L’11 Marzo 2020 il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, tenne un discorso alla conferenza stampa sul COVID-19. In esso spiega che nelle ultime due settimane, i casi di covid al di fuori della Cina, erano aumentati di 13 volte e che c’erano più di 118.000 casi in 114 paesi e 4.291 persone erano già morte. Si prevedeva un aumento, sia nel numero di casi che nel numero di decessi. L’OMS aveva valutato il focolaio giorno per giorno e aveva deciso di dichiarare il Coronavirus una pandemia.
Spiegava inoltre che per la prima volta si trovavano di fronte a una pandemia dettata da un coronavirus. Il 90% dei casi all’epoca si trovava in Cina e Repubblica di Corea, mentre 81 paesi non aveva alcun caso e 57 ne avevano segnalati circa 10. Si stimava che però tutti i paesi potevano ancora cambiare il corso della pandemia. Si dichiarò che rilevando e trattando ma anche isolando i casi si poteva impedire che quegli stessi casi diventassero cluster.
Il coronavirus pandemia dichiarata dall’OMS: il delicato equilibrio fra salute e problemi economici

I paesi con grandi cluster si dichiara che potessero invertire la rotta sul virus e che quindi lo stesso potesse essere soppresso e controllato. Il Direttore si diceva grato per le misure di contenimento applicate in Iran, Italia e Repubblica di Corea per cercare di rallentare il virus e quindi di circoscrivere la pandemia. Si comunicava inoltre che l’economia di questi paesi veniva messa a dura prova e che quindi bisognava cercare un equilibrio fra salute e riduzione dei problemi economici, relativo ai diritti umani. Per ridurre il grave impatto economico doveva essere coinvolto l’intero governo e cercare così di adottare la migliore strategia per salvare vite umane.
Senza andare però a distruggere i settori sociali ed economici dei paesi. Il discorso virava ad isolare e trattare ogni singolo caso di COVID-19, preparando gli ospedali e formando gli operatori sanitari ad affrontare al meglio la pandemia. Il discorso si basava prevalentemente su 5 punti: prevenzione, preparazione, salute pubblica, direzione politica e soprattutto sulle persone.
La mappa dei contagi nel mondo
L’OMS all’epoca, dopo varie settimane di rinvii, era stata obbligata a dichiarare stato di pandemia per Coronavirus. La diffusione del virus era aumentata vertiginosamente proprio in quelle settimane. I focolai maggiori si trovavano In Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, Italia Iran e Corea del Sud. La Germania contava oltre 1800 casi e Angela Merkel prevedeva quasi un 70% della popolazione colpita dal virus. In Spagna si contavano 2.200 contagi e solo a Madrid 1.024 casi. In Francia 2.281 casi e 48 morti, cercando di proteggere gli ultrasessantenni e di non farli uscire di casa se non in casi strettamente necessari. Il CDC, capo del centro di controllo delle malattie, in America dichiarava il coronavirus 10 volte più letale dell’influenza, che ha un tasso di letalità intorno all’uno per mille.
L’Italia dall’11 Marzo 2020
Da lì in poi l’andamento della pandemia nei vari paesi ha avuto tempistiche simili. La quotidianità, il lavoro e le condizioni economiche sono cambiate. “Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione”, così diceva l’11 Marzo il direttore generale dell’OMS e ancora ”Descrivere la situazione come una pandemia non cambia la valutazione dell’OMS sulla minaccia rappresentata da questo virus. Non cambia ciò che sta facendo e non cambia ciò che i paesi dovrebbero fare”. L’Italia era il primo paese gravemente colpito in ambito europeo e l’11 Marzo 2020 era già in vigore il primo dei Dpcm dell’ex premier Conte, che decretava L’Italia come “zona protetta” e iniziava così il Lockdown.
Il Dpcm del 9 Marzo 2020 rimane nella storia, ma fu purtroppo il primo di una lunga serie. Dal Lockdown poi si è passati alla fase due, il 4 maggio 2020, con l’allentamento di alcune restrizioni. Il 3 di giugno si riaprivano le regioni e quindi i viaggi. Ci fu poi un calo dei contagi estivo ma l’inesorabile risalita dei casi dalla metà di agosto 2020. Da ottobre fu istituito l’obbligo di usare la mascherina anche all’aperto e con il Dpcm del 3 novembre 2020 fu introdotto il coprifuoco e l’Italia fu divisa in zone con colore diverso.
L’introduzione dei vaccini e la diminuzione dei casi
L’introduzione dei vaccini fu il 27 dicembre 2020 e la campagna vaccinale si aprì nel Febbraio 2021. Nel 2022 si torna ad una parvenza di normalità e il direttore generale dell’OMS dichiara“ La percezione che la pandemia sia finita è comprensibile ma fuorviante, più di 7000 persone hanno perso la vita a causa di questo virus la scorsa settimana. Una nuova e ancora più pericolosa variante potrebbe emergere in qualsiasi momento e un gran numero di persone rimaste non protette“. Il numero di casi di covid continuava comunque a diminuire, grazie all’aumento della vaccinazione e l’OMS ha lavorato per promuovere in tutti i modi la vaccinazione anti-covid.
La pandemia nel mondo nel 2023
Ad oggi, all’inizio del 2023, la pandemia di COVID-19 non è finita. In questi tre anni abbiamo cercato di comprendere il significato di pandemia. Lo scorso 7 dicembre il governo cinese pone fine alla maggior parte delle restrizioni, il cosiddetto “zero covid”. La sottovariante omicron si è rapidamente diffusa negli Stati Uniti e a fine dicembre 2022 copriva il 40,5% dei casi. In Italia le nuove regole dal gennaio 2023 sono quelle stabilite dal ministero della salute, per cui non è più obbligatorio il tampone per uscire dall’isolamento di 5 giorni. Per casi asintomatici e per coloro che non presentino sintomi da almeno due giorni, l’isolamento potrà terminare dopo 5, a decorrere dal primo test positivo.
I cittadini che siano rientrati in Italia dalla Repubblica popolare cinese, nei 7 giorni precedenti il primo test positivo, potranno terminare l’isolamento dopo un periodo minimo di 5 giorni dal primo test. È obbligatorio al termine dell’isolamento, l’impiego di mascherine FFP2, fino al decimo giorno dall’inizio dei sintomi. Il ministro della salute Schillaci ha firmato la proroga dell’utilizzo delle mascherine nelle strutture sanitarie fino al 30 Aprile 2023. La situazione globale registra 758.390.564 casi di Covid19 nel mondo da inizio pandemia e 6.859.093 morti e alla data del 26 Febbraio si registrano 13.226.873.459 dosi di vaccino somministrate.
Sabrina Baiocco
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