Esteri

Etiopia, i ribelli sono alle porte di Addis Abeba: le preoccupazioni dell’ONU

L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato un dossier in cui denuncia l’escalation di violenza in Etiopia. Esecuzioni extragiudiziari, torture, rapimenti, violenze sessuali e stupri di gruppo sono in aumento. I ribelli separatisti sono arrivati alle porte di Addis Abeba, capitale dell’Etiopia.

La situazione in Etiopia: i ribelli vicini ad Addis Abeba

Martedì il Governo Etiope guidato da Abiy Ahmed aveva dichiarato lo stato di emergenza, dopo che i ribelli del Tirgé hanno preso il controllo di due città etiopi. La preoccupazione principale era che i ribelli entrassero ad Addis Abeba per assediarla. Secondo una fonte diplomatica in Etiopia alla CNN, i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigré e dell’Esercito di liberazione degli Oromo si trovano nelle periferie della capitale Addis Abeba. La stessa fonte riporta che i due eserciti ribelli avrebbero le capacità e la forza militare per entrare ad Addis Abeba se volessero, ma sembrerebbero propensi a cercare un accordo con il Governo etiope.

Dopo aver indetto lo stato di emergenza su tutto il territorio etiope, il Governo ha chiesto agli abitanti della capitale di prepararsi a difenderla in caso di attacco. “Tutti gli abitanti devono organizzarsi quartiere per quartiere, isolato per isolato, per proteggere la pace e la sicurezza. Devono farlo coordinandosi con le forze di sicurezza”, ha detto Kenea Yadeta, responsabile dell’ufficio per la pace e la sicurezza della capitale, secondo quanto riportato da Al Jazeera.

L’appello alle armi è stato fatto anche su Facebook da parte del Primo ministro etiope Abiy Ahmed. In un post il premier ha esortato i cittadini a “organizzarsi e marciare in qualsiasi modo legale con ogni arma e potere, per prevenire, rovesciare e seppellire il gruppo terrorista Tplf“. Il post è stato prontamente rimosso dalla piattaforma social, in quanto è un incitamento alla violenza. Un portavoce di Facebook ha dichiarato alla BBC: “Siamo stati informati di un post del primo ministro etiope e lo abbiamo rimosso per violazione delle nostre politiche contro l’incitamento e il sostegno alla violenza”.

Le preoccupazioni internazionali: preoccupa l’escalation di violenza

Alla luce della dichiarazione di Stato di Emergenza, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto estremamente preoccupato per l’escalation di violenza. Il portavoce di Guterres, Stephane Dujarric, ha dichiarato che “è in gioco la stabilità dell’Etiopia e dell’intera regione“. Guterres ha ribadito il suo appello per un immediato cessate il fuoco, per permettere un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari. Preoccupa particolarmente la situazione nelle regioni settentrionali del Tigré, di Amhara e Afar. I segretario generale dell’ONU ha anche chiesto “un dialogo nazionale inclusivo per risolvere questa crisi e gettare le basi per la pace e la stabilità in tutto il Paese”.

Il dossier pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, in collaborazione con una commissione etiope, denuncia le violenze che stanno accadendo in tutto il territorio etiope. Esecuzioni extragiudiziali, torture, rapimenti, violenze sessuali e stupri di gruppo di donne e uomini, oltre ai saccheggi caratterizzano la guerra in Etiopia. Sin da subito la guerra era stata caratterizzata da estrema brutalità, ma negli ultimi giorni si sta assistendo ad un’escalation preoccupante.

Anche il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha chiesto la cessazione del fuoco con effetto immediato. “Chiediamo a tutte le parti in Etiopia di attuare un cessate il fuoco significativo con effetto immediato e di impegnarsi in negoziati politici senza precondizioni. Siamo pronti a sostenere tali sforzi“.

L’inviato speciale degli USA arriverà in Etiopia oggi

L’inviato speciale degli USA per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, arriverà nella giornata di oggi, giovedì 04/11, in Etiopia. L’obiettivo è di cercare una soluzione pacifica al conflitto in corso tra i ribelli del Tigré e gli Oromo e il Governo di Abiy. Feltman vuole convincere “tutti gli etiopi a raggiungere la pace attraverso il dialogo”. È quanto riportato dal portavoce del Dipartimento di Stato americano, che ha poi aggiunto che gli USA “sono sempre più preoccupati dall’estensione dei combattimenti e delle violenze fra gruppi diversi e stanno monitorando da vicino la situazione”.

Un paese nel caos: cosa succede tra il governo di Addis Abeba e i ribelli del Tigré

La guerra in Etiopia è cominciata un anno fa, nonostante al governo ci sia il premio Nobel per la Pace 2019, Abiy Ahmed. La svolta è arrivata quando i ribelli tigrini si sono alleati con l’Esercito di liberazione degli Oromi. Grazie al loro aiuto nel fine settimana hanno conquistato Dessié e Combolcià e ora sono alle porte di Addis Abeba. Oltre alle città, i ribelli avrebbero travolto il piano del Primo Ministro di riformare il paese, mettendo d’accordo più di 90 etnie presenti nel Paese. Le maggiori etnie sono gli amhara, i somali, gli afar, gli oromo, in maggioranza, e i tigrini, che sono circa 6milioni su 110 milioni di etiopi. Secondo i ribelli Abiy, anche lui oromo, sta cercando di distruggere il paese per trasformarlo in una Libia o una Siria.

Il Governo di Abiy è a rischio nonostante la proclamazione dello stato di emergenza. I ribelli tigrini dell’Esercito di liberazione hanno affermato che lo stato di emergenza non “non potrà salvare il regime dal collasso“. È quanto si legge in un tweet del portavoce del TPLF, Getachew Reda.

“La dichiarazione dello Stato di Emergenza di Abiy Ahmed non potrà salvare il suo regime dal collasso. Tuttavia è una carta bianca per imprigionare e uccidere tigrini a piacimento. Mentre il suo regime sta vacillando sull’orlo del collasso, Abiy e i suoi luogotenenti stanno scatenando un regno di terrore con la vendetta.”

Getachew Reda

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Michela Andreatta

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