Oggi 8 giugno è la Giornata mondiale degli Oceani, Istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2008, che ogni anno ha lo scopo di sensibilizzare sulle minacce che affliggono le distese d’acqua, educare e coinvolgere in progetti di tutela e salvaguardia. Scopri di piu su questa giornata e come fare la differenza partecipando ai diversi eventi innovativi che ci aiutano a salvare il pianeta.

Giornata mondiale degli oceani: una preziosa risorsa per l’uomo e le specie del pianeta

L’oceano è immenso, è una preziosa risorsa che occupa la maggior parte del nostro pianeta, che per fatto è principalmente ricoperto di blu. Oltre due terzi della superficie terrestre sono ricoperti d’acqua e circa il 97% dell’acqua totale si trova nei mari, ricchi di biodiversità. Si stima che circa il 90% delle specie viventi nei mari non non sono state ancora scoperte e che forse disponiamo di maggiori conoscenze sull’universo che non sulle sconfinate profondità degli oceani. L’oceano assorbe circa un terzo dell’anidride carbonica prodotta e rilascia il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Dalla sua esistenza dipende la sussistenza di 3 miliardi di persone, che basano la propria vita sull’economia della pesca.

La plastica rappresenta 80% dei rifiuti nell’oceano

Nonostante questa sua fondamentale importanza e altruismo verso ogni specie, i mari sono minacciati da inquinamento, acidificazione e sovrasfruttamento e accumulati da plastica. Tutti fenomeni di cui unicamente l’uomo è responsabile. Purtroppo, gli oceani del mondo sono ripieni di plastica, rappresenta 80% dei rifiuti in mare. In base alle dimensioni si parla di macroplastiche o di microplastiche: è relativamente semplice ridurre le prime, per la seconda categoria le cose invece si complicano, anche perché spesso le fonti che le rilasciano non ricevono adeguata attenzione.

Ogni anno nel mondo vengono prodotte 300 milioni di tonnellate di plastica, metà delle quali è costituita da oggetti monouso, come sacchetti, confezioni, bicchieri e cannucce, che rappresentano la maggior parte della plastica in mare. Una fonte di plastica meno nota, ma comunque significativa, è la pesca: reti, boe, e cassette per il pesce costituiscono circa il 10 per cento di tutta la plastica negli oceani.

Ogni anno 14 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono in mare, dove lentamente si degradano in particelle che raggiunte dimensioni minori di 5 millimetri, vengono definite microplastiche. L’Onu stima che la particelle di microplastiche disperse negli oceani siano 51 trilioni, ovvero 500 volte il numero di stelle nella nostra galassia. Le microplastiche derivano invece in buona parte dall’erosione di grandi rifiuti con parti plastiche, ma anche da fonti inaspettate. Di queste ultime, le principali sono tre: la prima (35% del totale) è l’usura delle fibre dei tessuti sintetici durante il lavaggio. La seconda è l’erosione degli pneumatici sull’asfalto (28%). La terza fonte, infine, è quella che viene definita city dust (24%), ovvero l’insieme di particelle erose da, ad esempio, pittura, edifici, e lavori edili.

Come possiamo salvare l’oceano?

Oggi è un appuntamento che coinvolge ogni paese con incontri, installazioni, workshop e festival che durano più giorni. Il tema di quest’anno è “Revitalizzazione: un’azione collettiva per proteggere il mare“. Ecco gli appuntamenti più nuovi, le soluzione e interessanti iniziative nel calendario.

La legge Salvamare

Per contrastare il fenomeno, a maggio, il Parlamento italiano ha approvato una legge – la Salvamare – che potrebbe portare a riva 30 mila tonnellate di rifiuti in 10 anni. Ma rimane ancora molto da fare. Il senato a proposto una legge che consente ai pescatori di portare a riva i rifiuti che recuperano in mare, pratica per la quale non è più previsto il reato di trasporto illecito di rifiuti.

La legge inoltre prevede anche l’introduzione di barriere antiplastica alla foce dei fiumi, dai quali passa l’80% della plastica che finisce in mare. Di questa e altre soluzioni, Open ha parlato con Raffaella Giugni, responsabile relazioni istituzionali della Onlus per la difesa del mare Marevivo. La legge costituisce un “progresso significativo – spiega Giugni-, ma gli effetti non si vedranno finché non verranno approvati i decreti attuativi”. Gli atti legislativi, però, non sono l’unica via per affrontare il problema.

Produrre meno rifiuti, bisogna ridurre il consumo

In generale “ridurre la quantità di plastica monouso prodotta, e quindi quella di rifiuti creati e dispersi”, continua l’ambientalista, è la maniera migliore di limitarne la dispersione in mare. La responsabilità ricade sui singoli: “Non ha senso riciclare se beviamo cinque caffè al giorno in bicchieri di plastica monouso. Bisogna ridurre il consumo“. Ma anche sulle istituzioni: “Una maniera molto semplice di farlo – afferma – è introdurre il sistema dei vuoti a rendere, che tanto bene funziona in altri Paesi europei”.

Limitare la dispersione delle microplastiche

Tuttavia quando si arriva alle microplastiche il danno è praticamente fatto, poiché sono estremamente difficili da recuperare. Per ridurne la dispersione però ci sono delle possibili soluzioni: “Si potrebbero cambiare gli pneumatici più spesso, e si dovrebbe lavorare con le aziende affinché producano tessuti che disperdono meno plastica e diano istruzioni di lavaggio per limitare il fenomeno, si potrebbero anche inserire filtri nelle lavatrici“. Una cosa è certa: è fondamentale agire subito, perché “la plastica non sparisce mai, si degrada, si tritura, ma rimane per sempre“.

Parlare delle problematiche e agire per salvare il pianeta incoraggiando la società con eventi interessanti

Milano è stata scelta come città dal respiro internazionale nella quale concentrare gli eventi più interessanti. Parliamo del Festivalmar,  tre giorni di incontri, performance e workshop in programma l’8, 9 e 10 giugno presso gli spazi dell’Ex Fornace Gola (Alzaia Naviglio Pavese).

E’ stato ideato da Worldrise Onlus a supporto della campagna 30×30 Italia (per la protezione del 30% dei mari italiani entro il 2030), il festival conduce alla scoperta delle meraviglie subacquee e allerta sulle minacce proponendo soluzioni. Si comincia con un dibattito sulla legge Salvamare appena approvata in Senato come Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare. E si prosegue con il Big SEAty Clean Up, un’azione di pulizia della zona dei Navigli che combina attività fisica e azione ambientale in collaborazione con il brand Adidas e Run For The Oceans.

Nel corso della manifestazione verrà presentato il progetto SEATY, nato dalla collaborazione con Fastweb, per estendere la protezione di tratti di costa mediante l’istituzione di aree di conservazione marina in cui ricerca scientifica ed educazione ambientale si uniscono.

Ovviamente, non mancheranno djset e performance musicali di artisti come Max Casacci, fondatore dei Subsonica, e i dj Calamity Jade e Splendore, o i Martini Police + The Body Heat che si esibiranno il 10 giugno nella Notte Blu, la serata plasticfree di Milano. L’arte a servizio de mare prenderà forma nel live painting del graphic  & motion designer Davide Pagliardini, e nella mostra sulle meraviglie e fragilità dell’ecosistema marino Ars Maris. Infine, ci saranno anche molti laboratori creativi e didattici a tema sottomarino rivolti ad adulti e soprattutto ai giovani: perché le nuove generazioni sono il motore del cambiamento.

Valeria Muratori

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