Cultura

Carmelo Bene, oltre la dissacrazione

Nasce il primo settembre 1937 a Campi Salentina, in provincia di Lecce, Carmelo Bene, attore, regista, enfant terrible della drammaturgia

Debutto di fuoco con l’opera di Albert Camus

E’ il 2 ottobre 1959, al Teatro delle Arti di Roma, va in scena Caligola di Albert Camus, del 1944, diretto da Alberto Ruggiero, con  costumi e  scenografia di Titus Vossberg. Debutta l’attore Carmelo Bene, diciassette anni,  taglio di capelli stile impero romano, parole senza tono, in contrasto con gli occhi grandi e mobili. Alla fine il ragazzo rompe lo specchio e colpisce con le schegge gli spettatori seduti davanti gridando  “Gli uomini muoiono e non sono felici!”.

CARMELO BENE - PHOTO CREDITS: WEB
CARMELO BENE – PHOTO CREDITS: WEB

Albert Camus concede i diritti d’autore di Caligola a due debuttanti

Il pubblico per lui si divide in ammiratori e detrattori e sarà così sempre, fino alla morte. Solo a lui e al regista Ruggiero, per giunta senza chiedere un soldo,  il premio Nobel per la letteratura Albert Camus ha concesso i diritti d’autore per la sua opera e loro sono solo due debuttanti. Prima di loro c’era riuscito solo Gerarde Philipe che però, secondo lo scrittore francese, non si è dimostrato all’altezza. Chiaro che ci fosse molta attesa per questo spettacolo che alla fine non ha tradito le aspettative.

CARMELO BENE - L'ATTORE GERARDE PHILIPE PHOTO CREDITS: WEB
CARMELO BENE – L’ATTORE GERARDE PHILIPE PHOTO CREDITS: WEB

Il Caligola di Carmelo Bene, spettacolo molto atteso. La recensione sul Time

Fra il pubblico politici, letterati, registi come Roberto Rossellini e  il critico e giornalista John Francis Lane che scrive di lui sul Time della sua interpretazione molto sopra le righe. Sembra che abbia addirittura schiaffeggiato uno spettatore delle prime file che incautamente si era addormentato. Lui è Caligola, il tiranno, fino in fondo. Massacrare il teatro moderno, questa la sua intenzione, dichiarata fin dagli esordi.

CARMELO BENE, INSIEME ALL'ATTRICE LIDIA MANCINELLI - PHOTO CREDITS: WEB
CARMELO BENE, INSIEME ALL’ATTRICE LIDIA MANCINELLI – PHOTO CREDITS: WEB

Riproporre fedelmente un testo teatrale è la vera blasfemia

Convinto che riproporre fedelmente l’opera teatrale fosse la vera blasfemia, tipica di un certo tipo di teatro, quello borghese, statico e artificioso, che è deciso a combattere o per lo meno a mettere in crisi. Recitare un testo per lui è impossibile, senza considerare che, fedele alla poetica di Antonine Artaud, l’opera teatrale non può e non deve esaurirsi nelle parole del testo, ma essere totalizzante, attivare tutti i sensi e il corpo, conquistare lo spazio e immergervisi.

L’attore ricrea l’opera

L’attore deve, con la riscrittura scenica, ricreare l’opera. A sostenere le sue istanze il filosofo francese post strutturalista Gilles Deleuze, assieme al quale firma il saggio Sovrapposizioni, pubblicato nel 1978 sia in Italia che in Francia. Diviso in tre parti, il saggio parla appunto della riscrittura del testo teatrale, in questo caso il Riccardo III di William Shakespeare, che nel teatro di Carmelo Bene procede per sottrazione.

Sottrarre dall’opera “tutto quanto costituisce elemento di potere, nella lingua e nei gesti, e nella rappresentazione e nel rappresentato”. Si arriva così al “testo a monte”, “minore, sfuggito al processo di sedimentazione e cristallizzazione dei significati “.

Il Lorenzaccio e la concezione del tempo come Aion

Lorenzaccio al di là di Alfred De Musset e Benedetto Varchi, è un’altra tra le opere di forte cesura, datata 1986 e portata in scena l’anno dopo, il 4 novembre 1987 al Ridotto del Teatro comunale di Firenze. A Lorenzino de’ Medici, chiamato spregiativamente dai posteri Lorenzaccio (1514-1548) antieroe e antiumanista, passato ala storia per aver ucciso il cugino Alessandro, Carmelo Bene dedica l’opera che lui definisce un “ultimatum al teatro”, “la fine del dicibile, dell’ascolto, dell’immagine”, una “liquidazione della storia e della psicanalisi”.

CARMELO BENE - PHOTO CREDITS: WEB
CARMELO BENE – PHOTO CREDITS: WEB

Aion, l’unico concetto di tempo possibile in teatro

Benché ci abbia lavoro per tre anni, coerente con la sua idea di teatro immerso nel tempo aion, il tempo non quantificato, potente e capace di dividersi nello stesso momento in passato e futuro, non fa mai le prove. Anni dopo, ospite di Maurizio Costanzo il 23 ottobre 1995 alla trasmissione Uno contro tutti, spiega che questo concetto del tempo, di matrice stoica, è l’unico possibile per il suo teatro. Così come, per il Lorenzaccio, gli è stato necessario riuscire a non programmare nulla nelle situazioni che gli sarebbero capitate in scena.

CARMELO BENE - CRISTO '63 - PHOTO CREDITS: WEB
CARMELO BENE – CRISTO ’63 – PHOTO CREDITS: WEB

La blasfemia e la volgarità di Cristo ’63

Tra le sue tante opere scandalose, non si può non ricordare la blasfema Cristo ’63, andata in scena una sola volta, nel 1963, al Teatro Laboratorio di Roma, filmata da Alberto Griffi, con Claudio Abate fotografo di scena.  Lo spettacolo ripercorre gli ultimi momenti della vita di Gesù, dopo l’ultima cena. Senza alcun copione e basato sull’improvvisazione, con Carmelo Bene nei panni del Cristo e l’attore argentino Alberto Greco in quelli dell’apostolo Giovanni.

LIDIA MANCINELLI, ATTRICE - PHOTO CREDITS: WEB
LIDIA MANCINELLI, ATTRICE – PHOTO CREDITS: WEB

Opera giudicata oscena per la rappresentazione poco rispettosa dell’episodio della crocifissione, e involgarita dal  comportamento sconsiderato dell’attore argentino che, sotto l’effetto dell’alcol, urina in scena, viene bloccata dalla polizia. Carmelo Bene si dà alla fuga, ma è condannato in contumacia a otto mesi con la condizionale. L’accusa: atti osceni in luogo pubblico, turpiloquio, vilipendio e oltraggio.

La chiusura del Teatro Laboratorio di Roma

Le cronache raccontano che si sia dato alla macchia per un mese, aiutato da alcuni amici nordafricani. Il Teatro Laboratorio, allestito a Roma due anni prima, nel 1961, viene chiuso, il processo a Bene va avanti per qualche anno fino a quando viene assolto. Mentre Cristo ’63 avrà un’unica replica, nella villa di una facoltosa gallerista che chiede vengano riproposti anche i tafferugli.

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Il cinema: Edipo Re con Pasolini e Nostra signora dei Turchi premiato a Venezia

Dopo la parentesi cinematografica segnata dall’incontro con Pier Paolo Pasolini con cui gira Edipo Re nel 1967 e nel 1968 con il film Nostra signora dei Turchi che gli vale il leone d’argento al Festival di Venezia, nel 1974 porta in televisione l’innovativo Spettacolo-Concerto Majakovskij già portato in scena a teatro, del 1960, dove Carmelo Bene recitava da solo, accompagnato dalla musica di Sylvano Bussotti.

Lo Spettacolo-Concerto Majakovskij

Il debutto era stato al Teatro La Ribalta dove per la prima volta veniva proposto un recital con attore e musicista insieme sulla scena. Dopo le repliche al Teatro Laboratorio di Roma, l’opera viene appunto ripresa in televisione e intitolata Quattro diversi modi di morire in versi. Blok-Majakovskij-Esènin-Pasternak.

Figura controversa, ammirato e detestato, tra i suoi sostenitori Eugenio Montale, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Pierre Klossowskij, oltre aia già citati Gilles Deleuze e Pier Paolo Pasolini. Muore il 16 marzo 2002 dopo una lunga malattia.

Anna Cavallo

la blasfemia

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