I mesi che hanno preceduto il Consiglio europeo sono stati ricchi di tensione. I temi salienti, come anticipato in più occasioni, riguardavano le modalità da attuare per continuare a sostenere l’Ucraina. Gli schieramenti tra i Paesi membri erano ormai noti a tutti, ancor prima dell’incontro tra i leader. Al termine, la maggioranza ha scelto di raccogliere 90miliardi di euro per finanziare lo stato ucraino. Il primo ministro belga, Bart De Wever, dimostratosi contrario fin da subito sull’utilizzo degli asset russi, alla fine ha avuto la meglio.

Bart De Wever si è opposto fin da subito

Il Consiglio europeo, riunitosi a ottobre 2025, aveva già iniziato a valutare il piano da utilizzare per finanziare la resistenza ucraina. Molti leader si erano mostrati favorevoli fin da subito sull’utilizzo dei beni finanziari russi, ritenendo che sarebbe stato approvato senza eccessive opposizioni. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, era stato invitato per permettergli di assistere a un momento storico significativo: l’Unione Europea che approvava il piano di finanziamento per il suo paese. In quell’occasione De Wever bloccò tutto, mostrandosi contrario. Fu allora che i leader europei scelsero di attendere l’incontro dopo due mesi, a dicembre 2025, convinti che sarebbero riusciti a dissuadere il primo ministro belga. A giudicare dall’esito Bart De Wever ha avuto la meglio, sostenuto anche da altri Paesi membri.

La Germania, i paesi del nord e dell’est Europa favorevoli all’utilizzo degli asset russi avevano attutato fin fin da subito diverse modalità di pressione. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha tentato di dissuaderlo invitando De Wever a una cena in cui era presente anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il primo tentativo, rivelatosi inconcludente, ha spinto i leader a minacciare il primo ministro belga di escludere il Belgio dai processi decisionali informali dell’Unione. In entrambe le occasioni De Wever ha continuato a opporsi, non solo per il sostegno riscontrato dalla popolazione belga, ma anche per il sostegno ricevuto dagli altri Pesi membri, tra cui: Bulgaria, Malta, la Repubblica Ceca e in particolare l’Italia.

Calo degli investimenti o rischio di indebitamento?

Il piano di utilizzare gli asset russi congelati aveva dei rischi evidenti. Innanzitutto, la maggior parte dei beni sono deposti presso una società con sede in Belgio. Questo avrebbe potuto esporre il paese, che detiene 185 dei 210 miliardi, a possibili ritorsioni legali da parte della Russia. Inoltre avrebbe potuto compromettere l’affidabilità dell’Europa, luogo in cui i paesi depositano i loro soldi. Si parlava, infatti, di un possibile calo degli investimenti.

I rischi di cui sopra, secondo i Paesi favorevoli, erano controbilanciati dalla necessità di continuare a sostenere l’Ucraina senza indebitarsi. Inoltre, utilizzare i beni russi avrebbe permesso all’Europa di mostrarsi decisa e pronta a rispondere alle provocazioni della Russia. Malgrado il presidente russo Vladimir Putin abbia definito i leader europei “dei maiali”, De Wever ha avuto la meglio. Pertanto gli asset russi rimarranno congelati e l’Europa, per continuare a sostenere l’Ucraina, dovrà indebitarsi.

Stefania Cirillo