Margherita Vicario critica Emis Killa e Jake La Furia per un brano misogino. I fans dei rapper si accaniscono sull’artista con parole offensive.
Siamo alle solite. Ebbene sì, questa non è la prima volta che Emis Killa fa parlare di sé, ma non tanto per la sua carriera nella musica, quanto per le critiche che gli vengono mosse.
Margherita Vicario parla del testo di “Sparami”, pezzo di Emis Killa e Jake La Furia, presente nell’ultimo album: “17”.

Critica alla misoginia dei rapper:
Margherita, cantautrice italiana, scrive su Instagram:
Dai biscottini siete anacronistici, dei kamikaze anacronistici, trattatela bene la figa che è la cosa più preziosa del mondo
A scatenare la critica della cantautrice sono le parole con le quali si apre il brano dei due rapper:
[…] Il tavolo è pieno di ricchi, tipo stregatto
Quelle due tipe mi avranno sfregato
Perché non sono due fighe
Ma a fine serata, fra’, glie l’avrò dato
Supero il limite finché c’ho il vuoto nell’iride
Il mood è schivare le vipere
Mettere il cazzo in queste fighe infime
Finché non muoio di aids o sifilide
La risposta del pubblico misogino:
Da una parte c’è chi ha iniziato ad attaccare tutto il genere musicale; dall’altra ci sono i fans di Emis Killa.

Sarebbe stato costruttivo leggere commenti sulla libertà dell’arte di raccontare anche storie violente, crude e che non ci piacciono, come la misoginia.
Sarebbe stato altrettanto interessante un dialogo tra le parti, per far comprendere per quale motivo sia criticabile l’utilizzo di certe immagini riferite alle donne.
Invece il commento di Margherita Vicario ha finito per alimentare la valanga di insulti misogini a cui ormai siamo abituati. Basta che una donna dica la sua per essere additata come sgualdrina, “nazifem depensante” e invitata, non tanto gentilmente, a stare zitta.
L’arte è responsabile della violenza e della misoginia?
Forse dovremmo renderci conto che nessuna azione è senza conseguenze e che la responsabilità, quando si ha un vasto pubblico, è grande.
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
Dovremmo iniziare a considerare la responsabilità del prodotto che si immette sul mercato, anche se si sta parlando di mercato culturale e artistico.
Educazione alla misoginia, no grazie
La responsabilità dell’educazione non è in mano ai rapper, ovviamente.
Ma è riduttivo dire che l’arte non ha responsabilità o che deve essere solo la famiglia o la scuola a dare un’educazione su certi temi.
Sarebbe come dire che l’arte non ha la forza di influenzare intere generazioni.

Racconti di sessismo e violenza:
Le critiche contro il sessismo nei testi trap vengono spesso stemperate dal richiamo alla libertà di narrazione.
“È solo storytelling! Mi siedo in un bar e racconto quello che succede veramente in un bar di quartiere“.
Critica scontata che ha già visto il dibattito scontrarsi sulla validità di altri generi musicali, come il metal o il rock. E ovviamente anche rap e sottogeneri non mancano all’elenco dei criticabili.
Un genere sotto accusa:
Il rap usa parole estreme, provocatorie e controverse.
Il rap cita una cultura underground, criminale, violenta e ovviamente il linguaggio è esplicito.
Tanto è vivida questa tipologia di narrazione che riesce a creare stereotipi e figure prese a modello, come quello dell’uomo aggressivo e duro, che come un criminale risolve i problemi a cazzotti e proiettili.
Ma è solo questo?
Rap e trap sono in grado di raccontare spaccati di vita di periferia, momenti difficili, ma soprattutto sono capaci di criticare la società, di rompere gli schemi.
Suonerà banale, ma generalizzare non è mai il modo migliore di affrontare gli argomenti.
Una società misogina
Non è il rap ha essere sessista e violento, è la società a esserlo.
Ma quali messaggi vuole mandare il rapper che parla di violenza e la giustifica senza nessun tipo di critica?
Emis Killa ha taciuto davanti al cyberbullismo rivolto dai suoi fans a Margherita Vicario.
Continuiamo pure a giustificare la violenza, un giorno però dovremo spiegare perché la cultura dello stupro, la forza bruta e l’aggressività, siano così radicati nella nostra società.
E lo dovremmo spiegare a chi, sempre più piccolo, si avvicina a questo genere musicale senza però avere gli strumenti per scindere storytelling dalla realtà.
Invece di tacere, Emis Killa e gli altri rapper coinvolti nel brano, avrebbero potuto sfruttare la reazione esagerata dei fans nei confronti di Margherita, per muovere una critica a quel modo di fare o di pensare nei confronti di una donna.
Si può cambiare:
Intanto Ghali si rivolge ai suoi colleghi rapper:
Non stanno dicendo niente su quello che è successo a Willy. Tutto apposto? Siete sicuri, tutto ok? Avete delle cose più importanti da comunicare in questo momento?
Serve un cambiamento.
Forse però, a certi “artisti”, manca il coraggio di rinnovare la propria arte, di indossare il punto di vista altrui e provare a raccontare una storia nuova.
Si preferisce far leva sui soliti vecchi temi, ormai consumati da decenni di produzione hip-hop, invece di puntare a rompere questi schemi.
Un esempio di rottura è sicuramente Achille Lauro, qui trovate l’approfondimento di BRAVE GIRLS sul tanto discusso Sanremo 2020.
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