Fresco di vittoria al Korea Film Fest 2024, ventiduesima edizione della rassegna fiorentina dedicata al cinema sudcoreano, Cobweb è l’ultima fatica di Kim Jee-woon. Il regista, noto per la sua capacità di confrontarsi con naturalezza con qualsiasi genere, era in gara nella sezione “Orizzonti coreani”.
Il film è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 2023, ottenendo una buona accoglienza. Lo scorso 29 marzo, ha invece trionfato nella serata finale della kermesse toscana, svoltasi nell’ormai storica sede del Cinema La Compagnia. La giuria, presieduta da Elisabetta Vagaggini, ha assegnato il premio con la seguente motivazione: «Per la capacità di raccontare il cinema e mescolare in maniera innovativa i generi thriller, horror e commedia con virtuosi salti temporali tra verità e finzione. Per la maestria registica nel ritmo e nell’ironia della scrittura, oltre a quella delle interpretazioni degli attori, tra cui spicca quella del protagonista Song Kang-ho. Per la capacità straordinaria di stare in equilibrio sul sottile diaframma che separa il dramma dalla commedia, la realtà dalla finzione, portando lo spettatore a riflettere sul confronto continuo tra arte e vita».
Cobweb: trama e cast della pellicola

Perno della vicenda, ambientata negli anni Settanta, è il regista Kim Ki-yeol. Convintosi che il suo ultimo lungometraggio, intitolato appunto Cobweb, potrebbe diventare un capolavoro, se solo riuscisse a trovare il modo di rigirare il finale, Director Kim si mette all’opera in gran segreto. A pendere sulla sua testa, più di una spada di Damocle: le riprese non dovranno durare più di due giorni e la severa censura governativa incombe su di lui. Come se non bastasse, il cast, richiamato in fretta e furia, è perplesso, capriccioso e ingestibile. Tra incidenti di scena, litigi furiosi, problemi tecnici e ripensamenti, il set si trasforma, dunque, in un vero e proprio campo di battaglia.
A vestire i panni di Kim Ki-yeol, una vecchia conoscenza del Maestro Kim Jee-woon: l’attore Song Kang-ho. Noto al grande pubblico per la sua interpretazione in Parasite, film del 2019 di Bong Joon-ho che si è aggiudicato quattro premi Oscar, Song Kang-ho è una delle star più acclamate del panorama sudcoreano. Grazie alla sua inconfondibile mimica e alla sua ecletticità, ha preso parte a diverse pellicole di successo, alcune delle quali dirette dallo stesso Kim Jee-woon. Tra i due, ormai, la collaborazione lavorativa si è trasformata in una solida amicizia. Tra gli altri interpreti, Krystal, pseudonimo di Chrystal Soo Jung, membro del girl group f(x) e del gruppo SM the Ballad. A lei, il ruolo della viziata Han Yu-rim.
Il meta-cinema di Kim Jee-woon
Cobweb è una vera e propria dedica al mondo del cinema, nonostante il registro ironico e addirittura dissacrante adottato per affrontare l’argomento. La fitta rete di equivoci, intrecci e imprevisti offrono uno spaccato volutamente esagerato, ma verosimile, di cosa si nasconda dietro la produzione di un film, e Kim Jee-woon mostra luci e ombre dietro la cinepresa senza risparmiarsi e senza risparmiare colpi, anche bassi, ad alcuna categoria. Direttori artistici, finanziatori, divi e starlette: tutti finiscono nel mirino e non ne escono di certo illesi.
Il caustico humor, cupo, a tratti quasi nero, non riesce a coprire l’evidente amore del regista, sia quello reale, che quello fittizio, per il proprio lavoro. La crisi professionale di Director Kim s’intreccia con un malessere personale, e la sua storia è quella di ogni creativo, abituato a volare con la propria fantasia, ma ingabbiato dalla praticità di una realtà che non riesce a tenere il passo dell’immaginazione. Il desiderio di dare vita a qualcosa di perfetto, qualcosa che verrà ricordato e acclamato è un motore irresistibile, ma è necessario fare i conti con l’aspetto economico, la capacità dell’artista di comprendere un personaggio e, triste ma vero, con i propri limiti.
Le scelte stilistiche e il legame con l’Italia
Il sapiente utilizzo del bianco e nero, al quale si ricorre per differenziare le scene che si stanno girando dal tempo della narrazione, è una trovata semplice, ma geniale. L’esasperata drammaticità del Cobweb di Director Kim, una sorta di polpettone melodrammatico con aspirazioni thriller, ma dalle tinte grottesche, s’interseca con la sgargiante Corea del Sud degli anni Settanta, nella quale si svolgono gli eventi. Un periodo storico di molto precedente al boom della cultura e del cinema sudcoreano degli ultimi anni, ma ricco di energia e dinamicità, accentuate da colori caldi e outfit estrosi.
Una scelta, quella del black & white, che sembrerebbe voler celebrare un’epoca lontana. Un percorso che richiama i vecchi noir francesi, ma anche il Neorealismo e del cinema d’autore italiano, che lo stesso Kim Jee-woon ha confermato di conoscere molto bene. Durante la conferenza stampa tenutasi in occasione del Korea Film Fest, il direttore ha parlato della sua educazione cinematografica, iniziata in tenera età e arricchita dalla visione di classici della nostra storia. Antonioni, Visconti, Rossellini, e tanti altri. Fonte d’ispirazione e oggetto di studio da parte del regista, ammaliato dall’atmosfera e dalla poesia del passato del Bel Paese. Alle sue dichiarazioni, hanno fatto eco quelle di Song Kang-ho, anch’egli appassionato sostenitore dei film made in Italy.
Cobweb è una pellicola originale, ricca di spunti e realistica, pur nella sua eccentricità. Una dimostrazione pratica della qualità del cinema sudcoreano, in grado di spaziare dal drammatico alla commedia con intelligenza e sensibilità, e destinata a ricoprire un posto sempre più centrale nel panorama globale.
Federica Checchia
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