avanti“, disse Astor.

La nascita del Tango Nuevo

Piazzolla si trasferisce con i genitori a New York, dove vive fino a 16 anni. L’ingresso nel tango lo compie a 14 anni, quando incontra Carlos Gardel, la star del tango nel mondo. Ne rimane fulminato. Torna in Argentina negli anni 30 ed in poco tempo diventa il primo bandoneon dell’orchestra di Anibal Troilo, una delle più importanti formazioni di tango. Nel 1957 decide che il bandoneon gli va stretto e decide di fondare il leggendario Octeto. Inizia così un cammino che negli anni lo porterà a staccarsi completamente da quella che è la tradizione tanghera.

Probabilmente influenzato dagli anni passati a New York, ha trovato nel jazz un punto di riferimento per i suoi esperimenti. E’ molto probabile, inoltre, che la sua “visione” della musica passi anche dalle sue radici italiane, visto che l’Italia sarà per Piazzolla una seconda patria a livello musicale.

Ed è proprio in Italia che mette le basi di quello che sarà universalmente riconosciuto come Nuevo Tango: la tradizione viene riprodotta utilizzando strumenti elettrici. Viene fatto un largo uso della batteria ed il repertorio viene cantato da personalità come Mina, Milva ed Iva Zanicchi.

Libertango

Tra il 1976 e il 1983, durante la dittatura militare in Argentina, il musicista rimase a vivere in Italia. E’ nel nostro Paese, con musicisti italiani, che Astor Piazzolla ha inciso uno dei titoli più famosi della sua sterminata discografia l’album “Libertango“, costituito da otto tracce, tutte composte e orchestrate dallo stesso Piazzolla.

Libertango, il celebre brano che dà il nome all’intero lavoro, segna la svolta “elettrica e rivoluzionaria” nella produzione del musicista. Il titolo della canzone è costituito dall’unione dei termini “Libertad” e “Tango“, e simboleggia il passaggio di Piazzolla dal tango tradizionale al Tango Nuevo. L’organico è formato da eccellenti musicisti italiani tra cui Pino Presti e Tullio De Piscopo, determinanti, con il loro contributo, alla svolta stilistica del compositore argentino. Considerato come la “lettera di presentazione” di Piazzolla al pubblico europeo, per poi affermarsi a livello mondiale, Libertango, vanta numerose versioni realizzate negli anni a venire da moltissimi artisti e nei generi più disparati, che ne hanno accresciuto la fortuna.

Parti della registrazione originale hanno invece fatto da colonna sonora a diversi spot pubblicitari televisivi, come ad esempio per il brandy “Vecchia Romagna” e per alcuni modelli della Volvo. Nel 1988 il regista Roman Polansky ha inserito Libertango nel film Frantic. Ma è nel 1997 che entrerà nell’immaginatìrio collettivo, grazie al film “Lezioni di Tango” di Sally Potter.

Sempre con musicisti italiani, e sempre con Tullio De Piscopo, ha registrato lo storico album con Gerry Mulligan, celebrando definitivamente il matrimonio tra jazz e tango. Un capolavoro!

L’eredità di Astor Piazzolla

Il compositore italo argentino con il tango nuevo ha creato, non solo uno stile di musica, ma anche uno stile di ballo che i ballerini tradizionalisti rifiutano come tango. Molto raramente veniva proposto nelle ‘milonghe’, era considerata musica d’ascolto.

Per capirci il tango è un ballo basato sull’improvvisazione, caratterizzato dall’eleganza e dalla passionalità. Il passo base del tango è il normale passo di una camminata. Poche regole semplici dettano i limiti dell’improvvisazione: il leader guida, il follower segue.

Il tango nuevo dà risalto ad un’analisi strutturale del ballo ed è il risultato del lavoro “del gruppo di ricerca di Tango” formato da Gustavo Naveira e Fabian Salas negli anni 90. I due ballerini iniziarono a chiedersi non solo come fare una figura, ma il perché quella determinata figura funzionava in una data maniera. È uno stile estremamente naturale e semplice che ricerca la spontaneità e l’improvvisazione in ogni istante. Si è così sviluppato un nuovo stile di ballo, denominato “Tango Nuevo” i cui interpreti più famosi sono Gustavo Naveira, Fabian Salas, Sebastian Arce e Mariano Chicho Frumboli.

Negli ultimi anni diversi gruppi, che con l’uso di strumenti elettrici, sintetizzatori e percussioni, uniti alla contaminazione con altri stili, hanno portato il tango tra un pubblico più giovane e viene messo spesso nelle milonghe e ballato da tutti. Tra i gruppi più interessanti consigliamo: Tanghetto, Bajofondo, Electrocutango, Gotan Project ed Otros Aires.

Alessandro Carugini

Seguici su Google News

Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.
Back to top button