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Letture femministe: ecco tre consigli

Un argomento di un passato fatto di marce per il voto e di slogan più che a un presente ancora tutto da scrivere. Ecco cosa sembra quasi siano i diritti delle donne in questo 2022. La verità però è un’altra: una volta conquistati, i diritti non sono per sempre. Non sono il diamante, che resiste a elevate temperature, quanto più il fuoco stesso che lo brucia. Una scintilla che può divampare in un maestoso e sacrosanto incendio, capace però di spegnersi se lasciato in cattive mani. Per questo noi di BRAVE vogliamo proporre tre letture femministe: perché quelle voci di donna che hanno attraversato i decenni continuino a parlare. Perché non sbiadisca l’inchiostro, non si perda il margine delle loro battaglie. Non si lasci cancellare oggi ciò per cui si è combattuto, ci si è sacrificate ieri. E perché ci si ricordi di quanto potente possa essere il valore femminile.

Letture femministe per tutti i generi

Non è la prima volta che vi consigliamo letture femministe e sappiamo quanto le preferenze di lettura possano cambiare. Proprio questa consapevolezza ha portato a scegliere libri tra generi letterari diversi. Con la speranza che possano essere accolti da quanto più pubblico possibile.

Romanzo: “Una donna”, Sibilla Aleramo

Il primo libro di questa lista è anche una delle pubblicazioni fondative del pensiero femminista in Italia. Scritto tra il 1901 e il 1904 ed edito da Mondadori, “Una donna” è un testo incredibilmente attuale. Dall’infanzia alla rinascita, il testo segue in 22 capitoli la vita di una protagonista senza nome, un nuovo modello di donna ideale. Sibilla Aleramo non diventa un modello per la successiva generazione di scrittrici, ma fa molto di più: mostra la via di una scrittura femminile, luogo dell’espressione. Nel libro infatti si trasfigura sul piano esemplare qualcosa che appartiene all’interiorità, una riflessione su di sé e su come non esaurirsi non già in sé stessa, quanto in relazione a qualcun altro, sia esso marito, figlio o padre. Su come il proprio spirito possa emergere nel mondo, e viverlo.

“Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna,  e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità?”

Racconto: “Ragazze di Palermo”, Dacia Maraini

Pubblicato nel 2007 con il Corriere della Sera, “Ragazze di Palermo” è un libro breve e snello, evocativo e potente. La scrittrice, dipinge con la penna, davanti agli occhi del lettore, le atmosfere del proprio periodo bagariota e della Palermo degli anni ’50 per raccontare le storie di un gruppo di amiche. La realtà è quella del dopoguerra, con una Sicilia forse troppo piccola per permettere di sognare in grande, ma le vicende delle ragazze seguono le strade dell’ostinata caparbietà o della permissiva arrendevolezza di ognuna di loro. Maestra nella scrittura e nella restituzione di caratteri femminili forti e decisi (Marianna Ucrìa per tutte), Dacia Maraini aspetta il finale per ribadire la lettura femminista che attraversa il libro in filigrana, dalla prima all’ultima pagina, e che fa capolino tra le voci e gli obblighi di paese e le prime scoperte del mondo esterno.

“Sapeva che il suo non sarebbe stato un matrimonio riparatore. Forse non si sarebbero nemmeno sposati. Ma sarebbero andati a Mantinea e avrebbero fatto l’amore”.

Letture femministe per chi vuole impegnarsi

Saggio: “Nonostante Platone”, Adriana Cavarero

“Nonostante Platone” è un’operazione di amore e di furto. Nel breve saggio, l’autrice decostruisce pensieri su eroine e personaggi della mitologia classica, derubando nomi illustri quali Omero o lo stesso Platone delle proprie speculazioni per ribaltarle. Fingendo di rileggere le storie di Penelope, Demetra o Diotima le svincola dal loro ruolo di donne pensate da uomini, dando loro cognizione e presenza. Una Robin Hood femminista, dunque, che ruba le eroine agli uomini per restituirle a sé stesse. Un saggio consigliato a chiunque ami la filosofia e che voglia scoprire la versione femminile delle storie che abbiamo imparato a conoscere sui banchi di scuola, nonostante Platone.

“Itaca, il mondo, è per Penelope la stanza del tempo impenetrabile, dove sta con le sue ancelle. Un luogo che è radicamento e dimora: lo stare presso di sé, un appartenersi per così dire assoluto che viene prima, e anzi rende possibile, il fare altre cose a partire da lì”.

Sara Rossi

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