Cultura

Ecate, la dea oscura dei morti e degli spettri e il mito delle Empuse nella mitologia greca

Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, la dea Ecate; sovrana dei demoni, dei morti e degli spettri. Storia, diffusione, tradizioni all’interno della cultura classica.

Ecate, dea della magia e signora dell’oscurità

Quella di Ecate è, probabilmente, una delle figure più controverse della mitologia greca e latina. Sovrana sinistra della magia, divinità dell’oscurità, la sua egemonia prevedeva il dominio sui demoni, la notte, la luna, i morti, le anime e i fantasmi. Per tutti questi motivi era invocata da chi praticava stregoneria, magia nera e necromanzia; una forma di divinazione in cui si cercano di invocare gli spiriti dei defunti. Nonostante regnasse su elementi inquietanti, Ecate era una delle divinità adorate nell’antica Atene come protettrice della famiglia (oikos), insieme ad altre quattro divinità: Zeus, Estia, Hermes e Apollo. Nella mitologia latina era conosciuta come Hekate o Hekat. La sua genealogia presenta diverse interpretazioni; secondo la Teogonia di Esiodo è figlia di Asteria e del titano Perse mentre, per altri autori, di Zeus e Asteria.

Inoltre, secondo il poeta greco Apollonio Rodio, Ecate era la madre di Scilla generata da Forco; divinità primordiale raffigurante i pericoli nascosti nelle profondità marine. Secondo lo storico Diodoro Siculo, invece, fu madre di Circe, Medea e Eete. L’etimologia del nome deriva da Hekatos, un sinistro epiteto con cui era soprannominato il dio Apollo. La traduzione del suo nome è resa in vari modi: ”colei che opera da lontano e che colpisce”. Ma, per alcuni, il suo appellativo deriverebbe invece da un termine greco che la indica come dispensatrice di desideri; per altri, dalla radice del lemma greco ”cento” alludendo alle svariate forme che può assumere.

Arti magiche, stregoneria e origini

Arcaicamente era una divinità delle terre selvagge e del parto probabilmente proveniente dalla Tracia o dalla Tessaglia. Solo nell’Alessandria tolemaica ottiene la connotazione di sovrana della stregoneria, delle arti magiche e degli spettri un ruolo diffuso, successivamente, nella cultura post-rinascimentale fino ad oggi; attualmente, infatti, Ecate è considerata esclusivamente come dea sinistra dall’oscura potenza. Ecate è anche una divinità psicopompa, capace di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli dei e il regno dei morti. Spesso è raffigurata con delle torce in mano proprio per sottolineare questa peculiarità, essendo in grado di accompagnare anche i vivi negli inferi. L’iconografia classica la rappresenta spesso accompagnata da spettri e tre cani infernali ululanti o con sembianze di un cane. A tal proposito si usava mettere agli incroci delle strade piccole offerte in modo da renderla propizia; un’operazione svolta, principalmente, l’ultimo giorno di ogni mese in quanto le era dedicato. Considerata protettrice delle strade, degli incroci e dei passaggi, si era soliti porre le sue statue davanti alle cose o lungo le vie e i sentieri in segno di protezione.

Ecate, la trivia dea degli incantesimi

Ecate, nonostante sia considerata divinità dei morti, degli spettri e degli incantesimi è nota anche come trivia poiché raffigurata come triplice: giovane, adulta/madre e vecchia. La sua figura era associata anche ai cicli lunari e, allo stesso modo, accadeva con altre divinità femminili: Perseide rappresentava la Luna nuova,  Artemide ( Diana per i latini) è la dea della Luna crescenteSelene personificava la Luna piena ed Ecate la Luna calante. A volte, si identificava Perseide con Ecate in quanto le ninfe figlie di Oceano e Teti sono associati alla magia e alla stregoneria. La dea oscura degli incantesimi appare anche nel mito di Persefone: nella vicenda mitologica è lei che ode le grida disperate della futura regina degli inferi rapita da Ade presso il Lago Pergura: portale d’accesso verso il regno dei morti.

Successivamente, è la stessa Ecate ad avvertire della vicenda la madre Demetra, custode dei cicli di vita e morte, della fertilità e del matrimonio. Inoltre, come divinità psicopompa, si ritiene che fosse la stessa dea dei morti e degli spettri ad accompagnare Persefone nei suoi viaggi dall’Oltretomba al mondo dei vivi, come recitava l’accordo con Ade: sei mesi nel mondo dell’Oltretomba e sei mesi sulla Terra. All’interno dell’ Inno Orfico dedicato alla figura della dea, quest’ultima è così descritta:

“Ecate protettrice delle strade celebro, trivia, amabile,
celeste e terrestre e marina, dal manto color croco,
sepolcrale, baccheggiante, con le anime dei morti,
figlia di Perse, amante della solitudine, superba dei cervi,
notturna, protettrice dei cani, regina invincibile,
annunciata dal ruggito delle belve, senza cintura, d’aspetto imbattibile,
domatrice di tori, signora che custodisce tutto il cosmo,
guida, ninfa, nutrice dei giovani, frequentatrice dei monti,
supplicando la fanciulla di assistere alle pie celebrazioni
benevola verso il bovaro sempre con animo gioioso”.

Le Empuse

Le Empuse sono mostri femminili considerate, insieme alle Lamie, una sorta di vampiri primordiali in quanto si nutrivano di carne umana e sangue. Erano ancelle della dea Ecate, o forse sue figlie e avevano l’abitudine di terrorizzare i viaggiatori. Spaventavano i passanti e divoravano chiunque percorreva sentieri o strade. Loro peculiarità era assumere qualsiasi forma: potevano presentarsi come cagne fameliche, vacche o nelle sembianze di donne affascinanti. Attraverso la forma di fanciulle avvenenti, attraevano gli uomini per poi giacere con essi e succhiar loro l’essenza vitale; l’obiettivo era condurli alla morte. Unico modo per sfuggire alle loro grinfie era di offenderle urlando. Spesso le Empuse si identificano anche con le Lamie, ma l’origine del mito è differente; le Lamie, infatti, erano figure femminili metà umane e metà animali appartenenti più all’iconografia delle Strigae; si rappresentavano come rapitrici di bambini o fantasmi seduttori che, come le Empuse, adescavano giovani uomini.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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