Se di colpo venissimo catapultati in epoca vittoriana, ci ritroveremmo sicuramente di fronte ad un linguaggio simbolico che non conosce confini. Il fascino di questo periodo non è soltanto caratterizzato da grandi cambiamenti, ma anche da una fantasia che penetra nel mondo dell’arte. Il ruolo della florigrafia, qui, gioca un ruolo importante. Così, in un’era dove la paura di esporsi era all’ordine del giorno, i fiori diventano portatori di messaggi per raggiungere il pensiero più profondo di ogni persona.

I fiori si trasformano in messaggeri

Facendo un passo indietro: l’età vittoriana è caratterizzata da un profondo contrasto tra rigida moralità e sfarzo estetico, con minuziosa attenzione ai dettagli. Non a caso, quindi, nel periodo storico del XIX secolo si cominciarono ad usare i fiori come mezzo per esprimere le proprie emozioni in maniera indiretta e cordiale, permettendo, in tempi rapidi, l’accostamento di significati. Ogni fiore ne possedeva uno, diventando portatore di messaggi: un modo per “palesare” sentimenti che potevano essere difficili o inappropriati.

I significati nascosti

Ogni petalo o composizione possedeva un significato. Decifrare questi messaggi richiedeva non soltanto conoscenza, ma soprattutto una rigorosa attenzione al particolare. Questo intricante modo di comunicare permetteva espressioni di amore, amicizia ma anche disprezzo. Gli autori letterari usufruivano di questo simbolismo per trasmettere emozioni più profonde nei lettori.

La rosa, ad esempio, manifestava condivisione, appuntamento o congiungimento. Con le sue diverse sfumature vantava, e vanta ancora oggi, significati nascosti: in antichità non veniva utilizzata solo come ornamento ma anche come rimedio per alcune malattie grazie alle proprietà medicinali. Nel tempo ha acquistato anche un’altra connotazione, prettamente religiosa, per identificare la coppa che conserva il sangue di Gesù Cristo e le piaghe della vita del Signore. Ma quelle rosse venivano spesso usate per simboleggiare un amore appassionato, a differenza del fiore bianco che rappresentava l’innocenza e la purezza.

La scelta dei fiori e le loro disposizioni portavano a connotazioni specifiche consentendo, a chi li usasse con questo scopo, di comunicare i propri penseri senza parlare.

Quali altri fiori possedevano un significato?

Nella varietà dei sentimenti, i fiori di mirto simboleggiavano amore e prosperità, invece il rosmarino era segno di ricordo e fedeltà. La zinnia ricordava un’amicizia duratura, mentre la cicerchia odorosa (meglio conosciuto come pisello odoroso) indicava gratitudine. I garofani rosa, rossi o bianchi erano usati per esprimere ammirazione, amore e amicizia; quelli gialli richiamavano al disprezzo e quelli viola si accostavano al capriccio. I gigli rappresentavano la purezza, la calendula gelosia o dispiacere, la margherita innocenza, il geranio rosso salute e agio.

La scelta non era lasciata al caso, anzi richiedeva una precisa coerenza al messaggio trasmesso.

I fiori nell’arte

L’impatto del simbolismo floreale fu pervasivo anche nella moda. Gli abiti dai colori chiari e dalle ampie maniche erano adornati da fiori e accompagnati da cappelli, anch’essi impreziositi. Fu così che non solo diventarono simboli di stile, ma anche marchi distintivi per molti designer. La camelia è diventata simbolo di Coco Chanel. Dior contorna le linee femminili con petali di chiffon e organza a forma di rose e peonie. Yves Saint Laurent, nei suoi abiti, omaggia la forma slanciata dei tulipani.

Una tendenza che nel tempo è scomparsa, ma che, se presente, riesce a mantenere una connessione con le epoche passate.

Nell’arte contemporanea, il linguaggio dei fiori vittoriano continua ad attirare il pubblico. Gli artisti attingono alla ricca storia floreale per permettere allo spettatore di decifrare messaggi nascosti e scoprire verità più profonde. Nonostante il linguaggio in codice continuò a essere molto utilizzato e conosciuto fino a inizio Novecento, poi scomparve lentamente. Alcuni suoi significati sono rimasti piuttosto noti nella tradizione popolare, mentre altri continuano a essere sfruttati nella letteratura, associati al carattere di certi personaggi o a certe situazioni.

Maria Giulia Sturniolo