Variety ha reso noto che la storia di Maria José, che nel 1946 regnò per appena ventisette giorni – dal 9 maggio al 18 giugno- prima che l’Italia venisse ufficialmente dichiarata una Repubblica, diventerà un film. Il soggetto, dal titolo provvisorio Maestà, nasce da un’idea di Marco Bellocchio. Lui stesso scriverà la sceneggiatura, insieme a Ginevra Elkann, che curerà anche la regia della pellicola, e a Chiara Barzini. La produzione sarà affidata a Simone Gattoni per Kavac Film, la società fondata nel 1997 dal regista emiliano e Francesca Calvelli. Tra gli ultimi progetti da essa realizzati, la serie Portobello, firmata con HBO Max. Altri titoli di rilievo sono Esterno notte, Il Traditore e Marx può aspettare, ma anche Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini e La vita accanto di Marco Tullio Giordana. Fra le prossime opere in cantiere, il nuovo lungometraggio di Bellocchio su Marchionne, Falcon, e Il primo dollaro di Giuseppe Tornatore.

Il pluripremiato regista ha spiegato cosa lo abbia spinto a dedicare le proprie attenzioni alla Regina di maggio, nota anche come la “regina antifascista”. Queste le parole del Maestro: «Ho spesso pensato a Maria José la “Regina di maggio” a quella maestà che sicuramente aveva sognato fin da bambina a cui era stata destinata dai genitori, il re e la regina, le maestà del Belgio, molto democratici. Questa fiaba si infrangerà drammaticamente nel matrimonio con il Principe Umberto. La brutalità del fascismo, le leggi razziali, l’atrocità della guerra fino a quel maggio senza più sogni, ma forse ancora con qualche illusione. Insomma, “Maestà”, è ricchissimo di immagini, una materia umana ancora vivissima».

Ginevra Elkann e Chiara Barzini parlano di “Maestà”, il film su Maria José nato da un’idea di Marco Bellocchio

Gli fa eco Ginevra Elkann: «Maria José di Savoia era una donna intelligente, colta, nata e preparata per regnare — e che regina lo è stata, ma solo per poche settimane. Il film racconta un solo mese: il maggio del 1946, sospeso tra l’ascesa al trono e il referendum che pose fine alla monarchia. In quelle settimane si concentra tutto: le speranze e i dubbi, la frattura tra il voler essere regina e il rendersi conto, giorno dopo giorno, che le condizioni non ci sono più. La sua tragedia non è la sconfitta, ma la consapevolezza. Sapere di essere nata per qualcosa che non accadrà. Raccontare Maria José significa mostrare la fine di un mondo attraverso il volto di una sola persona — con rispetto per la sua intelligenza, senza nostalgia e senza condanna».

La sceneggiatrice Chiara Barzini ha invece dichiarato: «Come si può non amare un personaggio drammaticamente sulla soglia di una trasformazione storica irreversibile? Mi interessano le donne e gli uomini che assistono alla fine di un mondo, che ne percepiscono le crepe e il declino, ma che continuano a esserne emotivamente legati. Maria José appartiene a questa categoria di figure sospese. Moderna, colta, antifascista e politicamente lucida, comprende che dopo la catastrofe della guerra continuare ad aggrapparsi alle illusioni della monarchia è ormai anacronistico. Eppure rimane anche la giovane principessa belga che aveva sognato l’Italia fin dall’infanzia. In questo senso il film non racconta soltanto la fine della monarchia italiana, ma anche la difficoltà universale di separarsi dall’immagine che abbiamo costruito del nostro destino. Sarà affascinante esplorare questa oscillazione interiore attraverso la quotidianità, i gesti e i pensieri di quelle poche settimane da regina».

Federica Checchia