Il regista e attore statunitense Rob Reiner, settantotto anni, e sua moglie Michele Singer Reiner, sessantotto, sono stati trovati senza vita nella loro abitazione di Hollywood. A fare la terribile scoperta, nel tardo pomeriggio di domenica, sarebbe stata la figlia della coppia, che avrebbe allertato immediatamente la polizia di Los Angeles. Stando a quanto riportato dalla stampa internazionale, gli investigatori starebbero considerando il caso come un omicidio; i due sarebbero stati accoltellati, e il principale sospettati sarebbe il figlio Nick, trentadue anni.

La famiglia ha confermato il loro decesso attraverso un breve comunicato che recita: «È con profondo dolore che annunciamo la tragica scomparsa di Michele e Rob. Siamo distrutti da questa perdita improvvisa e chiediamo rispetto e privacy in questo momento estremamente difficile». L’industria cinematografica si ritrova, inaspettatamente, a piangere la scomparsa di un regista amato e rispettato nel settore che, specialmente a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ha realizzato pellicole di vario genere, dalla rom-com agli horror, al fantasy.

Rob Reiner e il sodalizio con Stephen King

Rob reiner
Una scena del film “Stand By Me”, diretto da Rob Reiner

Impossibile, per chi, in quegli anni, era già grandicello, non ricordare Stand By Me, il film del 1986 tratto dal racconto The Body, contenuto nella raccolta Different Seasons di Stephen King. Si tratta di un’avventura che si mescola con il coming of age: protagonisti del lungometraggio sono quattro amici di dodici anni, alle prese con un cadavere da trovare e con un viaggio che permettera loro di maturare e crescere interiormente.

La collaborazione con l’autore statunitense si rinnova anche nel thriller Misery non deve morire, ispirato al romanzo Misery, del 1987. James Caan e un’incredibile Kathy Bates portano sul grande schermo lo scrittore Paul Sheldon e «la sua ammiratrice numero uno», Annie Wilkes, ruolo per cui l’attrice ha vinto un premio Oscar. La pellicola segue, in un crescendo di tensione e ossessione, la complessa dinamica tra i due, fino ad arrivare al climax finale.

Tra commedie e film drammatici

Di tutt’altro genere è la deliziosa commedia romantica Harry ti presento Sally, che racconta l’amicizia tra Harry Burns (Billy Crystal) e Sally Albright (Meg Ryan), destinata a evolversi in altro. Piccola curiosità: nel film compare in un cameo la madre del regista, Estelle Reiner, ed è proprio lei a pronunciare la celebre battuta «Quello che ha preso la signorina!».

Nel 2005, invece, Reiner ha diretto Vizi di famiglia, una commedia che si intreccia al cult movie di Mike Nichols Il laureato, basato sull’omonimo libro di Charles Webb. Tra equivoci e citazioni cinematografiche, il film non ha ottenuto incassi memorabili al botteghino, ma ha saputo dimostrare ancora una volta la capacità del regista di confrontarsi con tematiche e registri diversi.

Nel 2007, il commovente e ironico Non è mai troppo tardi ha unito Jack Nicholson e Morgan Freeman per una storia delicata e profonda. Inizialmente i due protagonisti non si sopportano ma, dopo aver ricevuto simultaneamente una prognosi di sei mesi di vita, decidono di unire le forze per vivere al meglio il tempo rimasto, compilando una lista di cose da fare prima di morire e tentando di spuntare tutte le caselle, insieme.

Federica Checchia