I potterheads di tutto il mondo sono al settimo cielo e, al tempo stesso, vagamente preoccupati. Il maghetto più famoso della letteratura approderà infatti sul piccolo schermo, con una serie prodotta da Max, che dovrebbe essere distribuita nel 2026. L’adattamento televisivo della saga nata dalla penna di J.K. Rowling dovrebbe essere composto da sette stagioni, una per ogni romanzo: si partirà, dunque, con Harry Potter e La Pietra Filosofale.

Sarebbero in corso, al momento, i casting per scovare chi presterà il volto ai protagonisti. La procedura, in realtà, si sta rivelando complessa, e a rallentare il tutto sarebbero le divergenze d’opinione tra l’autrice e il colosso dello streaming. Rowling vorrebbe replicare i criteri di selezione adottati per la versione cinematografica, ovvero interpreti britannici e molto fedeli ai personaggi da lei descritti, anche a livello fisico. La casa di produzione, al contrario, punterebbe ad un cast più variegato ed inclusivo; per dirne una, in lizza per il ruolo di Severus Piton – parte che fu di Alan Rickman– ci sarebbe Paapa Essiedu (Assassinio sull’Orient Express).

Non sappiamo chi la spunterà ma, al di là degli attori, i fan del franchise confidano nella nuova trasposizione per riempire i buchi di trama e rimediare agli errori commessi nei film. La speranza comune è che il telefilm sia il più fedele possibile ai libri; ma quali sono gli elementi che potrebbero rendere il prossimo Harry Potter un’opera perfetta?

Harry Potter, questione di incipit: chi ben incomincia…

harry potter
Una scena tratta da Harry Potter e la Pietra Filosofale

Chiunque sia appassionato delle avventure del mago inglese conosce a menadito l’incipit letterario de La Pietra Filosofale: «Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano.». La presentazione di Vernon e Petunia accompagna in punta di piedi il lettore verso l’evento che darà il via all’intera saga: la sconfitta di Voldemort da parte del neonato Harry. Mr Dursley trascorre una giornata tranquilla, accorgendosi di qualche stranezza intorno a lui, ma senza prestarvi troppa attenzione; non sa che, di lì a poche ore, tutto cambierà drasticamente.

Il film aveva operato una scelta differente, tagliando la prima parte e trascinando lo spettatore in medias res: il Signore Oscuro è già scomparso, e il buon Hagrid accompagna il portentoso infante proprio al numero 4 di Privet Drive, sotto lo sguardo vigile del Professor Silente. Un inizio più cinematografico, senza dubbio, ma sarebbe bello, nella serie, rivivere quel giorno di festa con gli occhi di un Babbano, troppo preso dai suoi affari per capire cosa stesse accadendo, senza sapere che «da qualche parte si brindava a Harry Potter, il bambino che è sopravvissuto.».

Date a Piton quel che è di Piton

Severus Piton è uno dei personaggi più complessi ed amati del potterverse. Partito come villain, andando avanti con la storia appare sempre più chiaro come, dietro la sua maschera di sarcasmo e rigore, ci sia un grande dolore mai sopito. Nel primo romanzo, vi sono due particolari che lo riguardano, utilissimi nello sviluppo della serie.

Nel lungometraggio, infatti, non si accenna all’astio che intercorreva tra il titolare della cattedra di Pozioni e il suo ex compagno di corso James Potter, aka il papà di Harry. Un odio causato dall’amore di Piton per Lily Evans, la mamma del maghetto, e dagli atteggiamenti ai limiti del bullismo che il Malandrino riservava al futuro insegnante. Un dettaglio, in apparenza, ma necessario per comprendere la psicologia dell’uomo. Una seconda omissione, invece, riguarda la trappola da lui ideata per accedere alla Pietra Filosofale, eliminata nella pellicola. L’intero corpo docente di Hogwarts si è impegnato per escogitare i trabocchetti e gli incantesimi a protezione del cimelio, ed è giusto che anche l’ingegno di Piton abbia il suo momento di gloria.

Chi l’ha visto?-Harry Potter edition

Poiché il rifacimento televisivo avrà a disposizione diversi episodi e un minutaggio superiore alla versione per il cinema, è bene che non venga tagliato alcun personaggio, anche se minore. Tutti, infatti, speriamo di vedere -o almeno sentir nominare- Cuthbert Rüf, professore di Storia della Magia. Forse non sarà la materia più apprezzata dagli studenti, ma merita di essere citata. Anche Mrs. Figg, la vicina piena di gatti dei Dursley, ha un ruolo breve, ma molto importante ne L’Ordine della Fenice, e sarebbe il caso d’introdurla sin dal principio.

E che dire di Pix, il poltergeist dispettoso che compare per l’intera durata della narrazione? Il suo apporto all’intreccio sarà pure minimo, ma quanto sarebbe bello vederlo in azione con Fred e George Weasley nella quinta serie, mentre corre in loro aiuto per far passare un brutto quarto d’ora a Dolores Umbridge?

La Camera dei Segreti va rimessa in ordine

Il secondo film, diretto da Chris Columbus, è uno dei più amati dal pubblico; al suo interno, tuttavia, vi sono delle sviste che la serie TV potrebbe correggere. Prima di tutto, Nel libro i Dursley scoprono che i maghi minorenni non possono usare i propri poteri fuori da Hogwarts, e rinchiudono Harry in camera sua per impedirgli di tornare a scuola, sequenza assente sul grande schermo.

Assente, inoltre, la parte in cui Harry viene accusato di essere l’Erede di Serpeverde, nel momento in cui salta fuori la sua capacità di capire e parlare il Serpentese (elemento centrale nella questione Horcrux), così come la rivelazione che il buon vecchio Gazza sia un Magonò. Questa piccola chicca renderebbe più chiaro e motiverebbe il disprezzo del custode nei confronti del corpo studentesco. Manca, infine, la spiegazione relativa alla morte dei galli di Hagrid. Ad ucciderli è stata Ginny sotto l’influenza di Riddle: il canto del gallo è fatale per il basilisco che vive nella Camera dei segreti. Tutti tasselli necessari per la composizione di un mosaico perfetto.

La Mappa dei Malandrini merita di più, e anche noi

Alzi la mano chi non vorrebbe per sé una Marauder’s Map. Ecco, appunto. Tra le trovate più geniali di J.K. Rowling c’è sicuramente la mappa interattiva che i gemelli Weasley donano ad Harry, inconsapevoli del fatto che, tra gli autori del capolavoro, ci sia lo stesso James Potter. La pellicola di Alfonso Cuarón salta a piè pari la spiegazione relativa alle sue origini e all’identità dei suoi creatori: Ramoso (James, appunto), Felpato (Sirius Black), Codaliscia (Peter Minus) e Lunastorta (Remus Lupin). Quest’ultimo era un lupo mannaro, e i suoi amici avevano deciso di diventare Animagi per stargli accanto anche nei momenti della trasformazione. Potter senior si trasmutava in cervo, il che spiegherebbe anche il Patronus di suo figlio.

I Malandrini e la loro storia di amicizia e tradimento meriterebbe uno spazio maggiore nella serie. Sirius riesce a fuggire da Azkaban trasformandosi in un cane, che non risulta visibile ai Dissennatori; l’evasione era stata programmata dopo aver avuto tra le mani un articolo di giornale riguardante i Weasley. Black aveva riconosciuto in Crosta, il topo domestico di Ron, proprio Peter Minus, dato per morto. Manca, inoltre, l’approfondimento sull’Incanto Fidelius, che ha permesso a Codaliscia di riferire a Voldemort il nascondiglio dei Potter, incolpando poi Sirius. Tutto questo ha bisogno di almeno cinque episodi, se non di più.

Harry Potter e il C.R.E.P.A., che non è un insulto

Hermione Granger ci sarà rimasta molto male nel vedere il suo C.R.E.P.A. (Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbrutiti) bypassato con nonchalance nei film. L’organizzazione per la salvaguardia delle creature, nata dopo aver conosciuto Winky, l’Elfa Domestica di Barty Crouch maltrattata e trattata come un oggetto dal padrone, mette in risalto la natura gentile e buona della strega più brillante del suo corso, ed è una metafora importante della disparità sociale, che tanto va di moda anche tra Babbani. Il giorno della fondazione, la ragazza nomina Harry Potter segretario e Ron Weasley come tesoriere.

Il comitato è oggetto di scherno da parte di quest’ultimo, ma è anche la scintilla che, nel settimo volume, farà scattare il bacio più atteso dell’intera saga. Bacio che, nella serie, speriamo di vedere in tutta la sua potenza, e non solo accennato.

Giustizia per Cho Chang

Lo sappiamo, l’anima gemella di Harry Potter è solo Ginny Weasley; prima che lui si accorgesse della sorellina del suo amico, però, c’era Cho Chang, cercatrice di Corvonero. Pur non essendo amatissima nemmeno nei romanzi, la povera strega viene decisamente bistrattata nei film; un accanimento che la serie potrebbe correggere.

Innanzitutto, andrebbero evidenziate le sue doti di giocatrice di Quidditch, totalmente ignorate dai registi; il suo flirt con Harry, inoltre, è molto più significativo di quanto sembri. Ancora di più, per la ragazza, era importante la relazione con Cedric Diggory, ucciso al termine de Il Calice di Fuoco; un colpo emotivo non indifferente, specialmente per un’adolescente. Come se non bastasse, nell’adattamento cinematografico è lei a tradire l’Esercito di Silente; in realtà, a parlare è la sua amica Marietta.

Colui-che-non-può-essere-nominato, o forse sì

Una delle maggiori pecche della saga cinematografica è sicuramente la poca attenzione riservata al suo villain, Lord Voldemort. Se i libri ci aiutano ad avvicinarci alla psiche di questo personaggio malvagio ed oscuro, offrendoci una finestra sulla sua infanzia difficile e sulla sua propensione alla crudeltà, i film lo rendono un cattivo molto più statico e monodimensionale di quanto non sia.

Dai flashback sulla creazione degli Horcrux, agli episodi salienti della sua vita prima di soccombere alle forze del Male, la storia di Tom Riddle è intricata e affascinante, e necessita di una maggior cura e attenzione; dopotutto, nessun antieroe nasce tale, e risalire alle sue origini è il modo migliore per comprendere le sue azioni.

Il rapporto tra maghi e Babbani

Uno degli elementi più intrigante, nel corso della saga, è sicuramente la relazione tra l’universo popolato da creature di ogni sorta, e l’altro mondo, che poi sarebbe il nostro. Il Ministro della Magia conosce ed interagisce con il Premier britannico, favorendo la collaborazione tra le due realtà, che appare basato sul principio del “fatti i fatti tuoi”. Questo dettaglio, tuttavia, è molto importante, specialmente quando Voldemort e i Mangiamorte si divertono a distruggere tutto ciò che gli capita a tiro, uccidendo anche i Babbani.

Prima ancora, è interessante constatare quanto, in alcuni casi, ciò che per noi è ordinario, per un mago possa rivelarsi straordinario. Ne è un esempio Arthur Weasley, che non perde occasione per acciuffare Harry è chiedergli spiegazioni su qualsiasi dispositivo elettronico desti la sua curiosità. Questo non fa sentire un po’ speciali anche voi?

Harry Potter, eroe per caso, e poi per scelta

La saga letteraria di Harry Potter ha, tra le sue pagine, diversi passaggi estremamente commoventi. Tra questi ve n’è uno, presente ne I Doni della Morte, particolarmente toccante. La Battaglia di Hogwarts è terminata, e Voldemort è sconfitto; i sopravvissuti festeggiano e, al tempo stesso, piangono la morte di chi non ce l’ha fatta.

Harry, stanco e addolorato per le persone care che sono perite per aiutarlo, si reca nello studio che fu di Silente, a spiegargli la sua decisione di rinunciare alla bacchetta di Sambuco. Una volta giunto nella stanza, i ritratti di tutti i presidi della Scuola di Magia e Stregoneria gli rendono omaggio, applaudendolo e celebrando la sua impresa. Un momento breve, ma intenso, che andrebbe incluso nella serie. Sarebbe, in effetti, il giusto tributo al protagonista della serie, Harry Potter, un ragazzo come tanti, ritrovatosi a combattere contro il Male per una serie di coincidenze, ma che ha sempre avuto il coraggio di scegliere il Bene.

Federica Checchia

Seguici su Google News