Giacomo Puccini è una figura non poco controversa della storia della musica. Sebbene il suo sia un successo che non conosce tramonti, sebbene sia amato da sempre da un vastissimo pubblico, non di rado è stato oggetto di severa critica. L’accusa con la quale numerosi critici musicali prendono le distanze dal compositore è quella di aver individuato una formula vincente nei libretti delle opere che andava a musicare e di non averla poi mai abbandonata: avrebbe dunque scritto svariate volte praticamente la stessa opera.
Si tratta in realtà di critiche alquanto superficiali: Puccini è molto più di questo. La sua musica è, al contrario, estremamente innovativa per l’epoca e mai la stessa: egli si rinnovava costantemente, studiava e approfondiva la materia in una continua e imperitura ricerca. E’ per questo motivo che le sue opere sono numericamente poche: ogni capolavoro era frutto di intensi studi, ripensamenti e approfondimenti.
L’innovazione nella musica di Giacomo Puccini
Nonostante sia vero che il tema ricorrente trattato nelle opere sia quello della dicotomia “amore e morte“; nonostante la costante dell’interesse per il mondo femminile da parte del compositore (la protagonista è sempre una donna, un’eroina che lotta e muore- con l’unica eccezione per la Turandot– per amore), la vera rivoluzione avviene nella musica. Innanzitutto il verismo di Puccini è più autentico che mai, poiché la città diviene spesso il vero soggetto delle sue rappresentazioni (come ad esempio Parigi è essenziale per la sua Bohème). Ma peculiarità più importante ancora è che Puccini anticipa tecniche compositive che verranno poi portate al massimo compimento da autori quali Debussy o Stravinskij.
L’attenzione di Puccini per gli stimoli musicali che lo circondavano si rivela dunque in un trattamento assai libero delle dissonanze e dei cambi di tonalità; nell’uso della tecnica wagneriana del leitmotiv. Inoltre, per amore della verità e di una consapevole e quanto più realistica rappresentazione delle sue ambientazioni, Puccini ricercò canti gregoriani e stornelli romani per la Tosca, temi orientali per Madame Butterfly e per Turandot, temi americani per Fanciulla del West e così via.
Influenze artistiche e letterarie di Giacomo Puccini
Nella musica di Puccini si ritrova una stretta e affascinante corrispondenza con le tendenze artistiche e letterarie del suo tempo. Riprende dal Decadentismo l’interesse per l’estetismo. Dal Simbolismo deriva la poetica pascoliana della bellezza delle piccole cose, della fragilità dei personaggi e della passione per la rappresentazione dell’intimità. Dal romanzo e dal teatro riprende invece la predilezione per una narrazione che non abbia per forza un andamento lineare del tempo. Al contrario, isola e sospende momenti drammatici in un senso di dilatazione e sospensione del flusso temporale. Un flusso che ci permette di penetrare nell’intimità e nella psicologia più recondita dei personaggi.
Puccini sviluppa, inoltre, un’attenzione per il realismo e per la veridicità di ciò che narrava nelle sue opere. Appare ciò evidente nella Tosca, opera composta nel 1900 che è considerabile come l’acme del verismo in musica. L’uso intenso dei leitmotiv conferisce infatti una nitidezza d’espressione tutta realista. Al contempo però Puccini supera il verismo. Egli non era interessato ad una mera rappresentazione di una nuda ed isolata emozione, bensì allo sviluppo drammatico nella sua totalità. Intensifica la situazione in un momento di tensione che, pur andando al di là dei fatti rappresentati in scena, conferisce proprio per questo una componente realista.
Puccini e il cinema
Le opere di Puccini hanno commosso e coinvolto da sempre tutto il mondo. I suoi capolavori sono stati amati e hanno fatto piangere chiunque ci si sia confrontato e non di meno hanno influenzato molti altri settori artistici. Sono un esempio le rappresentazioni cinematografiche. Tra le più conosciute ricordiamo la Tosca del 1941 di Jean Renoir e Carl Koch (con la partecipazione di Luchino Visconti alla sceneggiatura); la Bohème del 1926 di King Vidor o la Madame Butterfly del 2012 diretto da Julian Napier. Uno dei film più belli e più validi è La Tosca del 1973.
Il film è diretto Luigi Magni e vede nei ruoli di protagonisti il re della commedia all’italiana e del teatro Vittorio Gassman, i celebri Monica Vitti e Gigi Proietti. I tre innalzano la sceneggiatura ad un livello artistico inaudito. La rappresentazione cinematografica riprende il dramma di Victorien Sardou, rielaborandolo però in chiave ironico-grottesca e in forma di commedia musicale. E’ soprattutto l’ineccepibile maestria nella recitazione di Vittorio Gassman, Monica Vitti e Gigi Proietti a rendere questo film un vero e proprio capolavoro.
Giacomo Puccini, La Tosca di Luigi Magni
Il film di Luigi Magni è un capolavoro di modernità e rappresenta un anello di congiunzione tra l’opera lirica e l’arte del cinema. E’ moderno nel rappresentare un dramma in un modo totalmente nuovo: il comico. Tramite questa soluzione narrativa il film acquisisce un gusto che coincide con la commedia all’italiana degli anni ‘60- ‘70. Sa infatti essere ironico in un contesto drammatico, lasciando al termine della visione un lieve sorriso amaro.

La macchina da presa punta l’obiettivo sui magistrali attori italiani che interpretano i ruoli del dramma di Sardou. La sceneggiatura, in forma di commedia musicale, risulta essere un prodotto artistico che prosegue sulla linea dell’opera lirica. Cavalcando l’onda del musical, giunge ad una soluzione di sintesi tra i due generi. La musica e il cinema si incontrano per formare un capolavoro di godibilissima fruibilità, con l’aggiunta del sublime talento di uno dei cast più iconici del cinema italiano.
Giulia Scialò
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