Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii è l’ultimo spin-off della celebre serie di Ryu ga Gotoku Studio che ci catapulta nell’avventura di Goro Majima alle Hawaii.

Questa non è una recensione

Esatto, questa non è una recensione. Non troverete pro e contro, non ci sarà un voto alla fine.
Sono molto affezionata alla saga di Yakuza, è quindi per me impossibile riuscire a rinchiudere la mia opinione e l’amore per questa serie di videogiochi all’interno dei canonici parametri di una recensione.
Ho cercato comunque di essere breve e di darvi un mio parere su Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii.
Vi anticipo già da ora: fatevi un favore e giocatelo. E prendetela come un’occasione per recuperare anche il resto della serie.
Buona lettura!

Honolulu arrivo!

Pirati inseriti in un contesto moderno. Nulla di strano quando si parla di una nuova trovata di Ryu ga Gotoku Studio. Ancora meno se come protagonista ci metti Goro Majima, il Cane Pazzo di Shimano.
Tra le acque delle Hawaii vedremo il nostro Yakuza esplorare luoghi misteriosi e affascinanti, siano essi immersi nella natura o costruiti in relitti di navi affondate, accompagnati da una colonna sonora energica in perfetto stile Yakuza ma dal sapore piratesco.
Direi che ci sono tutte le premesse per un titolo indimenticabile.

Pirate Yakuza in Hawaii

Ciò di cui avevamo bisogno

Penso e spero di parlare a nome di tutti quando dico che i fan della saga di Yakuza non vedevano l’ora di tornare a vestire i panni di Majima.
Personaggio non solo divertente, ma anche affascinante, carismatico e dai retroscena interessanti, Goro Majima secondo me potrebbe rendere interessante anche un videogioco di qualità scadente. Ma fortunatamente non è questo il caso.
In Pirate Yakuza in Hawaii il nostro protagonista si ritrova disperso a Rich Island, isolotto dell’arcipelago della Hawaii.
Colpito da una perdita di memoria, il Cane Pazzo di Shimano incontra Noah, bambino residente dell’isola e figlio di un ex cacciatore di tesori.
Assieme a Noah e suo padre, Majima dovrà solcare i mari delle Hawaii per recuperare i suoi ricordi e trovare un misterioso tesoro pirata.
Finalmente rivediamo un Majima la cui figura va oltre quella della spalla comica e, grazie al personaggio di Noah, scopriamo un suo lato quasi paterno.
Una trama semplice ma condita da personaggi scritti in maniera eccellente, come quelli che Ryu ga Gotoku Studio ci ha sempre saputo raccontare. Ottimo lavoro.

Pirate Yakuza in Hawaii: ritorno alle origini

Finalmente torniamo alla tipologia di gameplay che mi ha fatta innamorare di questa serie. Non fraintendetemi, so essere una fan anche del combattimento a turni, ma quando si tratta di Yakuza forse preferisco dei combat più action.
Questo infatti è simile a quello di altri capitoli, con stili di combattimenti diversi, barra della stamina e della follia, tecniche migliorabili e chi più ne ha più ne metta.
Che vi sentiate più Cane Pazzo o Lupo di Mare non importa, dovete solo scegliere in che stile preferite combattere e poi divertirvi come matti.
Oltre ai classici combattimenti “a terra”, in un gioco con ambientazione piratesca non possono mancare le battaglie navali. Queste sono abbastanza semplici e poco frustranti, ma aggiungono un’interessante meccanica di reclutamento e gestione della ciurma molto simile a quella di gestione degli hostess club che abbiamo visto in altri giochi della saga.
Ovviamente le attività da svolgere in mare non si limitano agli spostamenti o ai combattimenti, ma avremo anche tantissimi tesori da recuperare sconfiggendo ciurme di pirati rivali accampati sulle isole delle Hawaii e sfide da completare per aumentare il nostro Rango Pirata.

Pirate Yakuza in Hawaii

Qualcuno ha detto mini-giochi?

Che Yakuza sarebbe senza mini-giochi? E infatti anche in questo spin-off Ryu ga Gotoku Studio ci ha riempito di mini-game tutti da scoprire.
Questi possono essere sia facili e intuitivi, come il biliardo, che più complessi come lo shogi, ce n’è davvero per tutti i gusti.
Inoltre anche la possibilità di cucinare ha dato una scusa alla software house di inserire un ulteriore minigioco a la Cooking Mama, in cui potremo usare ingredienti ottenibili anche tramite il Regno di Goro, piccolo zoo dove il nostro Yakuza preferito riunirà tutti gli animali bisognosi di una casa che incontrerà durante la sua avventura.
Dalla claw machine all’intramontabile karaoke, passando per poker e blackjack fino ad arrivare a un Sega Master System che ci permette di giocare tanti titoli diversi: non c’è modo che almeno uno di questi non vi conquisti.
Non vi resta che provarli tutti e scoprire quale ruberà il vostro cuore (e tantissime ore del vostro tempo).

In conclusione…

Yakuza è una delle mie saghe preferite, in particolare Yakuza 0 è forse il mio videogioco preferito in assoluto e ne sono completamente innamorata.
Per questo tornare a portare le vesti di un Majima più adulto e maturo, nonostante la sua follia, è stata per me un’emozione incredibile.
Il titolo ha tutto quello che serve per essere un gran gioco: bella grafica, colonna sonora di spicco, gameplay che ci riporta agli albori della serie. Ma soprattutto è divertente.
Siamo ormai circondati da videogiochi ideati col nobile intento di mandarci un messaggio o insegnarci qualcosa. E questo è bellissimo, peccato che molti di questi siano carenti sotto il punto di vista puramente ludico.
Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii mette da parte queste grandi pretese e ci trasporta in un mondo dove finalmente possiamo staccare il cervello, rilassarci e divertirci nei panni del personaggio più fuori di testa della serie (e tutto questo senza trascurare il comparto narrativo). E ci voleva proprio.
Forse, anzi sicuramente, sarò influenzata dal mio amore per la serie e per il personaggio, ma questa è sicuramente una delle cose migliori che ho giocato nell’ultimo periodo.
Grazie Ryu ga Gotoku Studio, ad altri mille titoli come questo!

Pirate Yakuza in Hawaii

LIKE A DRAGON: PIRATE YAKUZA IN HAWAII | TESTATO SU PC

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Federica Giorgi