Non c’è Leonardo senza Martin, non c’è Martin senza Leonardo. Eclettiche facce della stessa medaglia, oramai è impossibile parlare di uno senza che il pensiero vada alla sua controparte. Quello tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio, mostri sacri del cinema contemporaneo, è un sodalizio nato nel lontano 2002, con il monumentale Gangs of New York, e rafforzatosi nel successivo ventennio, attraverso una serie di pellicole indimenticabili.

The Aviator, The Departed, Shutter Island, The Wolf of Wall Street; e poi ancora The Audition, brillante cortometraggio in cui la star di Titanic interpreta se stesso, insieme a Brad Pitt e a Robert De Niro, altro attore-feticcio del regista italoamericano, che ha il merito di aver segnalato, in tempi non sospetti, il giovane Leo, allora emergente, al suo futuro mentore. Un successo dopo l’altro, fino all’ultima collaborazione, nel western Killers of the Flower Moon, attualmente nelle sale, destinato a diventare l’ennesimo capolavoro della coppia d’oro di Hollywood.

DiCaprio e Scorsese, la lunga attesa per l’Oscar

Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio

Un duo amato e idolatrato in tutto il mondo, ma non sempre fortunato: nonostante l’indiscutibile qualità dei film e il talento recitativo del divo per eccellenza, al dream team manca ancora qualcosa: la tanto agognata statuetta dorata. La pariglia, nel corso del tempo, ha ottenuto ben più di una nomination agli Academy Awards, eppure, fino ad oggi, è rimasta a bocca asciutta. L’obiettivo è stato sfiorato in diverse occasioni e, nel 2006, Scorsese l’ha spuntata nella sua categoria, grazie a The Departed, adattamento a stelle e strisce di Infernal Affairs, trilogia di thriller made in Hong Kong.

DiCaprio, invece, ha dovuto aspettare ancora dieci anni prima di ricevere il giusto riconoscimento per le sue performance. A spezzare la maledizione delle innumerevoli candidature terminate in un nulla di fatto, è stato Alejandro G. Iñárritu, al quale dobbiamo opere come Birdman e Babel e che, grazie al colossale The Revenant, ha consentito al fuoriclasse dagli occhi blu di aggiudicarsi, dopo una lunga agonia e una considerevole quantità di meme dedicati alla sua cattiva sorte, il tanto desiderato Oscar, nel febbraio 2016. Ovviamente, nell’ormai leggendario acceptance speech, non sono mancate da parte dell’interprete parole di affettuoso apprezzamento nei confronti del suo padre spirituale.

Killers of the Flower Moon, sarà la volta buona per DiCaprio e Scorsese?

Una gratificazione condivisa, una ciliegina sulla torta ancora assente nell’incredibile carnet dei due artisti, ma che, per fortuna, non ha impedito loro di proseguire il rapporto personale e lavorativo, giudicato uno dei più redditizi nella storia della Settima Arte: l’ammontare degli incassi ottenuti nelle prime cinque comuni fatiche cinematografiche si aggira intorno agli 1.3 miliardi di dollari. Una bella consolazione, per i più snobbati di sempre dalle giurie.

Il vento, tuttavia, potrebbe cambiare con Killers of the Flower Moon. Giudicato dalla critica come uno dei lavori più imponenti della carriera del genio della cinepresa, nel film vediamo incontrarsi, per la prima volta in un suo lungometraggio, entrambi prediletti, DiCaprio e De Niro; e, seppure più di qualcuno abbia parlato di attriti e discussioni tra i due protagonisti, causati, pare, dal perfezionismo maniacale di Leonardo, la triade ci ha donato un prodotto di ineguagliabile intensità e senz’altro competitivo. Nella accesa sfida verso la Notte di Los Angeles, i nostri dovranno vedersela con avversari di tutto rispetto, dal crudele Oppenheimer di Christopher Nolan, trainato da un glaciale e impeccabile Cillian Murphy, a Napoleon, impreziosito dal camaleontico Joaquin Phoenix. Non sarà una passeggiata, ma chissà, magari il 6 si rivelerà essere davvero il numero magico. The boys are back, e vogliono vincere.

Federica Checchia

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