Cosa c’entra lo Zecchino d’Oro con Pinocchio, il burattino e personaggio immaginario protagonista del celebre romanzo per ragazzi creato da Carlo Collodi? Esiste un legame profondo fra il festival canoro dedicato alla musica per bambini e la celebre fiaba per ragazzi e fra i motivi maggiori spiccano, soprattutto, quelli culturali e musicali.
Lo Zecchino D’Oro e Pinocchio, due simboli dell’infanzia italiana

Il mondo dello Zecchino d’Oro, storica rassegna di canzoni per bambini nata nel 1959, potrebbe sembrare lontano dall’immaginario ottocentesco di Carlo Collodi. Eppure, il burattino più famoso della letteratura italiana e il festival canoro più amato dai bambini di ogni generazione condividono radici culturali e valori educativi attraverso un rapporto molto profondo. Pinocchio, nella pedagogia dell’infanzia, è stato molto più che un semplice personaggio letterario: è diventato un modello educativo che, attraverso la narrazione e il simbolismo, continua a far riflettere il mondo moderno. Pinocchio simboleggia il percorso di crescita: il burattino di legno che diventa bambino è metafora della maturazione affettiva, morale e cognitiva. Storicamente, il personaggio nato dall’immaginazione di Carlo Collodi è usato come strumento per l’educazione morale. La bugia che fa crescere il naso di Pinocchio è diventata uno dei simboli educativi più forti e immediati, oltre che ricordati, all’interno del romanzo.
Lo Zecchino d’Oro nasce con un intento affine: educare attraverso il gioco, la musica e la partecipazione. Ogni canzone – semplice all’apparenza ma che, in realtà, cela diversi messaggi formativi – è pensata per preparare il bambino al tortuoso e divertente percorso di crescita, stimolando la fantasia ma, soprattutto, non perdendo di vista i valori fondamentali dell’essere umano: l’amicizia, il rispetto, l’inclusione. Pinocchio e lo Zecchino d’Oro parlano entrambi ai bambini ma sempre tenendo uno sguardo rivolto agli adulti, perché educare – come sapeva bene Collodi – significa anche dialogare con chi guida i più piccoli.
Crescere attraverso il gioco: Il valore della trasformazione
La storia di Pinocchio si pone in continua trasformazione; ogni ostacolo che il burattino incontra nel suo cammino è un passo in più che lo porterà alla crescita e al compimento della sua evoluzione. Lo Zecchino d’Oro accompagna processi analoghi: attraverso l’esperienza canora i bambini che salgono sul palco imparano e crescono, divertendosi. Molte delle canzoni dello Zecchino d’Oro celebrano il senso di crescita attraverso il gioco, una tematica per alcuni versi affine al mondo collodiano: imparare divertendosi, sbagliare senza essere giudicati, amare la propria unicità. Il gioco in Collodi non è solo un passatempo: è metafora dell’educazione, strumento di critica sociale e simbolo delle tentazioni dell’infanzia.
Collodi utilizza la tematica ludica, fra le altre cose, per mostrare come trasformazione e maturazione passino attraverso la capacità di dare un limite al gioco, senza cancellarlo, ma integrandolo in un percorso di crescita. Il Paese dei Balocchi, per esempio, incarna una tentazione ludica che rappresenta una trappola. La metamorfosi in “bambino vero” coincide con il passaggio dal gioco improduttivo alla solidarietà e all’impegno. La giocosità che non prevede la fatica, quindi, diviene ostacolo poiché non concretizza il naturale percorso di crescita.
Pinocchio e Lo Zecchino d’Oro, pedagogia popolare fra educazione e fantasia
L’espediente narrativo del naso che si allunga – utilizzato da Collodi quando Pinocchio mente – è un fattore fondamentale della sua pedagogia. Non si tratta di un elemento fantastico o caricaturale ma è traduzione fisica di un atto morale: la bugia resa corporea. Il messaggio dell’autore è privo di moralismi e non è volto a stigmatizzare il bambino ma, invece, a mostrargli le conseguenze delle proprie azioni. L’elemento del grottesco, che rimanda a una scena teatrale, rappresenta una vera e propria allegoria pedagogica: colui che mente si allontana dalla propria, autentica, forma per cui dire la verità diventa il primo elemento necessario per diventare responsabili.
Nella stessa direzione vanno molte canzoni dello Zecchino d’Oro dove ricorrono temi analoghi come la fiducia nelle figure educative; per esempio ”Coccole”, brano presentato nel 1998 durante il 41° Zecchino d’Oro e dello stesso anno ed edizione è il brano ”La mamma della mamma”, o ”La mia bidella candida” canzone presentata l’anno successivo, nel 1999, durante la 42° edizione dello Zecchino d’Oro. E, ancora, la libertà di un mondo giusto e ricco di pace come nel brano ”La terraluna” ( 1998, 41° Zecchino d’Oro) o nel testo di Caro Gesù ti scrivo, canzone approdata all’Antoniano del 1997 durante il 40° Zecchino d’Oro: un brano per chi ha perso la speranza, per chiedere aiuto, pace e amore.
Caro Gesù ti scrivo
Testo e Musica Maurizio Piccoli, 40° Zecchino d’Oro
Per chi una casa non ce l’ha
Per chi ha lasciato l’Africa lontana
E cerca un po’ di solidarietà
Per chi non sa riempire questa vita
Con l’amore e i fiori del perdono
Per chi crede che sia finita
Per chi ha paura del mondo che c’è
E più non crede nell’uomo […]
Il tema dell’amicizia è narrato da ”L’amicizia è” della medesima edizione e, facendo un salto qualche anno prima, nel 1995 il pezzo ”Il sole verrà” canzone vincitrice del 38° Zecchino d’Oro; una lettera scritta a un amico ignoto, un invito a restare uniti e ad avere speranza anche se, un giorno, ci si troverà su fronti differenti.
Il sole verrà
Domani per noi
E il cuore ci scalderà
E nel suo splendore
Giorni d’amore
Ci regalerà. […]
Se la guerra, un giorno amaro,
Traduzione Sandro Tuminelli, Musica Augusto Martelli, 38° Zecchino d’Oro
Contro noi si scaglierà
Io ti abbraccio amico caro
Anche se sarai di là…
Il sole verrà
Domani per noi
L’universo letterario di Collodi e quello musicale dello Zecchino condividono un principio strutturale; la fantasia non come fuga dalla realtà ma come strumento conoscitivo.
Dove tutto ebbe inizio: Cino Tortorella e il fiaba-spettacolo
Lo Zecchino d’Oro nasce nel 1959 ideato da Cino Tortorella – volto storico della rassegna canora e del celebre Mago Zurlì – che proprio in quegli anni stava realizzando un varietà televisivo per ragazzi. Interpretato in origine da Giancarlo Dettori, dopo il trasferimento dell’attore da Milano a Roma, sarà proprio Tortorella a prendere il suo posto. Nel 1959 gli organizzatori del “Salone del Bambino” di Milano chiedono a Cino Tortorella di preparare uno spettacolo per la manifestazione che, proprio quell’anno, si ispirava alla celebra fiaba Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Un varietà per bambini ispirato a una fiaba, ricco di scenari ed elementi collodiani, con tanto di musica. Lo spettacolo diviso in tre parti riprende alcune scene della celebre storia del burattino: Pomeriggio di Mangiafuoco, Il Gatto e la Volpe, Il campo dei miracoli.
La lungimirante intuizione di Cino Tortorella ha creato un filo conduttore fra una delle storie più note della letteratura per l’infanzia e la creazione di uno spettacolo che integrasse l’aspetto fiabesco, strutturalmente e culturalmente. Anche il nome, Zecchino d’Oro, è strettamente legato alla fiaba. Nella storia di Collodi, Il Gatto e la Volpe convincono Pinocchio a seppellire uno zecchino – una moneta d’oro veneziana largamente diffusa nei commerci con gli stati esteri – nel Campo dei Miracoli, facendo credere al burattino che, grazie a questa sua azione, sarebbe spuntato un albero. Nella trasmissione, invece, la canzone vincitrice riceveva in premio proprio uno Zecchino d’Oro spuntato da un albero nel Campo dei Miracoli. Oltretutto, cinque zecchini sono anche le monete che Mangiafuoco dona a Pinocchio e che il burattino si fa rubare dal Gatto e dalla Volpe:
“[…]Mi dispiace davvero di farvi venire l’acquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime monete d’oro.” E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco”.
Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”
La fusione della cultura della fiaba con la musica
Lo Zecchino d’Oro non è solo uno spettacolo per intrattenere, ma un modo per educare e sensibilizzare il pubblico sui temi universali dell’infanzia. Molte delle canzoni presentate nella rassegna canora sono diventate pietre miliari della cultura italiana – basti pensare a Il pulcino ballerino (1964), Il caffè della Peppina (1971), Scuola Rap (1994) – e tanti brani, seppur in modo differente dalla narrazione che fa Collodi in Pinocchio, riflettono la stessa voglia di avventura e di esplorare il mondo, ma con gli occhi di un bimbo. Alcuni testi dello Zecchino d’Oro, come Il coccodrillo come fa (1993) o Volevo un gatto nero (1969), descrivono un’infanzia spensierata evocandone la letizia; la stessa beatitudine che Pinocchio sperimenta quando è ancora lontano dalla consapevolezza delle sue azioni.
Un aspetto predominante dello spettacolo è proprio la fusione fra la cultura della fiaba e quella musicale. L’abilità dello Zecchino d’Oro di narrare storie attraverso la musica rievoca, quasi commemorandole, le radici popolari delle fiabe antiche o delle leggende, dove parole e melodia si intersecavano divenendo strumenti pedagogici e, al contempo, di intrattenimento.
Zecchino d’Oro, non solo Pinocchio: Gianni Rodari e la fantasia pedagogica
Lo scrittore britannico Brian Aldiss in Trillion year spree scrive:
”Quando l’infanzia muore, i suoi cadaveri vengono chiamati adulti ed entrano nella società, uno dei nomi più garbati dell’inferno. Per questo abbiamo paura dei bambini, anche se li amiamo: sono il metro del nostro sfacelo”.
Lo Zecchino d’Oro attraverso le esibizioni dei bambini e le canzoni degli autori ricorda indirettamente agli adulti quanto è fondamentale fermarsi a guardare il mondo con gli occhi di un fanciullo, riconciliandosi con la parte infantile di ognuno. La fantasia, così come rievoca la pedagogia Pascoliana fondata sulla poetica del fanciullino, diventa fondamentale nel processo di crescita e formazione. Lo sapeva bene anche uno dei più grandi pedagogisti e scrittori per l’infanzia del 900, Gianni Rodari, secondo cui ‘‘La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”.
Rodari, che con lo Zecchino d’Oro ha avuto un rapporto di totale ammirazione, in occasione della consegna del Premio Andersen per la narrativa dell’infanzia del 1970, esprime il suo apprezzamento per Il Piccolo Coro e per la sua storica direttrice, Mariele Ventre. E proprio in occasione del conferimento del prestigioso Premio Hans Andersen lo scrittore – sottolineando il carattere necessario della fantasia – afferma:
”Si può parlare agli uomini anche parlando di gatti e si può parlare di cose serie e importanti anche raccontando fiabe allegre. Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.
La fantasia imprescindibile si dirama tra questi due mondi, quello letterario e quello musicale, creandone una sintesi; elementi che rendono Pinocchio e lo Zecchino d’Oro così simili nella loro diversità. Non è un caso che ambedue siano simboli dell’infanzia italiana; Pinocchio a distanza di secoli è un personaggio che parla ancora a bambini e adulti, mentre lo Zecchino d’Oro continua a essere un evento atteso e amato che non smette di emozionare e far riflettere.
Foto in copertina da Rai.it





