Dopo un lungo tira e molla, la Columbia University ha scelto la via del patteggiamento con l’amministrazione di Donald Trump. L’ateneo di New York pagherà una multa di duecento milioni di dollari entro tre anni, chiudendo così una volta per tutte la questione. In cambio della sostanziosa somma di denaro, l’esecutivo ripristinerà buona parte dei finanziamenti da quattrocento milioni di dollari per la ricerca, bloccati lo scorso marzo. Una vera e propria ritorsione, che ha messo alle strette il college.
I problemi sono iniziati mesi fa, quando il governo ha accusato diverse università di non aver tutelato gli studenti ebrei nel corso delle numerose manifestazioni pro-Palestina risalenti alla primavera del 2024. Le proteste che hanno avuto luogo nel campus di Manhattan sono state piuttosto intense: la gran parte del corpo studentesco ha marciato a lungo, per poi occupare la Hamilton Hall, uno degli edifici più storici del complesso. A causa dei cortei, la cerimonia di consegna dei diplomi dello scorso anno è stata annullata.
Le nuove regole della Columbia University
La “resa” della Columbia, in ogni caso, è iniziata già da tempo. A differenza della più battagliera Harvard, che ha deciso di non piegarsi alle richieste del presidente, facendogli causa per comportamenti anticostituzionali, l’università newyorkese ha ceduto a diverse richieste, introducendo diverse riforme nei programmi didattici e nella gestione delle attività, volute da Trump.
A fine marzo, la presidenza ha annunciato nuove regole, volte a ostacolare il diritto degli studenti di protestare, vietando ai manifestanti di indossare le mascherine per celare la propria identità. Tra le altre cose, il nuovo protocollo permette l’ingresso nel campus agli agenti di polizia, che avranno il potere di effettuare arresti. Questo mercoledì, inoltre, la Columbia ha espulso o sospeso decine di studenti, rei di aver partecipato, poco più di un anno fa, a una manifestazione a sostegno del popolo palestinese.
Federica Checchia





