Discorso Matteotti: la contestazione pronunciata il 30 maggio 1924 contro la maggioranza fascista in Parlamento. Azione che costò la vita al deputato antifascista. Ricordando un personaggio storico fondamentale e i fatti del giorno.
Discorso Matteotti, coraggio antifascista
Il 30 maggio del 1924 era trascorso poco più di un mese dalle elezioni del 6 aprile. Il Partito Nazionale Fascista godeva ora di una maggioranza preponderante, capace di rimaneggiare la Costituzione. Nella Camera dei Deputati Giacomo Matteotti chiede la parola contestando la validità dei risultati delle elezioni. L’argomento di un’orazione che passerà alla storia per coraggio e temerarietà: il discorso Matteotti scarnifica una menzogna lampante, ovvero, la validità di quelle elezioni, così poco pulite, così evidentemente falsate.

Matteotti si rivolge con coraggio all’assemblea, per due terzi formata dagli uomini di Mussolini e afferma ad alta voce ciò che in tanti non avevano avuto il coraggio di affermare: non c’erano state libere elezioni, erano nel bel mezzo di un colpo di Stato. Le accuse che il socialista muove ai fascisti sono chiare: estorsione di voti.
Discorso Matteotti, le proteste fasciste in Parlamento
Giacomo Matteotti discusse anche la coerenza interna del movimento fascista, il quale predicava la libertà decisionale dei cittadini, ma di fatto la sopprimeva. Queste estorsioni in termini di elezione erano la prova. I deputati fascisti iniziarono a protestare contro il discorso intavolato da Matteotti: nonostante le interruzioni da parte dei fascisti, il deputato socialista continuò imperterrito a denunciare tutte le ragioni per cui, quelle elezioni, si presentavano come una farsa. Giacomo Suardo, un deputato fascista, abbandonò addirittura l’aula in segno di protesta. Così recitava il famoso discorso Matteotti:
«Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. […] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. […] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse»
Terminato il suo discorso, quasi profetico, si rivolse ai suoi compagni di partito, dicendo:
«Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.»
Rapimento ed omicidio
Già durante la Prima Guerra Mondiale si era distinto per la sua posizione neutralista ed antimilitarista.Opinione che gli era valsa tre anni di confino. Idealista ed antifascista, Matteotti diviene anche vittima del primo omicidio politico del regime. ll 10 Giugno 1924, infatti, fu rapito ed in seguito ucciso mentre si dirigeva a Palazzo Montecitorio. In un primo momento Benito Mussolini espresse il suo dolore e la sua vicinanza per la morte del deputato; solo con il discorso del 3 gennaio 1925 dichiarerà la sua responsabilità storica e politica riguardo l’omicidio.
Eventi storici del giorno
30 maggio 1588: l’ultimo galeone spagnolo dell’Invincibile Armata salpa verso l’Inghilterra per minacciare il regno di Elisabetta I: l’Armata verrà sconfitta. Nel 1635 finisce, invece, la Guerra dei Trent’anni, con la pace di Praga. Si conclude così la stagione dei conflitti tra cattolici e protestanti nel Sacro Romano Impero. Il 30 maggio ospita l’epilogo di un’altro storico conflitto nel 1814, con il Trattato di Parigi. Si tratta della conclusione delle Guerre Napoleoniche, che videro la Francia tornare ai suoi confini del 1792 e Napoleone Bonaparte esiliato presso l’isola d’Elba. 30 maggio 1848: infuriava la battaglia tra le forze del Regno di Sardegna e quelle austriache. L’esercito italiano, guidato dal re Carlo Alberto, si contendeva con il generale Radetzky le aree del Regno Lombardo-Veneto. Mentre, il 30 maggio è una data legata alla lotta dei totalitarismi anche fuori dall’Italia. Nella stessa data della coraggiosa denuncia di Matteotti, nel 1989 gli studenti cinesi coinvolti nelle proteste di piazza TianAnMen, erigono una statua davanti all’immagine di Mao Tse-Tung. La statua chiamata dea della democrazia, simboleggiava la libertà che gli studenti opponevano al totalitarismo comunista.




