Cultura

Fernando Pessoa: l’inquietudine dello scrittore portoghese

Fernando António Nogueira Pessoa nasce nel 1888 a Lisbona. Uno scrittore complesso che ha contribuito all’avvento del Modernismo in Portogallo. Dotato di grande creatività ed eteronimia, da vita ad una moltitudine di alter ego poetici dietro i quali, l’autore, dissimula la propria identità ed esprime diverse tendenze sperimentali.

La sua attività letteraria ha inizio nel 1912 con la pubblicazione sulla rivista “A Águia”. Visita pressoché tutti i generi canonici (escluso il romanzo). Dai suoi appunti e frammenti emergono tre correnti: il paulismo, l’intersecciosismo e il sensacionismo.

Pessoa, il libro dell’Inquietudine

Pubblicato nel 1982, la storia del libro dell’inquietudine è la storia di un libro che non c’è. Come direbbe l’autore, è la storia di un libro che, proprio perché non è mai esistito, è esistito fin troppo. Appare come un paradosso, ma è così. Questo è il Grande Libro che Pessoa scrisse nel corso di tutta la sua vita, il suo grande progetto mai concluso, mai formalizzato. Altro paradosso, il Libro dell’inquietudine è un libro che l’autore non ha mai letto. Tuttavia, è arrivato in Portogallo alla sua settima edizione e ognuna di queste è diversa dall’altra, seppur il curatore sia lo stesso.

Per questo libro, Pessoa ha riunito in cinque buste brani, testi, annotazioni e frammenti: i primi testi appaiono intorno agli anni Dieci del Novecento; gli ultimi risalgono al 1934, un anno prima della sua morte. Oggi le buste sono nove: le ultime quattro sono state riempite grazie al lavoro di ricerca di vari studiosi a seguito della morte di Pessoa. Durante la sua vita sono stati pubblicati su rivista dodici testi appartenenti a questo libro.

Evoluzioni del libro

In più di vent’anni, il progetto pessoano cambia fisionomia varie volte, stabilizzandosi negli anni Trenta in una forma diaristica. Negli anni Sessanta il critico Jorge de Sena, incaricato di preparare la prima edizione dei Libro, individua le due anime del progetto: la prima di valore simbolista-decadentista; la seconda di taglio pseudo-biografico. La prima è di piena responsabilità dell’autore, la seconda è ascritta a Vicente Guedes e Bernardo Soares.

Gli editori che si sono confrontati fino ad oggi con il libro hanno scelto due strade distinte per organizzare i vari brani di cui si compone: Jacinto do Prado Coelho e Richard Zenith hanno scelto un montaggio tematico dei frammenti; Teresa Sobral Cunha e Jerónimo Pizarro li hanno ordinati da un punto di vista cronologico. Negli anni sono confluiti nel libro anche una serie di frammenti che in realtà facevano parte di altre iniziative letterarie.

Tematiche e cambiamenti del libro

Leggendo i brani possiamo individuare almeno una configurazione fondamentale del libro: matrice simbolista-decadentista costituita da capitoli con titoli evocativi. Dal 1916 il libro perde a poco a poco la fisionomia di raccolta di testi simbolisti, la matrice estetizzante viene meno e i brani da inserire nel progetto non avranno, nella loro maggioranza, un titolo proprio.

Il tema del sogno quale unica realtà esistenziale, le atmosfere rarefatte ed evanescenti, l’insistenza sul rifiuto della sessualità, gli scenari medievaleggianti e orientaleggianti lasceranno sempre più spazio alla razionalizzazione del sogno stesso, alla meditazione sul rapporto realtà/sogno e realtà/sogno/arte, alla descrizione dei paesaggi urbani, alla costruzione della quotidianità dell’impiegato di concetto che assume il ruolo di protagonista principale.

Pessoa, “L’uomo qualunque”

In tutte le fasi del libro si modulano e riformulano motivi costanti: il tedio, la stanchezza, l’inazione, il sogno, il rifugio nell’arte. Ma sarà con Bernardo Soares che verrà declinata in ogni aspetto la monotonia della vita dell’uomo qualunque, prigioniero della quotidianità. Soares, più di Guedes, è l’impiegato qualunque costretto a vivere un’esistenza piatta e modesta.

Bernardo Soares è l’uomo perennemente alla finestra la cui unica via di fuga è l’arte, il sogno, l’immaginazione, al contempo è consapevole di non potersi esimere dallo squallore della realtà quotidiana. Cinico, certe volte freddo, egocentrico ed egoista, scruta dentro di sé con un interesse narcisistico e morboso per le proprie sensazioni.

Il Libro non è solo “vaneggiamento” biografico di Guedes e Soares, ma tra un testo e l’altro si inseriscono riflessioni sull’arte, sulla politica, sulla scienza.

Martina Puzone

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