Per Charlie Kaufman scrivere sceneggiature introspettive, psicoanalitiche e fondate sui sentimenti dei personaggi è una questione quasi vitale. Lo abbiamo visto in tutta la sua filmografia, sia da sceneggiatore che da regista. Titoli come Eternal Sunshine of the Spotless Mind o il più recente Sto pensando di finirla qui ne sono la palese riprova. E Kaufman già prima si era cimentato con la tecnica dell’animazione con il meraviglioso Anomalisa del 2015. E se quello era un film maturo, drammatico e adulto nella sua schiettezza e nei temi trattatati, Orion e il buio è essenzialmente un film per bambini e giovani ragazzi ma altrettanto maturo nel sapere gestire temi fondamentali per il target. Ennesima operazione di Netflix riuscita alla grande per quanto riguarda l’animazione, Orion è un concentrato della sregolatezza e dell’anarchia narrativa tipiche di Kaufman. Ma non solo, è un film adulto, interiore, pieno d’animo e spirito che parla a tutti, indistintamente.

Orion e il buio: paure e insicurezze

Orion e il buio: Orion in una scena del film
Orion e il buio: Orion in una scena del film

Sotto la regia dell’esordiente Sean Charmatz, che aveva curato l’animazione di altri film prodotti sempre da Dreamworks, Orion e il buio è la storia di un bambino pieno di insicurezze e paure, tipiche dei ragazzi della sua età. Dal timore di andare a parlare con la ragazza di cui ha una cotta, fino al bullo della scuola o la scomparsa dei suoi genitori. Ma la sua paura più grande è, di certo, quella per il buio che, ogni sera, gli impedisce di dormire. Stanco di tutto questo odio, l’entità che si presenterà come il buio stesso ad Orion, decide di fargli vivere un’avventura notturna per fargli comprendere che, nell’oscurità, non c’è nulla da temere. Farà così la conoscenza delle altre entità notturne come l’insonnia, i sogni e il sonno. Charlie Kaufman, nella stesura della sceneggiatura, è evidente come abbia voluto giocare con il concetto stesso di narrazione. Non è mai lineare, non resta praticamente mai sui binari consoni della narrativa d’animazione tipica americana. E gioca anche direttamente, in un continuo rimando meta testuale. Ma la particolarità più grande di Orion e il buio è la maturità con cui affronta temi che difficilmente abbiamo visto in certe pellicole. Si parla in modo diretto di morte, nichilismo, ansia sociale e rapporto genitori-figli. Tutti elementi che qualsiasi bambino assimila e affronta, non trovando mai una risposta adeguata. Tutti abbiamo paura di qualcosa e la forza della pellicola sta nel non consolare chi guarda, ma ha la straordinaria capacità di rendere le paure come un percorso obbligato nella crescita di ognuno di noi.

Kaufman e l’animazione

Si è sempre sottostimato il linguaggio dei bambini. Si è sempre cercato di dargli in pasto film semplici, con morali povere o pellicole di puro intrattenimento. Ma Orion e il buio compie decisamente un passo in più. Ovviamente, i rimandi per gli adulti non possono essere colti dai più piccoli. Ma possono interiorizzarli, ritrovarsi nell’ansia di parlare con gli altri a scuola, possono sentirsi rappresentati da un bambino che, in fondo, ha le loro stesse paure. È facile pensare che Kaufman si sia confrontato con i suoi stessi figli, in un film che parla direttamente a loro e, perché no, rappresenta un po’ Kaufman stesso. E il rapporto tra genitori e figli è parte fondamentale sia nella narrazione che nei risvolti morali della pellicola. E Orion e il buio è anche grande animazione, con la CGI sfruttata per i personaggi e il disegno 2D per i fondali, in una meravigliosa unione di tecniche che si fronteggiano e coesistono perfettamente. Orion e il buio è quindi una grande perla d’animazione, narrazione e scrittura. Non a caso viene da uno dei più grandi sceneggiatori di questa generazione ed è il film perfetto da far vedere ai propri figli.  

Alessandro Libianchi

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