Cinema

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: il paradosso dell’inganno di Guillermo del Toro

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Oggi la prima proiezione nelle sale italiane di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, l’ultimo film di Guillermo del Toro. Il film porta in scena il paradosso dell’inganno e diverse riflessioni.

Guillermo del Toro porta sul grande schermo La fiera delle illusioni- Nightmare Alley, in uscita oggi 27 gennaio al cinema. L’atteso film è tratto dal celebre romanzo di William Lindsay Gresham, di cui nel 1947 è arrivato ci fu già un primo adattamento cinematografico. Un film, quello di del Toro, che richiama entrambe le produzioni, seguendo più da vicino le dinamiche del libro e riportando sullo schermo le atmosfere dark e gotiche del remake originale. La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è un noir grottesco e atipico, realizzato secondo il punto di vista del visionario regista. Quest’ultimo non si è accontentato di raccontare la storia che già conosciamo, no, ha messo del suo in ogni sequenza, rivelando, senza troppi giri di parole, l’identità del vero mostro da fiera: l’essere umano.

Trama e protagonista di Nightmare Alley

Il film racconta la storia di un uomo, Stanton Carlisle (Bradley Cooper), di un Luna Park, che oltre a svolgere la mansione di giostraio, è anche un abilissimo truffatore. Riesce, infatti, con grande facilità a manipolare le persone, grazie a una retorica breve e d’impatto. Per mettere a segno al meglio i suoi imbrogli, l’uomo lavora con una psichiatra, Lilith Ritter (Cate Blanchett), più infida di lui, per estorcere con l’inganno del denaro agli spettatori. 

Stanton Carlisle è un uomo tormentato dal suo passato che brama ricchezza e potere; sappiamo poco del suo vissuto, ma capiamo sin da subito che la vita non gli ha risparmiato nulla. È un uomo che impara il mestiere dell’inganno, e lo usa sulle persone più vulnerabili e non si fa alcuno scrupolo a ricorrere allo spiritualismo per ingannare gli altri, facendo crescere in loro speranze malsane, come quella di poter rivedere i propri cari defunti.
Si prende gioco del dolore degli altri, ma con una grande verità: ciascun essere umano ha affrontato almeno una perdita dolorosa nella propria vita.

Il paradosso dell’inganno ruota intorno a riflessioni esistenziali ed alle capacità stesse del cinema

Tramite la natura crudele del protagonista, La fiera delle illusioni- Nightmare Alley è un film che porta a una riflessione esistenziale. Siamo noi a essere ingannati dagli altri, o ci inganniamo da soli, presi dai desideri più profondi e dalle paure inconsce? Perché, in fin dei conti, è proprio questo il punto: la mente umana è manipolabile quando la fragilità e l’avidità prende il sopravvento. È su questo aspetto che del Toro punta: lo stesso protagonista si illude da solo, credendo di potersela cavare in ogni situazione. Per poi scoprirsi una belva umana, fragile quanto chiunque altro e facilmente ingannabile da persone come lui, senza scrupoli, beffato dalla sua stessa smania di potere e indole malvagia, che lo porterà in un vortice infinito di perdizione e dolore.

Ingannare ed essere ingannati: è un ciclo senza fine, non esiste uno senza l’altro. Cosa è reale e cosa no? Il confine è tanto sottile quanto labile. Guillermo del Toro ci mostra sin da subito la pasta di cui sono fatti i personaggi, ma una scena in particolare, la più accattivante della storia, ci rivela quanto lo stesso spettatore sia facile da abbindolare. Si tratta di un momento in cui la nostra percezione della situazione cambia, portandoci a riflettere su tale confine. Sappiamo bene cosa vogliono i personaggi e quale sarà il finale della storia, ma del Toro è così abile a giocare con le illusioni, vuole cambiare le regole del gioco, dimostrandoci ancora una volta che l’inganno è sempre dietro l’angolo. D‘altronde chi potrebbe mai essere più illuso dello spettatore cinematografico? Si potrebbe definire La fiera delle illusioni con un film metacinematografico?

Enrica Nardecchia.

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