Cinema

Le Colline hanno gli occhi 2 è una storia vera?

Il sequel di Wes Craven ha motivo di esistere, e voi di vederlo: Le Colline hanno gli occhi 2, per una serata di paura. Vi voglio raccontare le storie di cronaca che hanno ispirato il film, il tutto nella mia solita recensione per stomaci forti.

Nel loro ultimo giorno di addestramento, un gruppo di reclute della Guardia Nazionale si trovano faccia a faccia con una banda di mutanti violenti. Ecco in breve cosa accade nel sequel del film di Craven Le Colline hanno gli occhi.

Le Colline hanno gli occhi 2: cosa andremo a vedere?

Un film disgustoso, e lo dico in senso non troppo cattivo. Un film disgustoso può tranquillamente essere un capolavoro. Come state imparando io amo ciò che è disgustoso, ma credo che una buona inquadratura, un salto di qualità al livello di soggetto e scenografia possa solo esaltare la potenza visiva di una grafica esplicita. Ma sinceramente non è questo il caso. Non ci sono tecnicismi troppo virtuosi, fatta eccezione per qualche operazione di regia.

Iniziamo con una raccapricciante sequenza di apertura che raffigura la nascita di un bambino mutante. Lo sfortunato destino della madre del bambino è segnato, e ci verrà raccontato in una modalità abbastanza morbosa. Al livello di qualità visiva dei contenuti delle scene si può parlare di un buon prodotto per chi vuole mettere alla prova la pancia e l’occhio. In realtà si avvicina proprio alle proporzioni strazianti di disgusto e paura anche per una vecchia macinatrice di film horror come me. La sequenza stabilisce efficacemente l’obiettivo primario dei mutanti: fare più mutanti e fare schifosamente paura.

Il film ci offre anche un altro prologo per goderci le visione di omicidi e caos, non senza alludere agli eventi del film del 2006.

I militari si sono trasferiti nell’area del deserto dove risiedono i mutanti creati atomicamente. Il piano è quello di installare sensori di tracciamento per tenere d’occhio gli omicidi. Si spera, presumibilmente, anche di cacciar via i mutanti. Ma poi, naturalmente, i mutanti superano l’esercito e una buona parte del risultato è una bella moquette sangue e fegato.

Cosa ha ispirato Le Colline hanno gli occhi, la storia vera dietro i film:

Certamente non è il primo né l’unico film che è ispirato da fatti di cronaca. Nello specifico, il grande boom, il clamore, la sorpresa, viene attribuito al remake del 2006, diretto da Alexandre Aja, è dovuto alla citazione di Wes Craven della contaminazione dovuta alle scorie nucleari per le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki e della centrale di Chernobyl. Cannibalismo e radioattività sono le parole chiave per questa storia.

Nella trama, vediamo una famiglia in viaggio verso San Diego, su una roulotte. A seguito di una deviazione si perdono e vanno in una vecchia stazione di servizio per chiedere informazioni. Lì verranno indirizzati verso le colline. Colline nelle quali le vite della famiglia Carter verranno segnate da terribili disgrazie.

Un gruppo di uomini, mutati e deformi (per via dell’esposizione alle scorie radioattive che hanno contaminato la zona), vogliono il loro sangue: si tratta di un gruppo superstite di cannibali.

La storia vera:

Ma non è questa la sola ispirazione. Almeno non il fucro delle narrazioni che hanno ispirato l’universo (se così s può chiamare) del film.

La storia, infatti, è ispirata a una realtà terrificante quanto la stessa trama: la vita di Alexander Sawney Bean, un personaggio realmente vissuto nel sedicesimo secolo. Figlio di un giardiniere, Alexander ben presto si rese conto di non essere portato per seguire le orme del padre e decise così di trasferirsi in Scozia con la sua compagna, nel Galloway (l’Ayrshire Meridionale), vicino Bannane Head, lasciando l’East Lothian dove era nato.

Fin qui tutto normale. Ma non lo è: infatti la sua nuova casa era una grotta. Sì, una grotta. Grotta che non abbandonò per ben venticinque anni e nella quale la sua compagna diede alla luce otto figli maschi e sei figlie femmine.

Nacquero anche numerosi nipoti, tra incesti e promiscuità, finché la famiglia non divenne simile a un clan composto di quarantotto persone. E come un clan agivano nell’ombra e nella criminalità. La vita dei Bean era correlata da macabri e strani hobbies. Essi infatti svilupparono una particolare abitudine: uscivano solo di notte a caccia di malcapitati che aggredivano e trascinavano nel loro covo. Lì smembravano e divoravano le loro vittime, conservando i resti al sicuro da occhi indiscreti.

Ma ecco il sequel e ciò che è cambiato:

I mutanti cannibali di questa saga risiedono in un arido, inabitabile zona desertica nel New Mexico, dove banchettano con viaggiatori ribelli, in parte per vendetta e in parte per sopravvivenza. Tuttavia – sebbene l’originale storia di Wes Craven sia poi diventata sequel, remake e sequel di remake – la parte della vendetta non è mai stata delineata chiaramente. Diciamo che questa potrebbe essere la più grande rovina dei film, e in modo particolare di questo.

È importante ricordare che questi mutanti erano persone normali trasformate da test nucleari. Perciò sono anche vittime, con oltretutto anche una serie di buone ragioni per sfogare le loro frustrazioni sul resto dell’umanità. La premessa questo rapido seguito del rifacimento (abbastanza abile ma decisamente gratuito) dell’originale di Craven del 2006, sembra un’opportunità perfetta per dare ai mutanti il ​​dovuto spazio. Eppure fa stupidamente il contrario, riducendo i mutanti a mostri sanguinari e pazzi che uccidono e violentano. E lo fanno perché, beh, è ​​quello che fanno.

Una conclusione sul film Le colline hanno gli occhi 2:

Le Colline hanno gli occhi 2 non è una pietra miliare: la sua sceneggiatura è originale come un film con The Rock e dialoghi e personaggi non sono affascinanti per nulla. Non ti affezioni a nessuno, non sei rapito da frasi o intuizioni di inquietudine dovute a maestrie della regia o della fotografia. Ma mette ansia: mette ansia perchè pieno zeppo di frattaglie e uccisioni. Questo perchè Le Colline hanno gli occhi 2 è nato per intrattenere senza pretese coloro che hanno visto la prima pellicola di Craven. Per chi ama le pozze di sangue e il cannibalismo, null’altro. Molto spesso l’horror ci offe anche soluzioni filosofiche, interpretative, visivamente stimolanti rispetto ad una poetica. Ecco, non è questo il caso. Qua hanno capito che il pubblico ha chiesto il sangue e il sangue hanno prodotto.

Perciò se siete almeno un po’ amanti degli sgozzamenti, beh dio dico: godetevela questa pellicola. Appunto, senza pretese. Perchè non è Dario Argento, ma Le Colline hanno gli Occhi 2.

Uno spargimento di sangue assicurato!

Vi è piaciuta questa recensione?

Io sono Marya e amo vedere le pellicole più assurde: dal Gore al Blockbuster, con amore per ciò che è Action, Splatter, Snuff, Horror D’autore. Ho scritto di Apocalypto, Oldboy, Tim Burton e tanto altro che spero possa piacervi. Infatti tenetevi forte perché….

Se anche a voi di orrore e spavento non ve ne basta mai ci vediamo ogni venerdì con la mia rubrica ufficiale per i contenuti horror: Cinema per Stomaci Forti. Allacciate le cinture!

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Scienze Politiche a alla Sapienza di Roma. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Ossigeno (di Civati, Possibile), Scomodo; Redattrice di Metrò per Attualità&Politica. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente. Livello C2 di Inglese.
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